Lunedì, 2 Agosto 2021
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Meteo, sarà un inverno estremo? "Impossibile predirlo con mesi d'anticipo"

A tracciare l'analisi climatica della Romagna è Pierluigi Randi, tecnico meteorologo di Emilia Romagna Meteo

Si è chiuso un ottobre tra i più caldi dal dopoguerra e con piovosità inferiore alla media nonostante le ultime piogge. Il mese di novembre dovrebbe portare piogge più frequenti, mentre l'inverno sarà a due facce. A tracciare l'analisi climatica della Romagna è Pierluigi Randi, tecnico meteorologo di Emilia Romagna Meteo. Il cambio di mese è all'insegna del passaggio di una nuova perturbazione atlantica, che segue la depressione che negli ultimi giorni ha portato precipitazioni abbondanti sull'Appennino, anche a carattere temporalesco. E si tratta di piogge ben gradite, che servono ad equilibrare il deficit idrico dopo un periodo poco piovoso, salvo quelle che si sono avute in occasione di fenomeni estremi e non equamente distribuiti. Randi traccia il punto della situazione, anticipando anche quel che potrebbe essere la stagione invernale in arrivo.

Siamo al primo terzo di autunno. Se non fosse per la caduta delle foglie, si potrebbe pensare ad un prolungamento dell'estate. Quali sono le cause?
Indubbiamente, considerando l’autunno meteorologico che inizia il primo settembre, il quadro delle temperature medie evidenzia una prima parte della stagione molto calda, con settembre che si è rivelato l’ottavo più caldo dal 1950, e con ottobre che attualmente viaggia su anomalie di oltre 2°C che lo collocherebbero ai primi posti nella graduatoria dei più caldi dal dopoguerra; quindi ad ora autunno molto caldo. La causa risiede nella ostinata presenza di forti anticicloni sul continente europeo, alternativamente sul settore occidentale e quello orientale, ma che in ogni caso hanno bloccato, del tutto o parzialmente, il flusso perturbato atlantico tipicamente autunnale che se è rimasto troppo a nord per il periodo. Solo sul sud Italia, scoperto dalla protezione anticiclonica che aveva i propri massimi oltralpe, l’andamento è stato più in linea con le attese del clima, mentre il nord ha vissuto, salvo brevi pause, un prolungamento dell’estate.

In Romagna, salvo qualche episodio anche estremo, sono mancate le piogge continue, quelle “buone” per la diga e le falde acquifere. Quali sono le proiezioni sul medio lungo-termine per la stagione in corso?
Proprio così; specialmente in settembre ci sono stati eventi piovosi molto violenti sebbene brevi (1 settembre, 7 settembre) con oltre 50 millimetri di pioggia in meno di un’ora (66 millimetri ad Alfonsine il giorno 1;  51 millimetri a Faenza il giorno 7). Ma nel computo mensile e considerando il comparto romagnolo il resoconto è di un -33% di pioggia rispetto al clima di riferimento (1971-2000); e lo stesso ottobre (climatologicamente il secondo mese più piovoso dell’anno) sta mostrando piovosità ridotta. Quindi piogge intense e concentrate sia nel tempo che nello spazio, dannose sotto molti aspetti, ma insufficienti ad una omogenea copertura del territorio, il che porta ad una notevole variabilità ed irregolarità negli accumuli. Insomma piogge “poco utili” e mal distribuite. Un segnale che è già in atto da diverso tempo. Probabilmente il mese di novembre vedrà una piovosità più “democratica” (almeno questo sembra il segnale) e con episodi più frequenti, anche se oramai eventi di pioggia severi (elevati accumuli concentrati) si presentano anche nella stagione “fredda”, stanti temperature nei bassi strati troppo elevate e temperature superficiali dell’Adriatico al di sopra della norma.

E' plausibile quindi attenderci sempre più forti sbalzi, passando dal caldo al freddo in un sol colpo, accompagnati da fenomeni estremi?
Si tratta già di una realtà, anche se gli estremi termici sono oramai quasi esclusivamente indirizzati alle condizioni di caldo eccessivo, mentre sempre più rari sono gli estremi di freddo. La stessa ondata di freddo di fine febbraio 2018 è stata intensa per l’epoca attuale, ma fosse occorsa 40-50 anni fa sarebbe passata quasi inosservata. Certamente gli “sbalzi” termici sono sempre esistiti, ma oggi, partendo a temperature spesso molto elevate, vengono percepiti maggiormente anche quando il campo termico si riporta semplicemente alla normalità, quindi sembrano amplificati da una condizione di partenza spesso fortemente anomala. Certamente, specie nelle stagioni di transizione (primavera-autunno), questo tipo di fenomeno si sta mostrando talora in forma severa (esempio gelate tardive primaverili dopo periodi insolitamente caldi). Il segnale sulle piogge è anch’esso oramai evidente, e gli ultimi 4-5 anni sono stati particolarmente indicativi: non sembra aumentare l’intensità di pioggia nelle 24-18-12 ore, ma piuttosto nelle 1-3-6 ore, con un aumento degli eventi superiori a 50 millimetri nel range 1-3 ore. Anche questo aspetto è ben correlato alla presenza di bassi strati eccessivamente caldi, specie tra estate ed autunno.

Ed anche questa, come ripetiamo sempre, è una conseguenza dei cambiamenti climatici...
Esattamente. I modelli di clima indicavano proprio queste particolarità già molto tempo fa, e ciò che sta accadendo ne rispecchia assai bene il segnale emesso in tempi non sospetti. Anzi, dovremo abituarci a questo tipo di effetto: onde di calore sempre più lunghe ed intense (e non solo in estate); nel contempo non scompariranno le ondate di freddo; solamente saranno più rare ma non per questo meno intense. Piogge medie annue solo in leggero calo, ma con distribuzione peggiore e con regimi pluviometrici modificati (l’estate sta diventando una stagione molto secca in rapporto al passato).

Sul web si susseguono le tendenze sull'inverno. Si parla di una prima parte calda ed una seconda particolarmente fredda. E' d'accordo?
Non esattamente. Il segnale sui possibili scenari invernali è quest’anno quantomai controverso o se vogliamo “debole” a causa di una notevole incertezza. Il prestigioso modello europeo Ecmwf, che tra l’altro ha mostrato un eccellente skill (abilità di previsione o in questo caso scenario) sulla primavera ed estate scorse, indica che novembre e dicembre sarebbero probabilmente caratterizzati da alta pressione prevalente sul continente, specie centro-est ed in dicembre, con andamento termico appena freddo o nella norma su Europa centrale con scarse precipitazioni, mentre il Mediterraneo, inclusa la nostra penisola e la nostra regione potrebbero essere più piovose del normale. Nella seconda parte dell’inverno sembra prevalere un modello con attività depressionaria più intensa su centro-nord Europa associata a tempo più piovoso, ventoso, mentre su Italia, ad esclusione della fascia alpina e prealpina, sembrerebbero esserci precipitazioni un poco più scarse.

Lei, che è tra i tecnici meteorologici più apprezzati della Romagna, cosa può anticiparci in modo approssimativo sull'inverno che verrà?
Nel complesso tendo a dare maggiore credito ai modelli ad uso specifico per questo tipo di previsione “di scenario”, che col passare degli anni si sono perfezionati nonostante l’incertezza rimanga (anche se più contenuta rispetto al passato); per cui la mia idea rispecchia grosso modo quanto indicato nella risposta precedente.

Lo potremo definire “estremo”?
Al momento non sembrano esserci le condizioni per una stagione “estrema”, tuttavia va ricordato che in questo caso si tratta di scenari che riguardano un trimestre o nella migliore delle ipotesi in mese, per cui l’evento meteorologico “estremo” della durata di qualche giorno o una settimana può sempre capitare, ma non sarà mai possibile individuarlo o pronosticarlo con settimane o addirittura mesi di anticipo.

Per gli amanti degli sport invernali, ma anche con un'attenzione al rifornimento idrico, si vivrà una stagione fotocopia dello scorso anno, con neve generosa sui rilievi?
Il segnale che si può cogliere al momento attuale è rivolto ad un andamento discretamente piovoso in novembre e dicembre; più secco o relativamente secco in gennaio e febbraio. Occorre però precisare che gli scenari di precipitazione, in un territorio orograficamente complesso come il nostro, si prestano ad un margine di incertezza e/o errore più ampio, per cui le indicazioni vanno prese con molta cautela.

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