Vietina (FI): "Le piccole e medie imprese sono in difficoltà e a bocca asciutta"

"Mancano i soldi veri. E' questo il vulnus principale del Dl Credito, che inoltre taglia fuori le Pmi dalle misure per il sostegno alla liquidità delle imprese". Simona Vietina, parlamentare di Forza Italia e componente della Commissione Politiche dell'Unione Europea.

La deputata azzurra osserva che l'impianto normativo messo a punto dal governo "non apre i prestiti alle piccole aziende in difficoltà, perché per poter accedere alle misure straordinarie le imprese non devono essere nell'elenco dei cattivi pagatori al 31 dicembre scorso. Quindi chi era in difficoltà e stava lavorando per risanare la propria situazione, con la mazzata del coronavirus è destinato a saltare, senza aver la possibilità di accedere a quelle risorse necessarie per rimanere in piedi. Ma se non si vuol dare credito a chi è tra i cattivi pagatori, non si capisce perché negare l'accesso a queste misure anche alle aziende che a fine febbraio avevano nei confronti del settore bancario esposizioni deteriorate: parliamo di un insoluto o di uno scoperto sul fido. Basta questo, secondo la normativa europea, per no nentrare nel diritto del credo e quindi, nel pieno di un'emergenza economica senza precedenti, essere esclusi dalla misura di sostegno alla liquidità. Così si rischia di lasciar per strada tante, troppe, imprese: il nostro Paese non se lo può permettere e un governo lungimirante e responsabile dovrebbe tenere in considerazione questi aspetti. Purtroppo la potenza di fuoco di cui parla il premier Conte è un ritornello buono solo per le sue dirette su Facebook, nei bilanci delle imprese i problemi son ben altri. Bisogna poi intervenire subito per spostare gli adempimenti del periodo marzo-giugno, dagli affitti alle scadenze fiscali".

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La dimensione dell'emergenza dovrebbe portare, secondo la parlamentare di Forza Italia, a un coinvolgimento diverso dell'Unione europea. "L'Europa si dovrebbe far carico delle politiche per la ripartenza, mettendo in atto un grande piano a livello comunitario, con azioni condivide come gli Eurobond. Purtroppo in Europa si va in ordine sparso e per questo, dopo aver fatto la voce grossa e non essere stati ascoltati da Bruxelles, l'Italia dovrebbe cancellerei tutti i trasferimenti all'Europa e tenersi le risorse di cui ha bisogno: alla fine sarebbe propri l'Europa la vittima del coronavirus".

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