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Vino, sventata la liberalizzazione dell'Unione europea: salvo il patrimonio locale

. I vini identificati da denominazioni non potranno essere prodotti all’estero e poi etichettati come fossero originari delle nostre zone

Sangiovese e Trebbiano, ma anche Albana e Cabernet. Sono questi i vini Doc e Docg della provincia di Forlì-Cesena ora finalmente al riparo dallo scippo paventato dall'Unione europea. I vini identificati da denominazioni non potranno essere prodotti all’estero e poi etichettati come fossero originari delle nostre zone. Questo, infatti, sarebbe potuto accadere se fosse passata l’annunciata liberalizzazione proposta dalla Commissione Europea.

“Abbiamo evitato l’assurda liberalizzazione dei nomi dei vitigni fuori dai luoghi di produzione - commenta il presidente Coldiretti Forlì-Cesena Andrea Ferrini - una pericolosa banalizzazione di alcune tra le più note denominazioni nazionali che si sono affermate sui mercati nazionale ed estero grazie al lavoro dei nostri vitivinicoltori”.

Coldiretti, ribadendo che “il futuro dell’agricoltura italiana ed Europea dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività territoriali che sono state la chiave del successo nel settore del vino dove hanno trovato la massima esaltazione”, continuerà a tenere alta la guardia al fine di scongiurare qualsiasi operazione volta a scippare valore, d’immagine ed economico, alle nostre produzioni made in Italy.

Il comparto vitivinicolo della provincia di Forlì-Cesena, con i suoi numeri e la sua qualità (7mila ettari vitati, un 40% dei quali dedicati a produzioni Doc-Docg, in maggioranza Sangiovese, Trebbiano, Albana e con una produzione totale pari a circa 650mila quintali) può tirare dunque un respiro di sollievo.  

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