Spettacolo in dialetto degli alunni di "Santa Maria del Fiore"

Cento alunni della scuola primaria Santa Maria del Fiore di Forlì recitano nella lingua dei padri. Sabato sera, alle 20, al Teatro Testori di via Vespucci spettacolo dialettale “U j’era una volta” proposto dagli scolari dell’istituto paritario di via Ravegnana, 96. Con l’esibizione in vernacolo, patrocinata dal Comune, i minori concluderanno il percorso di riscoperta dell’identità romagnola avviato a novembre. Sono anni che il dialetto fa capolino nei palinsesti formativi della scuola forlivese, retto dalle “Ancelle del Sacro Cuore” sin dal 1947. Gli artefici del lavoro di recupero della tradizione sono tutti volti noti del panorama culturale locale: il poeta Marino Monti, il maestro Matteo Mazzoni e gli attori Aurelio Angelucci, detto Tugnaz e Laura Sansovini della Compagnia “Cinecircolo del Gallo”.

Sul palco del Testori saliranno tutte e cinque le classi elementari: se i bimbi di prima propongono “Le stagioni e i proverbi” e la seconda si cimenta “dal grano al pane sino alla piadina”, la terza classe mette in scena “I mestieri e la strada”, seguita dalla quarta con “La casa romagnola” e dalla quinta con “La famiglia patriarcale”. Nell’allestimento della recita-laboratorio faranno la loro parte anche alcuni papà e mamme dell’associazione di promozione sociale “Genitorinsieme”, che dal 2008 supporta l’attività dell’istituto. “U j’era una volta” trae origine dall’ambizioso progetto di “restyling” dell’identità romagnola, partito nel 2000 in alcune classi della vicina elementare comunale “Manzoni” e di lì a poco in grado di coinvolgere fino a 1.600 bambini, provenienti da un centinaio di classi primarie del territorio.

Ora, anche per il venir meno dei fondi pubblici, l’iniziativa si è molto ridimensionata, resistendo negli istituti dove operano gratuitamente persone innamorate della tradizione. E’ il caso della maestra Deanna Miserocchi. “E’ bello – dichiara l’insegnante, decana del corpo didattico di Santa Maria del Fiore, che da ormai trent’anni propone il vernacolo ai suoi alunni – sentir parlare nella lingua della mia infanzia creature che, fino a pochi mesi fa, non capivano neppure il significato italiano di quelle parole”. La recita “U j’era una volta” è aperta a tutti i forlivesi che vogliano riscoprire le proprie origini, senza timore di averle perdute per sempre. L’ingresso è ad offerta libera. 

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