Vis Mobility, decretato il fallimento. I sindacati: "E' necessario il ripristino della legalità"

Vis Mobility, attiva nel settore della segnaletica stradale, era nata nel 2014 a seguito del fallimento di Acis e Ciss, nel tentativo di salvare un pezzo di tessuto industriale e occupazionale nel territorio di Santa Sofia

Il tribunale di Forlì ha decretato il fallimento di Vis Mobility e della controllata Rs segnaletica di Santa Sofia. "E' la parola fine ad una vicenda tormentata per i lavoratori, che dopo aver accumulato oltre 5 mesi di ritardo nelle retribuzioni ne avevano chiesto il fallimento con un’azione giudiziaria", esordiscono Riccardo Zoli, Giovanni Cotugno, Valerio Garattoni, rispettivamente segretari generali di Fim-Cis, Fiom-Cgil e Uilm-Uil. Vis Mobility, attiva nel settore della segnaletica stradale, era nata nel 2014 a seguito del fallimento di Acis e Ciss, nel tentativo di salvare un pezzo di tessuto industriale e occupazionale nel territorio di Santa Sofia. Nel 2017 è arrivato l'imprenditore Raffaele Di Mario.

"Come organizzazioni sindacali di categoria Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil avevamo da subito espresso le perplessità su un piano di rilancio inesistente e su una serie di operazioni societarie senza mai generare una reale prospettiva per l’azienda - proseguono i sindacalisti -. Ad inizi del 2019 era arrivata anche la scissione di Vis Mobility, con la creazione di Rs Segnaletica, fortemente criticata dal sindacato che aveva portato a una causa per comportamento antisindacale vinta da Fim Fiom Uilm. Negli ultimi mesi, a seguito dell’aggravarsi dei ritardi nelle retribuzioni dei dipendenti, arrivati a 5 mesi, una parte maggioritaria dei lavoratori aveva deciso di dimettersi per giusta causa e chiedere il fallimento dell’azienda, per tutelare i loro crediti e perché un’azienda che non paga le retribuzioni rischia solo di inquinare il mercato di riferimento. Per evitare questo procedimento Vis Mobility e Rs segnaletica avevano richiesto il concordato preventivo, che rappresentava l’ennesimo tentativo di prendere tempo alle spalle dei lavoratori".

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"Il giudice, verificata l’insussistenza di questa possibilità ne ha infine decretato il fallimento - continuano Zoli, Cotugno e Garattoni -. Ma anche ora l’attenzione deve restare alta: sembrerebbe che, nonostante il fallimento, l’azienda stia rimanendo attiva e i lavoratori hanno segnalato la presenza di persone all’interno del perimetro aziendale. Non si comprende a che scopo dato che non ci risultano azioni autorizzate dai curatori. Chiediamo l’intervento dei Curatori fallimentari, delle istituzioni del territorio e della forza pubblica per evitare che questa vicenda ingeneri una palese violazione delle normative fallimentari. È il momento del ripristino della legalità, e di una seria e ponderata valutazione delle condizioni per non disperdere una storia industriale e occupazionale importante per Santa Sofia e il suo territorio, anche evitando che chi è uscito dalla porta attraverso il fallimento rientri dalla finestra con altre operazioni poco chiare".

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