Il sarto forlivese Decio Anzani 'in vetrina' a Londra: una mostra curata dal dovadolese Bernabei

L’immagine del sarto forlivese Decio Anzani spunta dalla vetrina di un palazzo all’angolo di Trafalgar Square, a due passi da Westminster nel cuore di Londra, dove è in corso l’ultima mostra curata dal giornalista e autore dovadolese Alfio Bernabei

L’immagine del sarto forlivese Decio Anzani spunta dalla vetrina di un palazzo all’angolo di Trafalgar Square, a due passi da Westminster nel cuore di Londra, dove è in corso l’ultima mostra curata dal giornalista e
autore dovadolese Alfio Bernabei. La mostra intitolata “Mussolini’s Folly” racconta la storia della comunità italiana nel Regno Unito ed occupa il grande palazzo che tra il 1937 e il 1940 servì da quartier generale del partito fascista italiano che teneva sotto controllo le colonie italiane all’estero, una “seconda Italia” di quasi 10 milioni di emigrati.

Decio Anzani, i cui abiti all’epoca spiccavano nei più famosi negozi di Oxford Street, figura tra i personaggi centrali della mostra in quanto fu uno dei principali rappresentanti dell’antifascismo italiano in Inghilterra ed operò come segretario onorario della sezione londinese della Lega Italiana per i Diritti dell’Uomo (Lidu). E’ stata la sezione dell’Anpi di Londra ad avere l’idea di occupare simbolicamente l’ex sede del fascio con un evento culturale che sta avendo grande risonanza. La mostra è stata inaugurata in presenza del console
italiano a Londra, Giulia Romani, ed è già stata visitata da alcuni deputati, tra cui Laura Garavini e Andrea De Maria.

“Tra gli oltre 700 fasci all’estero, quello di Londra, fondato come “primogenito” fin dal 1921, era ritenuto il più importante - spiega Bernabei - la sede nel cuore di Londra venne acquistata dal partito fascista come vetrina di prestigio con soldi venuti da Roma e fondi raccolti tra i ventimila italiani che formavano la Little Italy. Doveva costituire una sfida al governo britannico che nell’ambito della Lega delle Nazioni aveva condannato l’invasione dell’Abissinia nel 1935 da parte dell’Italia. L’allora ambasciatore italiano a Londra, Dino Grandi,
voleva fare l’inaugurazione nel primo anniversario della nascita dell’impero in Africa nel maggio del ‘37, ma i lavori si rivelarono così ambiziosi che si dovette rimandare. Nell’edificio dovevano trovar posto gli uffici del fascio assistenziale, di quello sindacale e di quello sportivo, la redazione del giornale fascista “Italia Nostra” che veniva stampato a Londra, oltre a due ristoranti e sala da biliardo. Particolare attenzione fu dedicata al Salone dell’Impero col pavimento rifatto con legno di noce importato dall’Italia e decorato con una statua di Giulio Cesare fatta venire da Roma”.

"Dopo tre anni di attività tra adunate di camicie nere ed un famoso concerto al quale prese parte anche il tenore Beniamino Gigli, questa follia di palazzo chiuse i battenti quando Mussolini dichiarò guerra a Inghilterra e Francia il 10 giugno 1940. L’intero edificio venne sequestrato dal governo britannico che procedette ad internare quasi 4.500 civili italiani come nemici stranieri - prosegue Bernabei - Decio Anzani fu tra gli antifascisti arrestati per sbaglio. Annegò insieme ad oltre quattrocento connazionali quando la nave che li trasportava verso il Canada fu affondata da un sottomarino tedesco. L’ingiusta morte di Anzani fu discussa in parlamento a Londra. Trovo significativo che la sua immagine appaia oggi in vetrina proprio a due passi da Westminster, quasi come esortazione a rimanere vigili contro estremismi e a non ripetere mai più errori del genere”. La mostra rimarrà aperta fino a metà dicembre.

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