900fest "fotografa" cause e origini del fascismo in Italia con una doppia mostra

Da sabato 19 fino al 30 ottobre nell'ambito di 900fest viene ospitata alla galleria Angolo Mazzini – Spazio d’arte, la mostra “1919-1926: il fascismo da movimento a regime”, a cura della Fondazione Anna Kuliscioff, insieme a “Le prime pagine di Giustizie e Libertà”, a cura della Biblioteca Gino Bianco.

Alla doppia inaugurazione, che si tiene sabato 19 ottobre alle 17, intervengono Marina Cattaneo della Fondazione Kuliscioff, e Patrick Leech di Atrium.

Capire le cause e le origini del fascismo in Italia, la sua natura iniziale di movimento rivoluzionario, anticlericale e repubblicano, la sua rapida trasformazione in partito esplicitamente antisocialista e antidemocratico e la sua imprevista e rapida presa del potere totalitario, è fondamentale per evitare che si ripetano gli errori del passato.

Da questa considerazione la Fondazione Anna Kuliscioff è partita per la realizzazione della mostra “1919 - 1926: il fascismo da movimento a regime” tenutasi per la prima volta a Milano nel febbraio-marzo 2019. Con la documentazione riprodotta in questa mostra, che risente della oggettiva difficoltà di scegliere un numero necessariamente ridotto di immagini, si è voluto illustrare un periodo così vasto e ricco di avvenimenti importanti, dare volto ad alcuni dei protagonisti di questo periodo storico e testimonianza di un linguaggio cruento quasi da guerra.

La finalità della Fondazione Anna Kuliscioff è anche quella di consentire una riflessione sulle origini e sulle cause di un fenomeno che ha inciso profondamente nella storia e nella vita del nostro Paese e che, un secolo dopo, è tutt’ora oggetto di indagini storiche oltre che di confronto politico. L’appoggio degli agrari e di una parte degli industriali, ma soprattutto il consenso di vasti settori dei ceti medi, costituì la base sociale del fascismo su cui esercitò una notevole attrazione l’ideologia stessa dello stato totalitario che il fascismo andava costruendo.

La mostra fotografica di prime pagine del settimanale "Giustizia e Libertà", racconta invece gli anni 30 sotto il regime, attraverso l’attività del movimento fondato a Parigi da esuli antifascisti raccolti attorno a Carlo Rosselli, una delle figure più importanti dell’antifascismo italiano, barbaramente ucciso il 9 giugno 1937, insieme al fratello Nello Rosselli, storico del Risorgimento. Discendenti di un’importante famiglia ebraica italiana, la cui casa era frequentata da Saffi e Mazzini, che vi andò a morire, Carlo e il fratello Nello, allievi a Firenze di Gaetano Salvemini, furono antifascisti da subito. Carlo, riparato in Francia, iniziò la pubblicazione del settimanale “Giustizia e Libertà” che entrava clandestinamente in Italia e che diventò punto di riferimento degli antifascisti democratici, repubblicani, liberalsocialisti, libertari e federalisti. Nel 1936 Carlo Rosselli fu in Spagna al comando di una colonna di volontari italiani che combattè a fianco dei repubblicani spagnoli. Nel 1937, in Francia, Carlo e Nello Rosselli furono uccisi da sicari del gruppo fascista della Cagoule, su mandato di Mussolini. Il settimanale continuò le pubblicazioni fino al maggio 1940 e gli antifascisti che l’avevano animato fonderanno il Partito d’Azione che tanta parte ebbe nella Resistenza italiana.

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