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Estati sempre più calde, l'analisi dell'Arpae: "Significativo aumento delle temperature"

Quella che si è conclusa recentemente è stata la quarta della serie (dopo il 2003, il 2012 e il 2017) e a pari merito con il 2015

Anche l'estate 2019 ha confermato quella che ormai è diventata una tendenza consolidata degli ultimi anni: valori decisamente più caldi della norma e non di poco. Quella che si è conclusa recentemente è stata la quarta della serie (dopo il 2003, il 2012 e il 2017) e a pari merito con il 2015. La fotografia climatologica regionale è a firma di Valentina Pavan, Gabriele Antolini, Sandro Nanni, William Pratizzoli del Servizio IdroMeteoClima dell'Arpae dell'Emilia-Romagna. Si tratta, viene spiegato, di "anomalie termiche di tutto rispetto, che si sono manifestate attraverso una serie di onde di calore ripetute di lunghezza non eccezionale".

Dopo una primavera conclusasi con un mese di maggio freddo e piovoso, l’estate ha fatto il suo esordio con un rialzo netto delle temperature medie regionali dell’ordine di +9 °C in soli 6 giorni. Nel corso dell’estate, le temperature si sono mantenute quasi sempre sopra ai valori di riferimento relativi al periodo 1961-1990, tranne in poche occasioni. "Le onde di calore, se pur intense, sono state caratterizzate da una durata abbastanza limitata nel tempo", viene spiegato nella ricerca, indicando i valori più alti di temperatura in occasione dell'ondata di caldo di fine giugno.

Le anomalie termiche sono state accompagnate da rilevanti anomalie pluviometriche. "Le eccezionali piogge di maggio, che sull’Appennino centrale hanno raggiunto valori pari a tre volte le attese, hanno ricaricato i corpi idrici in modo sostanziale, scongiurando definitivamente la siccità idrologica - viene illustrato -. Nel corso dell’estate, gli apporti sono stati altalenanti, con giugno e agosto caratterizzati da piogge scarse e luglio, al contrario, da precipitazioni abbondanti, con anomalie percentuali del 150%. La discreta variabilità dei regimi pluviometrici ha permesso di chiudere l’estate in condizioni prossime alla normalità e in assenza di stress idrici rilevanti in gran parte della regione. Le piogge sono arrivate sotto forma di temporali con effetti al suolo talvolta anche di grande rilevanza.  La grandine ha portato in Romagna gravi danni agli alberi da frutto.

"È stata quindi un’estate non eccezionale, ma non nella norma e, purtroppo, dalle caratteristiche in linea con le tendenze osservate nel corso degli ultimi 65 anni - viene evidenziato -. In particolare nella nostra regione, come in gran parte dell’Italia si osserva un aumento significativo delle temperature, sia in termini di valori medi che di valori estremi, particolarmente accentuato nella stagione estiva, soprattutto nei valori massimi giornalieri. A questo, sempre in estate, si somma una tendenza al calo delle precipitazioni totali conseguenza di un significativo calo nel numero di giorni piovosi e, nella nostra regione in particolare, un calo generale dei quantitativi giornalieri e un allungamento dei periodi continuativi senza pioggia. Il calo delle precipitazioni rende gli strati superficiali del terreno più secchi e favorisce l’amplificazione delle anomalie di temperatura massima, poiché l’energia superficiale si trasferisce sempre più in atmosfera sotto forma di calore sensibile, con conseguente aumento delle temperature, e sempre meno sotto forma di calore latente, con conseguente riduzione dell’effetto mitigante dell’evaporazione".

Per quanto riguarda l’agricoltura, conclude lo studio, "gli impatti delle anomalie termiche estive sono stati limitati grazie alla brevità delle ondate di calore intense e alla sostanziale disponibilità di risorse idriche. Quest’anno le anomalie di resa, soprattutto per molte colture arboree, sono state principalmente legate alle anomalie termiche negative del mese di maggio, che hanno ridotto o ritardato le fasi di fioritura e allegagione in diversi alberi da frutto".

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