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Sondaggio di Confcommercio sui social, plebiscito contro il coprifuoco: "Va modificato"

Per Zattini, la decisione di mantenere il coprifuoco dalle 22 alle 5 "è incoerente rispetto alle finalità che si propone"

L'88,5% si dice contrario al coprifuoco dalle 22 alle 5. E' quanto emerge da un sondaggio promosso da Confcommercio nel weekend attraverso i social Facebook e  Instagram, rivolto evidentemente a tutti, imprenditori e non. Un risultato, esclamano il presidente di Fipe-Confcommercio Andrea Zocca e il direttore di Ascom-Confcommercio Alberto Zattini - che conferma quanto sostenuto a gran voce dalla nostra associazione in ogni occasione: una scelta scientificamente e socialmente incomprensibile".

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Per Zattini, la decisione di mantenere il coprifuoco dalle 22 alle 5 "è incoerente rispetto alle finalità che si propone, perché comprime gli orari e favorisce comportamenti disordinati e opposti". Zocca sottolinea poi che "alle condizioni del decreto legge sulle riaperture oltre la metà dei pubblici esercizi italiani non può di fatto farlo. Sono scelte che vanno spiegate e bene, perché appaiono punitive rispetto a quelle adottate in momenti più critici dal punto di vista sanitario. Siamo stati i primi a proporre gradualità e regole certe, che tuttavia devono avere un supporto di carattere scientifico".

"Pur applicando rigorosi protocolli di sicurezza e garantendo il solo servizio al tavolo, oggi si ritiene che il problema sia l'utilizzo degli spazi interni - prosegue -. Noi siamo esausti di pagare colpe non nostre, come la lentezza della campagna di vaccinazione e l'impossibilità di controllare il territorio punendo comportamenti scorretti. Troppe imprese restano tagliate fuori dalla limitazione del servizio ai soli spazi esterni, subendo così una discriminazione. Per queste realtà il lockdown non finirà il 26 aprile". 

"Sul versante turistico - continua Zattini - ci auguriamo che a stretto giro si cambi rotta: la limitazione alle 22 per chi vuole prenotare una vacanza è vissuta come una insopportabile restrizione, sia dagli italiani che da turisti stranieri: restrizione, fra l’altro, che non si riscontra in altri paesi europei che dal punto di vista sanitario sono in situazioni simili alla nostra, ma  nei quali non ci sono le stesse restrizioni. Si rischia di dare il colpo di grazia al nostro settore".

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