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Tagli, ferie 'forzate' per i precari dell' Ausl. "Servizi pessimi per i cittadini"

I sindacati, in una nota congiunta, sottolineano come le ricadute della Spendig Review, associate alle manovre economiche fatte dagli ultimi Governi "obbligano le Aziende a tagli lineari che mettono fortemente a rischio la qualità del sistema sanitario, rendendo difficoltose le adeguate risposte"

I sindacati, in una nota congiunta, sottolineano come le ricadute della Spendig Review, associate alle manovre economiche fatte dagli ultimi Governi “obbligano le Aziende a tagli lineari che mettono fortemente a rischio la qualità del sistema sanitario, rendendo difficoltose le adeguate risposte”. Sotto la lente di ingrandimento le code di mercoledì al CUP  di Via Oberdan: tempi di attesa snervanti, mancata presa in carica dei bisogni espressi dalla cittadinanza. “Il problema spiegano i sindacati - si è concretizzato in quanto in quegli uffici insistono molti lavoratori a tempo determinato (i cui contratti sono in scadenza e senza certezza di rinnovo), messi in ferie d’ufficio dal  Dirigente responsabile del Servizio, in quanto le norme  ne impediscono la monetizzazione”.

“Oltre a questo, che da subito è balzato agli occhi, purtroppo anche in altre attività e servizi erogati direttamente dall’Azienda, la contrazione delle risorse umane, (stabilita dai provvedimenti legislativi attualmente in essere) che  viene supportata dai dipendenti attraverso l’utilizzo di istituti contrattuali quali straordinario (non retribuito), accumulo di giornate di ferie non usufruite, rischia di esplodere nei prossimi mesi, aumentando disservizi e riducendo lo sbocco occupazione del nostro territorio. - si legge nella nota - L’indicazione vincolante di non procedere alla copertura dei posti vacanti, già presenti o che si creeranno durante questo anno, in un’Azienda che già negli ultimi anni era stata fortemente interessata da processi di riorganizzazione, porterà inesorabilmente ad un contrazione dei servizi resi alla cittadinanza, lasciando sempre più sole quelle fasce deboli della Società, quelle fasce di cittadini che subiscono la crisi con difficoltà sempre maggiori”.

“E’ necessario quindi – sottolineano i sindacati - che anche a  livello locale si ricerchino tutte le strade per impedire lo smantellamento del ruolo sociale che invece  deve garantire  il diritto alla salute. Chiediamo alle Istituzioni di far sentire la propria voce affinché i cittadini non rimangono sempre più soli, anche per confermare la qualità della nostra sanità forlivese in questo momento di grande trasformazione”.

In materia di sanità, i capigruppo del PdL Stefano Gagliardi, della Lega Nord Gian Luca Zanoni e il consigliere provinciale del PdL Valerio Roccalbegni chiedono una serie di informazioni relative all’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì. In particolare si chiede “se corrisponde al vero che il dipartimento di Geriatria e riabilitazione di Forlimpopoli sta subendo una riduzione di spazi e attività con la rinuncia  a professionalità consolidate al servizio degli utenti, con il rischio di  penalizzare  persone già in difficoltà come disabili ed anziani; cosa si sta facendo per incrementare la collaborazione con  il terzo settore; quali validi professionisti dell’ospedale Morgagni-Pierantoni stanno per andare in pensione, se si sta operando per garantire un’eventuale collaborazione e se è vero che verrebbero sostituiti da arrivi provenienti  Ravenna e da Cesena; se è vero che oggi,  se dovesse essere confermato il contenuto di quanto proposto dal ministro  Balduzzi, il nostro ospedale non sarebbe un presidio ospedaliero di secondo livello e, di conseguenza, verrebbe condannato a divenire poco più di un ospedale di medicina generale; quanti infermieri incaricati verranno lasciati a casa entro la fine dell’anno”.

Risponde il vice-presidente Guglielmo Russo: “Il dipartimento di Geriatria e riabilitazione è oggetto di riorganizzazione degli spazi e non di riduzione, con la trasformazione dell’ospedale di Forlimpopoli in Casa della Salute e quindi un trasferimento a Forlì. In merito alla proposta  Balduzzi, il nostro ospedale deve individuare una propria vocazione definita e questo deve essere fatto oggi e per me deve essere una vocazione chirurgica e oncologica visto la presenza di un istituto importante come l’Irst. La politica su questo deve parlare un unico linguaggio, dobbiamo porci tutti il tema di questa specializzazione. Ritengo il decreto Balduzzi una proposta sbagliata, non adatta per gli ospedali in rete come quelli del nostro territorio. Quel decreto va cambiato, ha un’impostazione pericolosa che va cassata. Si punti sulla sanità di eccellenza che non può sottostare ad una graduatoria di merito impropria come quella sottesa dal decreto. Infine, fornisco alcuni dati sul personale in scadenza nel corso di quest’anno, che sono 157: 25 dirigenti, 52 infermieri, 13 tecnici di laboratorio, 35 operatori socio-sanitari, 32 personale amministrativo. E’ un problema prima di tutto di occupazione, chiedo ai nostri consiglieri regionali di darsi da fare in Regione. Pur riconoscimento che la nostra Ausl ha orientato le risorse procedendo all’assunzione di personale dirigente, medico e infermieristico, serve un’ulteriore sforzo per la stabilizzazione del personale. Inoltre bisogna garantire la funzionalità del nostro ospedale, che con questi tagli di personale potrebbe essere a rischio nelle prestazioni. L’Ausl promette il mantenimento di quanti più rapporti di lavoro possibili, compatibilmente con le disposizioni regionali e la spending review, ma non ci deve bastare”.

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