L'ArtusiJazz Festival torna con il 'Foodstock': ma sarà l'ultimo anno a Forlimpopoli

Picci: "Abbiamo deciso di togliere l’evidente disturbo, perché è cosi che ci siamo sentiti in questi 10 anni, un disturbo: mai supportati, sempre sopportati"

L’ArtusiJazz festival spegne le candeline del suo undicesimo compleanno ricordando i 50 anni del leggendario festival di Woodstock. Non a caso, infatti, la rassegna estiva della storica kermesse musicale, in programma dal 25 al 29 giugno, è stata battezzata “Foodstock”, nome che racchiude in sé un riferimento sia all’enogastronomia, di cui la cittadina forlimpopolese è capitale proprio in quei giorni, sia all’indimenticabile festivalche si svolse nello stato di New York nel 1969.

Anche quest’anno, la qualità dei concerti la farà da padrone: numerosi, infatti, gli artisti di fama internazionale presenti: Kyle Eastwood, Antonio Faraò, David Linx, Hank Roberts, Francesco Bearzatti, Giovanni Falzone … solo per citarne alcuni. La rassegna si aprirà il 25 giugno, alle 22, proprio nel cuore della Festa Artusiana (corte di Casa Artusi, via Costa 31); sul palco i “Pipe Dream”, un quintetto che riunisce alcuni dei migliori talenti del jazz italiano (Zeno De Rossi alla batteria, Pasquale Mirra al vibrafono, Filippo Vignato al trombone, Giorgio Pacoring alle tastiere) con un nome leggendario della scena downtown newyorchese: il violoncellista Hank Roberts. Il giorno successivo, alle 21.30, nel cortile di Berta e Rita (via A. Saffi, 78), il musicologo Francesco Giardinazzo racconterà al pubblico il festival che ha cambiato la storia del rock e di un’intera generazione, introducendo poi il trio capitanato dal trombettista Giovanni Falzone che, alle 22, renderà omaggio a Woodstock con una rivisitazione dei maggiori successi di Jimi Hendrix, Canned Heat, Janis Joplin, Grateful Dead, The Who; una miscela esplosiva capace di esaltare gli appassionati di jazz… e non solo.

Tre, invece, gli appuntamenti che scandiranno la giornata di giovedì 27 giugno: alle 19, nella corte di Casa Artusi, Maurizio Castagnoli condurrà un dibattito dal titolo “Dalla Romagna a Woodstock : storie di rockettara follia”. Parteciperanno il sassofonista Francesco Bearzatti, il musicologo Francesco Giardinazzo ed il musicista Augusto Guidi noto come Sbranco protagonista della scena rock forlivese degli anni 60/70. Alle 21.30, in via Saffi, 78, ancora una volta il racconto di Francesco Giardinazzo ci farà rivivere il più grande evento della storia del rock, i tre giorni di musica, trasgressione e libertà che segnarono l’agosto del 1969. Di seguito, alle ore 22, un omaggio alla leggendaria band di Jimmy Page: una rilettura assolutamente originale e ingegnosa del repertorio dei Led Zeppelin proposta dal trio di Francesco Bearzatti.

Un piatto di spaghetti conditi con lo swing verranno serviti a chi parteciperà, venerdì 28 giugno alle 21.15, allo spettacolo in scena in piazza Pompilio, quando a salire sul palco saranno Betta Bop, Linda Ginger, Don Gigino Sidero e Riccardo “Double” Paio, accompagnati dallo chef acrobatico Maurizio Hunter Siciliano. Non sarà un semplice concerto ma un vero e proprio show,uno spettacolo di intrattenimento dedicato al lifestyle italiano anni '50 a alla Dolce Vita, con musica, gastronomia e sketches. Alle 23.30, ci si sposterà poi al museo Aldini per godersi il duo formato da Domenico Caliri alla chitarra e Marco Frattini alla batteria. A chiudere l’edizione 2019 della kermesse musicale, sabato 29, sarà un quartetto di allstars: David Linx e la sua incredibile tecnica vocale, Antonio Farao’ al pianoforte, Mike Baker alla batteria e infine, al contrabbasso, un figlio d'arte cinematografica (e non solo) Kyle Eastwood. Quattro grandi artisti per un concerto che propone un programma eclettico, che spazia fra diversi generi: dal jazz alla musica brasiliana fino alla musica pop, passando per alcune composizioni originali e rivisitazioni di alcuni fra i brani più celebri composti da artisti quali Sonny Rollins, Joni Mitchell, FreddieHubbard.

La polemica

Sarà però l'ultimo anno che Forlimpopoli ospiterà il festival, come spiega Mauro Picci, presidente dell'associazione culturale "Dai de jazz": "Non è bastato far esibire a Forlimpopoli artisti del calibro di Stefano Bollani, Paolo Fresu, Enrico Rava, Danilo Rea, Fabrizio Bosso, Gino Paoli, Flavio Boltro, Billy Hart, Bireli Lagrene, Kyle Eastwood, e non sono bastati neanche i 400.000 euro spesi dalla nostra Associazione (50.000 euro il contributo del nostro Comune) per organizzare 20 edizioni dell’ArtusiJazzfestival (120 concerti di altissimo livello ai quali ha partecipato un numerosissimo pubblico). La qualità della nostra proposta culturale non ha convinto i nostri amministratori. Per questo, senza fare polemiche, in silenzio abbiamo deciso di togliere l’evidente disturbo, perché è cosi che ci siamo sentiti in questi 10 anni, un disturbo: mai supportati, sempre sopportati. A Forlimpopoli, per quel che ci riguarda, il jazz non si suonerà più. La nostra storia, però, non si ferma qui! L’ArtusiJazz festival proseguirà il suo cammino spostandosi là dove Amministratori forse più lungimiranti ci hanno invitato, riconoscendo in noi passione e competenza. Quella passione e quella competenza che, evidentemente, chi amministra la nostra cittadina ha invece dimostrato di non apprezzare o, forse peggio, di non capire".

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