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Vespa cinese del castagno, il punto sulla lotta biologica al parassita

Continua, si rafforza e comincia a dare risultati concreti l’impegno della Regione Emilia-Romagna contro la vespa cinese del castagno. Nel mese di maggio sono stati realizzati su tutto il territorio regionale 155 lanci di Torymus

Continua, si rafforza e comincia a dare risultati concreti l’impegno della Regione Emilia-Romagna contro la vespa cinese del castagno. Nel mese di maggio sono stati realizzati su tutto il territorio regionale 155 lanci di Torymus, il parassitoide che si nutre delle larve dell’insetto, oltre il doppio di quelli compiuti nel 2012. Ma non solo: una parte dei Torymus utilizzati provengono direttamente da castagneti nei quali è in corso dal 2010 la lotta biologica, segno dunque che l’antagonista della vespa cinese si sta ambientando e ha cominciato a riprodursi.

Un dato questo che è confermato dalle rilevazioni che vengono periodicamente compiute dal Servizio fitosanitario della Regione. Considerando l’esperienza del Piemonte, la prima regione colpita nel 2002 dal pericoloso insetto, affinché si ristabilisca una situazione di equilibrio tra Vespa Cinese e Torymus occorrono in media 6-7 anni.  “La lotta biologica alla vespa cinese in Emilia-Romagna  - ha spiegato l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni - ha realizzato quest'anno un'ulteriore tappa verso il contenimento del pericoloso insetto che colpisce i castagneti".

"Il prossimo anno effettueremo un'ulteriore importante campagna di lanci, soprattutto nelle aree dove il processo riproduttivo biologico dell'antagonista non procede speditamente, con particolare attenzione ai castagneti da frutta e a quelli di valore storico-monumentale. A settembre ospiteremo in Regione il quarto convegno europeo del castagno. Sarà l'occasione per confrontare la nostra esperienza con quella delle altre realtà europee impegnate come noi nella lotta alla vespa cinese e per chiedere un maggiore sostegno all’Europa e ai Governi nazionali”, ha aggiunto Rabboni.

Come negli anni passati, anche nel 2013 i lanci sono stati compiuti nelle aree a più forte vocazione castanicola e prevalentemente lungo i crinali, perché questo facilita la diffusione del Torymus: 71 sono stati quelli realizzati nel bolognese; 3 in provincia di Piacenza; 12 in provincia di Parma; 11 in provincia di Reggio Emilia; 14 nel modenese; 19 nel ravennate; 14 in provincia di Forlì-Cesena; 8 in provincia di Rimini e 3 nella Repubblica di San Marino. Dei 155 lanci, 70 sono stati realizzati utilizzando il Torymus  sinensis  prodotto nella biofabbrica-castagneto di Carpineti (RE) gestita dal  Servizio fitosanitario regionale; 28 grazie al contributo del Ministero delle politiche agricole che ha varato un progetto nazionale di lotta alla vespa cinese del castagno e 57 dai Gal “Appenino bolognese” e “L’Altra Romagna” con risorse del Piano regionale di sviluppo rurale, oltre che dei Consorzi Castanicoltori e della Provincia di Ravenna. 

Da quest’anno partecipa all’allevamento del parassitoide anche il laboratorio di Entomologia del Centro Agricoltura Ambiente “Giorgio Nicoli”, che  gestirà una seconda biofabbrica di Torymus sinensis  in provincia di Bologna. Non va poi dimenticato l’impegno privato che si affianca a quello pubblico. Centinaia di lanci infatti sono stati compiuti direttamente dai Consorzi di castanicoltori, come è il caso di quelli di Castel del Rio e di Casola Valsenio.

Perchè la lotta biologica
I trattamenti chimici non servono contro la vespa cinese del castagno, oltre ad essere pericolosi da un punto di vista ambientale. La lotta biologica invece funziona, ma richiede tempi più lunghi. A differenza di altri “insetti utili” utilizzati in agricoltura, il Torymus infatti  non può infatti essere allevato in laboratorio, ma è necessario che trovi direttamente nei castagneti le condizioni favorevoli per sopravvivere e riprodursi nelle galle, ingrossamenti della foglia di 5-20 mm di diametro, al cui interno ci sono le larve della vespa cinese.

Nel 2010 – anno di avvio della lotta biologica alla vespa cinese del castagno -  i lanci di Torymus nei boschi dell’Emilia-Romagna sono stati 4; nel 2011 12; mentre nel 2012 si è passati a 62 lanci. Il tutto con una spesa a tutt’oggi di quasi 95 mila euro, di cui 40 mila dal bilancio della Regione, 40 mila dal Ministero delle politiche agricole e circa 15 mila euro messi a disposizione dall’Asse 4 del Piano di Sviluppo Rurale attraverso i progetti dei Gruppi di Azione Locale.

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