“Mandarava”, gli straordinari fiori in maiolica di Patrizia Garavini

Dopo il grande successo dell’esposizione - e dell’associato laboratorio permanente - sui 20 anni di pop-up di Massimo Missiroli, Arte al Monte torna all’arte contemporanea con la nuova mostra di Patrizia Garavini, appositamente studiata per gli spazi al piano terra del Palazzo del Monte di Pietà di Forlì.

La mostra forlivese per le sue caratteristiche non potrà essere replicata nelle stesse modalità altrove e rappresenta quindi un unicum per poter ammirare gli ultimi sviluppi dell’arte di Patrizia Garavini. L'esposizione inaugura sabato 4 maggio alle 11 e si protrae fino a domenica 2 giugno nelle sale di Arte al Monte in corso Garibaldi, 45. Ingresso libero

Al centro della prima sala espositiva si trova infatti l’ultima opera realizzata dall’artista di origine forlivese (ma bolognese d’adozione), “su misura” per – ovvero in dialogo con – lo spazio di Arte al Monte: un’opera straordinaria per dimensioni e complessità esecutiva (alta più di tre metri, è composta da 1.800 fiori di maiolica), intitolata, come la mostra stessa, “Mandarava”.

Secondo il Sutra del Loto della Legge buddhista, Mandarava è il vocabolo che indica il fiore del paradiso disceso a pioggia sul capo dell’Illuminato per proclamare la gloria del perfetto compimento spirituale. E come una pioggia scendono infatti dal soffitto della sala espositiva i 1800 fiori realizzati da Garavini, che nello scendere rivolgono però la loro corolla verso il cielo e verso il ricamo a spirale, di rame, che sostiene l’intera struttura, dandogli forma e ritmo musicale. Così come su ritmi musicali diversi sono organizzate le altre opere, di pari “incanto”, che danzano attorno all’opera eponima della mostra e che sono realizzate a loro volta in ceramica e fili metallici ricamati a mano.

Ceramica e metalli interagiscono, infatti, da sempre nella ricerca artistica di Patrizia Garavini, dando vita ad un linguaggio con l’impronta del femminile più remoto. La sua iconografia è stata dapprima quella della natura che la circondava (alberi, canneti, aironi, figure totemiche della dea madre) ma col tempo le sue forme si sono asciugate, nel tentativo di elevare la materia all’essenza, alla leggerezza, alla trasparenza, come quella – per l’appunto - delle trame a uncinetto. 

Nata a Forlì, Patrizia Garavini, dopo la maturità scientifica si è trasferita a Bologna dove ha iniziato a collaborare con la coop. di produzione teatrale Nuova Scena. Affascinata dal mondo della scenografia e dell’illuminotecnica, ha intrapreso lo studio della ceramica nell'atelier di Rosa Bagnaresi e della scultura nello studio di Nicola Zamboni, unendone quindi il loro magistero nel dialogo tra ceramica, rame, ferro e altri materiali naturali, plasmati da una parte con le mani e tessuti dall’altra all’uncinetto. Senza mai dimenticare la lezione del teatro, che torna nell’anima musicale delle sue opere e nel loro carattere dinamico (grazie alla mano dell’uomo ma anche ad agenti atmosferici come il vento).

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