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Domenica, 25 Febbraio 2024
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Autunno straordinariamente caldo, anomalia record di 3 gradi: “Sull’area mediterranea il riscaldamento viaggia più velocemente”

L'INTERVISTA - Approfondimento con Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e meteorologo Ampro (Associazione meteo professionisti)

Va in archivio l'autunno meteorologico più caldo del dopoguerra, con un'incredibile anomalia termica positiva di 3°C. E' la sentenza di Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e meteorologo Ampro (Associazione meteo professionisti). Proprio in questi giorni si è riunita a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, con i record di caldo a tenere la scena della Cop28. L'Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), nel report provvisorio sullo stato del clima globale, ha rimarcato come il 2023 sarà l'anno più caldo mai registrato, toccando gli 1,4°C al di sopra dei livelli dell'era preindustriale (il precedente record del 2016 era di 1,2 gradi). "I livelli di gas serra sono da record - ha dichiarato il segretario generale della Wmo, Peterri Taalas -. Le temperature globali sono da record. L'innalzamento del livello del mare è da record. Il ghiaccio marino antartico è ai minimi storici".

Pierluigi Randi, il 2023 sarà ricordato come l’anno che ha sbaragliato ogni record sul clima, a causa delle condizioni meteorologiche estreme registrate, che hanno lasciato una scia di devastazione e disperazione. Quali sono le sue considerazioni?
"Purtroppo questo triste primato riguarda anche la nostra regione, e possiamo già affermare che l’anno climatologico 2023 (periodo dicembre 2022-novembre 2023) è stato di gran lunga l’anno più caldo da quando esistono le rilevazioni strumentali. Per la prima volta, infatti, l’anomalia di temperatura media annua è stata superiore ai 2°C, con un valore di +2,1°C che supera il record precedente dello scorso anno (+1,5°C), e il fatto che due record così vistosi siano stati raggiunti nei due anni più recenti denota una preoccupante accelerazione del trend termico rivolto un rapido aumento. Anche la variabilità naturale potrebbe aver amplificato le anomalie del 2023 (ad esempio il fenomeno di El Nino), ma occorre ricordare che recenti annate molto calde si sono avute col regime opposto (La Nina), quindi è bene non dare eccessivamente importanza alle forzanti naturali, le quali possono solo leggermente amplificare il trend di fondo che resta ai limiti dello sconcertante. L'Organizzazione meteorologica mondiale ha lanciato un allarme che ovviamente è pienamente condivisibile, alla luce dei dati che sono inconfutabili, sia sul piano globale che su quello locale. Peraltro, occorre non dimenticare che sull’area mediterranea, inclusa l’Italia, il riscaldamento viaggia a una velocità decisamente superiore rispetto a quella del resto del Pianeta: dal 1980 la Terra ha guadagnato circa 0,8°C a livello di temperatura media, ma in Italia l’aumento è stato di +1,7°C, quindi più del doppio in confronto al dato globale, con effetti di conseguenza ancora più vistosi".

Torniamo sul nostro territorio. Dopo un ottobre anomalo, novembre ha assunto sembianze più autunnali…
"Certamente, dopo le vistose (settembre) o eccezionali (ottobre) anomalie termiche positive dei due mesi precedenti, possiamo affermare che novembre è stato un mese dai tratti più autunnali, in particolare nella terza decade del mese. Tuttavia il mese appena concluso ha visto, in Romagna, un’anomalia di temperatura media di +1,9°C rispetto al valore climatologico del periodo 1981-2010, che comunque corrisponde al nono novembre più caldo dal 1950. Sicuramente non si pone tra i mesi di novembre più caldi in assoluto (2014 anomalia di +3,6°C), ma comunque è stato piuttosto mite, dal momento che quasi due gradi in più rispetto alla norma non sono pochi".

Dal punto di vista pluviometrico come è andata?
"Nonostante non siano mancati episodi perturbati, specie nella prima decade del mese, novembre è risultato leggermente meno piovoso rispetto alla norma climatologica (sempre 1981-2010) con un deficit, in Romagna, del 13,1%. Le piogge sono state più vicine alla normalità sul comparto pianeggiante lughese e faentino dove in effetti si sono superati localmente i 70 millimetri di accumulo; mentre piuttosto scarse si sono rivelate sul forlivese, cesenate e riminese, con particolare riferimento a questo ultimo settore laddove localmente l’ammanco ha toccato il 50% circa del valore climatologico (meno di 40 millimetri cumulati). Piogge quindi difformi e non ben distribuite nel territorio, con valori calanti procedendo da Nord a Sud (pianure e costa)".

Nella notte tra il 24 e il 25 novembre un ingresso di aria fredda è stato accompagnato da lampi e tuoni. Alcuni lettori ci hanno chiesto se è normale avere temporali in questo periodo…
"Sicuramente in passato i fenomeni temporaleschi a fine autunno erano meno frequenti; potevano manifestarsi ma si trattava di eventi occasionali. In tempi recenti stiamo osservando un allungamento della stagione temporalesca, la quale inizia in anticipo e tende a terminare in ritardo rispetto ai tempi climatologici. Pertanto, oggi è più comune avere eventi temporaleschi anche a novembre o in qualche caso anche durante l’inverno. Ciò dipende dal fatto che l’aria nei bassi strati è mediamente più calda rispetto al passato, così come è più calda la superficie del mare Adriatico. Questo eccesso di calore si tramuta in una maggiore quantità di energia potenziale disponibile per la convezione che poi è quella alla base della formazione delle nubi temporalesche. È probabile che in futuro la stagione del temporali si dilati ulteriormente tendendo ad occupare praticamente tutto l’anno".

Novembre ha segnato la fine dell'autunno meteorologico. Per tirare le somme.…
"Si è trattato di un autunno straordinariamente caldo, con l’incredibile anomalia di temperatura media di ben +3,0°C rispetto alla media del periodo 1981-2010, il che lo pone per distacco al primo posto tra i più caldi dal 1950, battendo l’autunno 2022 che aveva avuto un’anomalia di +2,1°C. Dunque, l’autunno 2023 ha superato di quasi un grado il record del 2022. Per dare l’idea di cosa sia stato termicamente l’autunno appena terminato, basti pensare che la tremenda estate 2003 ebbe un’anomalia di +2,7°C, quindi l’autunno 2023 è stato, in proporzione, ancora più caldo. Allo stesso modo, il recente autunno risulta la stagione con l’anomalia termica maggiore dal 1950 a pari merito con l’inverno 2013-2014. Un’anomalia termica di 3°C sarebbe già notevole su base decadale o mensile, averla raggiunta in un trimestre rappresenta un dato completamente fuori scala. Sul fronte delle precipitazioni esse sono state complessivamente molto scarse, con un ammanco del 40,5%, peraltro molto simile a quello dell’estate 2023 con un deficit del 42,6%. In pratica, dopo le piogge eccessive della primavera, siamo tornati, per due stagioni consecutive, in condizioni di piovosità molto scarsa. Ciò avvalora l’ipotesi che stiamo aumentando di frequenza i cosiddetti “colpi di frusta delle precipitazioni”, ovvero lunghi periodi nei quali le piogge sono insufficienti alternati a brevi periodi in cui esse risultano eccessive o estreme. In tal senso il 2023 rappresenta uno specchio fedele di questa stridente alternanza".

E con dicembre inizia l'inverno meteorologico. Cosa possiamo aspettarci?
"Sarà un inizio con temperature leggermente inferiori alla norma (prossima settimana), ma con freddo certamente non intenso bensì normale per l’inizio dell’inverno meteorologico, così come accadeva molto più spesso in passato. Successivamente i segnali appaiono molto deboli, quindi con elevata incertezza, ma sembra prevalere un prosieguo del mese con la tendenza ad avere temperature medie intorno alla norma o solo appena superiori. In merito alle precipitazioni esse dovrebbero essere superiori alla norma nelle prossime due settimane (in particolare la prossima), cui dovrebbe seguire un calo per l’atteso innalzamento verso Nord dei flussi perturbati atlantici, i quali scorrerebbero alle latitudini d’oltralpe. Ma in ogni caso l’incertezza è davvero assai elevata, quindi si tratta poco più che di congetture".

Ci ha insegnato che la neve non è possibile da prevedere. Ma alla luce delle previsioni stagionali, qualche possibilità di vedere la dama bianca c'è?
"La possibilità esiste sempre, del resto anche nel corso di recenti inverni particolarmente miti qualche nevicata c’è stata, magari effimera, ma c’è stata anche in pianura. Chiaramente individuare il periodo o le zone più interessate è impossibile prima di 48-72 ore dal teorico evento. Per il semplice calcolo della probabilità, nevicate abbondanti in pianura hanno possibilità inferiori di manifestarsi dato l’aumento delle temperature invernali e il progressivo innalzamento del livello medio dello zero termico, ma tutto questo non esclude affatto che la neve possa farsi vedere anche nel prossimo inverno".

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