Mercoledì, 17 Luglio 2024
Scuola Bertinoro

'Lezione' di dialetto e tradizione a scuola: "Grandissima curiosità dei bambini"

Nove classi, terze e quarte elementari di Bertinoro, Santa Maria Nuova, e Fratta Terme, hanno conosciuto la campagna di una volta, con foto proiezione di immagini d’epoca. Lo racconta Radames Garoia

A lezione di dialetto per gli alunni delle elementari. Si sono svolte, nei vari plessi scolastici della Scuola Primaria del Comune di Bertinoro, le lezioni che hanno fatto parte del progetto “La civiltà contadina e il dialetto romagnolo”, progettato e realizzato dall’Associazione “Istituto Friedrich Schurr” di Santo Stefano (RA) ovviamente in collaborazione con l'Istituto comprensivo. Racconta l'esperienza di questo "progetto, voluto dall’Amministrazione Comunale di Bertinoro",  Radames Garoia membro dell'associazione, che ha tenuto le lezioni.

Nove classi, terze e quarte elementari di Bertinoro, Santa Maria Nuova, e Fratta Terme, hanno conosciuto la campagna di una volta, con foto proiezione di immagini d’epoca. "Nozioni di carattere generale sul mondo contadino scomparso, la casa, la famiglia, la cucina ed il sostentamento alimentare di una volta (oggi detto “a km 0”), il camino e la sacralità del fuoco,  il pane fatto in casa ed il forno a legna, sempre presente nelle case contadine. Inoltre, nozioni sulla mezzadria,  la stalla ed il lavoro dei campi, in particolare con l’utilizzo di bestiame e sui principali lavori manuali necessari per i  vari raccolti, secondo la cronologia delle stagioni", racconta il cultore del dialetto e delle tradizioni romagnole Garoia. 

Seconda 'tappa' con “I burdell e la scôla d’na vôlta” (I bambini e la scuola di una volta) "con foto proiezione di immagini sui bambini, come vestivano, come si prestavano nell’aiutare gli adulti nei vari lavori, i loro giochi e la scuola elementare fino agli anni cinquanta", fino ad arrivare al dialetto romagnolo. Qui gli studenti hanno imparato la "Traduzione italiano/dialetto delle “cose di uso comune”: i numeri, i colori, i giorni della settimana, i mesi dell’anno. E poi, la frutta, la verdura, gli animali, le cose sulla tavola, le parti del corpo, le ore del giorno. E’ stata proposta la lettura di una favola di Esopo (La cicala e la formica), per l’occasione tradotta in dialetto: gli alunni hanno aderito con entusiasmo, imparandola a memoria", prosegue Garoia. 

"Devo piacevolmente riscontrare un vivo interesse e curiosità degli alunni per il mondo rurale di un tempo: la casa, la famiglia numerosa, il modo di vestire, gli animali della casa contadina, viste le tantissime domande che mi hanno posto. In particolare, ha stimolato il desiderio di sapere sui loro coetanei di un tempo, oggi, loro nonni e bisnonni, i giochi e passatempi di allora, nonchè la scuola di una volta, nonni e bisnonni che poi a casa hanno coinvolto, a conferma delle mie spiegazioni. Sono rimasti sconcertati, quasi increduli, nell’apprendere che i bambini di un tempo, fino ai 12/13/14 anni portavano i pantaloni corti, sia d’estate che d’inverno. Di grande aiuto sono state le immagini che ho proposto.  Durante il commento alle immagini, spesso ho usato parole dialettali e sono rimasto sorpreso nel sentire che diversi alunni ne capiscono il significato.  La recita, a fine corso, della favola “La zghêla e la furmiga” (La cicala e la formica), in cui si è rivelata una buona pronuncia del dialetto da parte di quasi tutti gli scolari (anche da chi proviene da altra regione italiana o nazione straniera), è risultata piacevole e stimolante per gli alunni e gratificante per me", conclude.
 

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