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Sabato, 22 Giugno 2024
Meteo

Arriva il freddo, ma niente Burian. Parola all'esperto: "Gennaio di ghiaccio? E' stato tra i più miti dal 1950"

Spiega Randi: "Le abbondanti nevicate appenniniche sono sopraggiunte durante un’irruzione di aria artica marittima, non particolarmente fredda ma a sufficienza per portare la neve già a quote collinari"

Consistente calo delle temperature in vista, ma niente Burian o tempeste di neve. Questo il menù meteorologico previsto nei prossimi giorni in Romagna. Un dato è certo: la colonnina di mercurio scenderà al di sotto della media del periodo per effetto di correnti fredde e secche orientali di provenienza continentale. Ma il freddo non sarà accompagnato da precipitazioni. Si annunciano quindi giornate con scarsa nuvolosità, tranne temporanei addensamenti nella giornata di lunedì con possibilità di deboli nevicate sui rilievi. 

Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e meteorologo Ampro (Associazione meteo professionisti), l'inverno si avvia verso la fase finale. Ci lasciamo alle spalle un gennaio generoso dal punto di vista pluviometrico.
"Le precipitazioni non sono mancate, sia liquide (pianura e costa) che solide (ottime nevicate sul nostro Appennino che tanto ne aveva bisogno). Infatti, a livello medio regionale (Romagna) gennaio 2023 ha accumulato il 108% di precipitazioni in più rispetto alla norma, in questo caso il trentennio 1981-2010, con picchi fino a +150/+180% sul forlivese-cesenate ed entroterra riminese. Occorre precisare che statisticamente gennaio non è un mese particolarmente piovoso, in ogni caso alcune località hanno mostrato totali di pioggia sicuramente elevati: Cesena 98,8 millimetri; Rimini 91,2 millimetri, Faenza 89,8 millimetri (Osservatorio Torricelli) e Forlì 84,6 millimetri".

C'è chi urla ad un mese di "ghiaccio" per le abbondanti nevicate nell'entroterra, ma è stato un gennaio tutt'altro che freddo, giusto?
"È stato un gennaio estremamente mite: infatti ha chiuso con un’anomalia di temperatura media di ben +3,7°C (sempre rispetto al periodo 1981-2010) che lo colloca al secondo posto tra i più miti dal 1950, solo dietro al gennaio 2014 che con un’anomalia di +3,8°C è ancora oggi il più mite della serie storica. Occorre sempre distinguere il gelo dalla neve; sono due cose molto diverse. Le abbondanti nevicate appenniniche sono sopraggiunte durante un’irruzione di aria artica marittima, non particolarmente fredda ma a sufficienza per portare la neve già a quote collinari; ma si è trattato di un breve episodio di qualche giorno sopraggiunto dopo i primi 20 giorni del mese estremamente miti. Basta un evento breve per causare un’abbondante nevicata, ma ciò non toglie che il resto del mese è stato tutt’altro che invernale".

Febbraio ha esordito con le prime brinate, non accadeva da tempo. E anche qui si grida al gelo. Non siamo più abituati al freddo evidentemente…
"Il numero di giorni con gelate o brinate è stato limitatissimo in questi primi due terzi d’inverno meteorologico; basti pensare che nelle aree pianeggianti extra urbane fino al 31 gennaio abbiamo avuto solo 7-8 giorni (su 62) con temperature minime di poco al di sotto dello zero, quando la climatologia ci indica che ne dovremmo avere almeno 25-30 a seconda delle zone. La verità è che in effetti non abbiamo più memoria degli inverni del passato, quando avere brinate o gelate in inverno rappresentava un’assoluta normalità. Oggi fa notizia una temperatura minima di poco al di sotto dello zero, quando in passato non era infrequente andare in doppia cifra negativa, e questo senza considerare le invernate più rigide. Per fortuna i dati vengono raccolti, archiviati e analizzati, in modo da avere sempre sotto controllo i trend, sia sulle temperature che sulle precipitazioni, ma è indubbio che ci stiamo lentamente abituando ad inverni sempre più miti".

Da alcuni giorni i modelli matematici propongono l'avanzata di masse d'aria fredda continentale. Cosa possiamo aspettarci?
"Sembra ormai confermata la tendenza delle alte pressioni che attualmente ci interessano a puntare verso il centro-nord Europa bloccando di fatto il flusso atlantico, umido ma anche mite, che verrà dirottato a latitudini polari. Solo una piccola “goccia fredda” ovvero un vortice di aria artica in quota, riuscirà a sfuggire alla chiusura degli anticicloni scendendo verso sud in direzione dell’arco alpino, per poi portarsi sul Mediterraneo centrale. Una volta che la fascia di alta pressione si sarà consolidata sul centro-nord Europa, sul proprio fianco meridionale comincerà a scorrere aria fredda prima da nord e poi da nord-est, la quale dalla Finlandia e dalle Repubbliche Baltiche si porterà prima sui Balcani e poi anche sulla nostra penisola, interagendo con il vecchio vortice freddo in quota che nel frattempo stazionerà nell'area mediterranea, interessando però principalmente le regioni centro-meridionali. In ogni caso, già da domenica, ma soprattutto da lunedì, si attiveranno venti di bora progressivamente più freddi che ci interesseranno per buona parte della prossima settimana, portando temperature inferiori alla norma, dapprima più sui rilievi, e in un secondo tempo che su pianure e costa. Inizialmente diminuiranno le temperature massime e solo in seguito anche le minime, specie in caso di notti serene e con poco vento. Sulle precipitazioni l’incertezza è maggiore: probabilmente ci sarà occasione per qualche nuova nevicata sui rilievi, specie del forlivese-cesenate-riminese, ma al momento non sembrano esserci le condizioni per precipitazioni abbondanti".

Nel caso si concretizzasse l'arrivo del freddo, ci sarebbe qualche analogia con quelle più intense degli ultimi anni, vale a dire 2012 e 2018?
"Nessuna analogia, sia perché le temperature previste in libera atmosfera saranno superiori a quelle che si ebbero nel 2012 e 2018, sia perché sarà diversa l’origine della massa d’aria in arrivo. Inizialmente il blocco di aria fredda prenderà le mosse dal Mare di Barents, quindi avrà una componente marittima (molto fredda in quota, meno nei bassi strati), per poi scivolare attraverso le Repubbliche Baltiche e i Balcani; durante questo tragitto perderà in effetti buona parte delle caratteristiche marittime nei bassi livelli, ma non troverà condizioni particolarmente fredde (rispetto alla normalità beninteso) nelle aree sorvolate (attualmente ci sono valori solo di poco inferiori allo zero), per cui la massa d’aria arriverà leggermente “addolcita”. Certamente farà freddo, ma non sarà un freddo da rimanere scolpito nella memoria: le temperature massime in pianura e costa rimarranno ben sopra lo zero (anche sopra i 5°C con sole) e quelle minime un po’ al di sotto ma senza toccare picchi particolarmente bassi. Insomma, una normale irruzione fredda invernale. Nel 2012 la massa d’aria partì addirittura dalla Mongolia e attraversò la Siberia prima di arrivare a noi, era quindi gelida e la più fredda che si possa avere dalle nostre parti. Nel 2018 la massa d’aria giunse direttamente dalla Siberia, ed anche quella era davvero gelida. Si tratta di condizioni di partenza che non si possono paragonare".

Meglio non parlare di previsioni di neve, anche se si cade nel tranello di guardare le app.
"Sì, sulle precipitazioni l’incertezza è ancora elevata poiché ancora non è possibile individuare le aree ove potranno formarsi minimi depressionari secondari. In linea di massima dovrebbero innescarsi al sud, ma mancano ancora alcuni giorni. Inoltre, questo tipo di aria sarà piuttosto secca e poco incline a generare precipitazioni; al più il passaggio sul mare potrebbe fornire un poco di umidità dal basso, così come l’impatto sui rilievi appenninici potrebbe favorire la formazione di nubi orografiche. Il primo passaggio instabile, nella notte tra domenica e lunedì, o nella mattinata di lunedì, porterà qualche debole pioggia in pianura e lievi nevicate sui rilievi. Il dopo è ancora incerto, anche se prevale l’ipotesi di una fase fredda ma sostanzialmente secca, a parte forse i rilievi".

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