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Venerdì, 14 Giugno 2024
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Parte la terza stagione del Contempornaeo di Forlì: spettacoli tutti da gustare

Sarà una primavera segnata dalla cifra del contemporaneo. Inizia in febbraio, la terza edizione della prima rassegna dedicata al contemporaneo del Teatro Diego Fabbri di Forlì

Sarà una primavera segnata dalla cifra del contemporaneo. Inizia in febbraio, la terza edizione della prima rassegna dedicata al contemporaneo del Teatro Diego Fabbri di Forlì. Una sfida che non molla, anzi rilancia. Perché il pubblico si costruisce nel saper guardare lontano, nell’accompagnarlo e nella voglia condivisa di rischiare. Lo sa bene la Direzione artistica di Ruggero Sintoni, Claudio Casadio, Lorenzo Bazzocchi e Claudio Angelini che in questi tre anni ha saputo guardare ai nuovi linguaggi, osando puntare il suo sguardo lontano, cercando con caparbietà di spostare l’asticella sempre più in là, insieme al nuovo pubblico che ha saputo intercettare.

La Direzione artistica ha interpretato il ruolo di un Teatro Pubblico come la possibile apertura della scena, in tutte le sue sfaccettature e tensioni, sia che si declini e identifichi sotto il termine prosa, quanto sotto il moderno e il family. Il desiderio, quindi, in una città curiosa come Forlì, di aprirsi alla molteplicità dell’esistente cercando di stimolare nello spettatore il confronto con la complessità. All’interno di questa terza stagione dedicata al “contemporaneo” vivono diverse anime capaci di unire sensibilità e artigianati scenici plurimi e va letta come terzo “movimento” di un disegno complessivo e articolato che la Direzione artistica ha voluto pensare per la città di Forlì. Il pubblico ha così la possibilità di assistere da febbraio a maggio a una costellazione di date e artisti, riuscendo a tracciare una mappa sempre più precisa di quello che è la scena contemporanea oggi. Un triennio non basta a definire l’esistente, ma inizia a porre delle basi importanti. Gli spettatori del contemporaneo hanno potuto assistere, durante le scorse stagioni, a grandiosi spettacoli, anche con presenze internazionali importanti, e siamo sicuri che anche quest’anno troveranno delle compagnie capaci di condurli in territori nuovi e inaspettati, capaci di renderli partecipi di un’esperienza collettiva che va oltre il semplice intrattenimento.

Lo sforzo e il desiderio di garantire al pubblico giovane un’alta accessibilità si traduce in un abbonamento a nove spettacoli a un prezzo abbordabile (44 euro) e alla programmazione “doppia” per garantire il massimo della fruibilità (i sei spettacoli di danza sono accoppiati, due per sera per tre giornate di spettacolo). Mai come quest’anno la stagione del contemporaneo si è mossa a passi di danza, ospitando sei spettacoli dove il corpo si fa ritmo (Barokthegreat) o esercizio ginnico ai limiti del classificatorio e scientifico (Collettivo Cinetico). Un corpo che riscopre l’animalità e l’istintualità oltre una coltre di vizi e sovrastrutture (Francesca Foscarini e Yasmeen Godder) o che diviene paesaggio e luogo dell’agire come nell’affresco di Simona Bertozzi. L’ellittico crescendo del Bolero di Ravel rivisitato da Cristina Rizzo esplode nella dinamica coreutica, mentre fantasmagoriche presenze gettate nell’oblio sono i corpi che il Gruppo Nanou intercetta in John Doe.

Sul fronte teatrale, ma sempre legato alla “ricerca”, troviamo la parola del Premio Nobel Elfriede Jelinek per la regia di Fabrizio Arcuri, l’alta visionarietà della Socìetas Raffaello Sanzio, l’indagine sulla “umanità” di Musella Mazzarelli, per finire con la pluri-riconosciuta e premiata esuberanza corporea della parola di Emma Dante nella sua ultima regia delle Sorelle Macaluso. L’apertura della stagione (Teatro Diego Fabbri | martedì ore 19) dedicata al Contemporaneo è affidata a una produzione congiunta tra la compagnia romana Accademia degli Artefatti capitanata da Fabrizio Arcuri, la compagnia bolognese Tra un atto e l’altro di Angela Malfitano e il progetto regionale Festival Focus Jelinek. Originale intreccio produttivo per un testo che si presenta come riscrittura ad opera del Premio Nobel Elfriede Jelinek del Faust di Goethe. FaustIn and out è una sorta di riscrittura al femminile, che percorre e intreccia tre livelli di significato: filosofico, politico e della cronaca, secondo una tecnica consueta per l’autrice. La regia firmata da Fabrizio Arcuri, uno dei registi più interessanti e attenti alla drammaturgia contemporanea, dirigerà Angela Malfitano e Francesca Mazza desiderose di proseguire l’approfondimento sulla scrittura della Jelinek e sul mito di Faust iniziato con gli spettacoli La regina degli Elfi e Histoire d’F. Spettacolo in collaborazione con Centro Diego Fabbri, fuori abbonamento.

Doppio appuntamento la settimana successiva (mercoledì 18 febbraio) con due spettacoli di danza. Alle ore 21 il pubblico si inabisserà nella cupa visionarietà del ravennate Gruppo nanou che con John Doe indaga un concetto di assenza di identità, applicato al corpo, alla costruzione coreografica, alle luci e agli eventi narrativi. John Doe è infatti un nome usato solitamente nel gergo giuridico statunitense per indicare una persona la cui identità è sconosciuta, come nel caso del ritrovamento di un cadavere non identificato fino al momento del suo riconoscimento. Un elenco di situazioni e azioni si susseguono lasciando tracce di racconti sempre incompleti. Come osservando una fotografia, possiamo solo immaginare cosa è successo e cosa accadrà ai personaggi che appaiono per pochi istanti. Un cadavere già seppellito di cui si è smessa di cercare l’identità. A seguire alle ore 22 Cristina Rizzo firma il concept di BoleroEffect un tracciato, un percorso che si sviluppa come un oggetto coreografico attorno all’assunto esplicito che il Bolero di Ravel è la partitura orchestrale più popolare esistente al mondo, una musica che tutti conoscono e riconoscono. Ma che cosa è effettivamente un Bolero? “Il Bolero raveliano ci trascina, senza particolari allusioni, senza nostalgia, a uno stato di esaltazione inibita, in un felice coinvolgimento collettivo.”

La società della Compagnia Musella Mazzarelli (venerdì 3 aprile ore 21) rappresenta una commedia in tre atti scritta e pensata per 4 attori e 4 personaggi. Protagonisti della vicenda sono tre amici e una donna straniera, che si trovano a dover gestire, in società, un locale lasciato loro in eredità. I migliori ideali, l’amicizia, il sogno di una gestione condivisa, non basteranno però a evitare che l’avventura intrapresa finisca nel peggiore dei modi, assieme ai rapporti e agli ideali coltivati dai quattro per l’intera vita. L’aspetto tragico e quello comico saranno, come nei precedenti lavori del gruppo, in costante equilibrio fra loro, e sveleranno il volto infido e beffardo di un nemico intimo e invisibile, quel seme della discordia che si nasconde in ogni tentativo di società, e prima ancora in ogni uomo che dica “io”. Doppio appuntamento con la danza venerdì 10 aprile. La serata inizia alle ore 21 con Animali senza favola di Simona Bertozzi un affondo coreografico sull’animalità, su qualcosa che sfugge cioè al perimetro della narrazione, della favola. La scrittura coreografica che ne scaturisce indaga le dinamiche relazionali e il generarsi del gesto. Indagine già aperta, nella diversità delle rispettive declinazioni tematiche, negli ultimi lavori della compagnia.

La serata prosegue alle ore 22 con miniballetto N°1 di Francesca Pennini/CollettivO CineticO un’indagine sull’organizzazione del movimento, sulla relazione tra coreografia e danza, tra creazione ed esecuzione, tra pianificazione e arresa all’accadimento. Per una danzatrice e un drone. Domenica 19 (ore 21) nella palestra G. Ambrosini di Forlì avremo modo di vedere a Forlì la Socìetas Raffaello Sanzio con Giudizio. Possibilità. Essere. Una grande compagnia, conosciuta in tutto il mondo, che tuttavia in Italia non viene programmata quanto dovrebbe. Lo spettacolo, dal sottotitolo Esercizi di ginnastica su “La morte di Empedocle” di Friedrich Hölderlin da eseguire in una palestra si confronta con la scrittura spigolosa di Hölderlin che nella location della palestra fa risuonare i corpi e le voci delle attrici e performer in scena come compimento “dell’eresia e della bellezza inattuale” dello scrittore. Gli appuntamenti di aprile si concludono venerdì 24 aprile con un doppio appuntamento dedicato alla danza: alle ore 21 Barokthegreat portano a Forlì, città natale di Sonia Brunelli, Indigenous un “dramma sonoro” potente nelle vibrazioni acustiche, ritmico e rituale nel battito dei corpi. Alle ore 22 Francesca Foscarini, sola in scena, coreografata dall’israeliana Yasmeen Godder, dà corpo ad una scrittura corporea capace di giocare a svestire un personaggio socialmente consapevole per metterne a nudo gli impulsi istintivi animali.

Gran finale domenica 3 maggio alle ore 21 con Le sorelle Macaluso di Emma Dante. Di recente insignito del Premio Ubu 2014 come miglior spettacolo dell’anno e miglior regia, mette in scena 10 attori e una produzione internazionale per uno spettacolo che parla di vita e di morte con la vitalità fisica di Sud Costa Occidentale e ispirato a un piccolo racconto che una volta un amico di Emma Dante le fece: sua nonna, nel delirio della malattia, una notte chiamò la figlia urlando. La figlia corse al suo letto e la madre le chiese: ‘in definitiva io sugnu viva o morta?’. La figlia rispose: ‘viva! Sei viva mamma!’. E la madre beffarda rispose: ‘see viva! Avi ca sugnu morta e ‘un mi dicìti niente p’un fàrimi scantàri’ (sì, viva! Io sono morta da un pezzo e voi non me lo dite per non spaventarmi)”.

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