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Tasse e gelo, allarme di Cna: "Imprese sempre più strette nella morsa"

La richiesta del pagamento del canone Rai alle imprese, “sembra rispondere a una non dichiarata ma evidente esigenza di far cassa". Lo dice Franco Napolitano, direttore generale Cna Forlì-Cesena

La richiesta del pagamento del canone Rai alle imprese, “sembra rispondere a una non dichiarata ma evidente esigenza di far cassa, basata sulla teorica eventualità dell’accesso a un servizio, piuttosto che sull’utilizzo reale del medesimo”. E’ quanto ha affermato Franco Napolitano, direttore generale Cna Forlì-Cesena. Le cifre illustrate da Napolitano sono eloquenti: “quasi 5 milioni di aziende italiane dovranno sborsare 980 milioni di euro”.

Ma non c’è solo il canone Rai, ma anche “l'aumento della concessione per chi ha insegne sulle strade provinciali di Forlì e Cesena. Che fosse una manovra di "lacrime e sangue" per affrontare la difficile situazione finanziaria ed economica l'avevamo intuito tutti. Ma presi e distratti dai pensieri per l'Imu e dall'addizionale regionale Irpef, in sordina una serie di nuovi e ingiustificati balzelli stanno seriamente preoccupando il mondo delle imprese”.

“Non bastava il "rigore" del governo e quello del Generale Inverno, che nella nostra provincia ha creato non pochi danni e criticità al sistema imprenditoriale, a raffreddare la macchina economica – continua Napolitano -. Ora, con il disgelo, stanno arrivando avvisi di pagamento per corrispondere il canone Rai (già scaduto) a tutti colori che possiedono dispositivi potenzialmente in grado di ricevere segnali radiotelevisivi al di fuori dell'ambito domestico”.

“Come dire che basta avere un computer per essere costretti a pagare una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 euro fino a 6.000 euro l’anno – aggiunge il direttore generale di Cna Forlì-Cesena -. Una richiesta, quella del canone speciale Rai, che giudichiamo assurda, giacché vengono “tassati” strumenti come i computer che gli imprenditori utilizzano per lavorare e non certo per guardare i programmi Rai. Tanto più se si considera che il Governo spinge proprio sull’informatizzazione per semplificare il rapporto tra imprese e Pubblica Amministrazione”.

“La richiesta del pagamento del canone a tutte le imprese, senza un riscontro delle reali situazioni operative, sembra piuttosto rispondere a una non dichiarata ma evidente esigenza di far cassa, basata sulla teorica eventualità dell’accesso a un servizio, piuttosto che sull’utilizzo reale del medesimo – evidenzia Napolitano -. Calcoliamo che, a livello nazionale, quasi 5 milioni di aziende italiane dovranno  sborsare 980 milioni di euro”.

“Anche a livello provinciale, però, ci mettiamo del nostro – sottolinea Napolitano -. Dal primo gennaio 2012 la Provincia ha modificato le tariffe di concessione e autorizzazione delle insegne collocate a ridosso delle strade provinciali. Per ogni insegna la tariffa sarà  più che  triplicata. In sostanza oggi la concessione (e anche il rinnovo) ha un costo di istruttoria di 90 euro per ciascuna insegna. Questo mentre prima il costo del rinnovo consisteva solo in un bollettino di 31 euro totali,  in alcuni casi anche per chi aveva più insegne.  Inoltre nelle strade fuori dai centri abitati sono stai aggiunti i corrispettivi per la Provincia, con importi che vanno dai 200 ai 1000 euro a seconda delle dimensioni del cartello pubblicitario.  Si tratta di una misura che interessa svariate attività imprenditoriali”.

“Le nostre imprese sono ormai stremate e chiedono solo misure concrete e tempestive per aiutarle a uscire presto dalla crisi aggravata dall’emergenza neve (ricordiamo, tra le proposte avanzate da CNA – sottolinea Napolitano -. òo slittamento delle imposte, la moratoria dei finanziamenti, una procedura comune per la ricognizione danni, un’aliquota IMU minima per imprese e siti produttivi). Si ritrovano invece a fare i conti con nuovi balzelli, fantasiosi quanto onerosi. Fare cassa è senz’altro utile ma quando si tira troppo la corda, come in questo caso, si rischia di compromettere la tenuta di un intero sistema produttivo e sociale”.

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