Meteo, caldo record in arrivo: "Scenari che possono destare preoccupazione"

La Romagna avrà la febbre: sarà l'ondata di caldo più intensa e persistente del 2017

Luglio si congeda come un mese piuttosto caldo e avaro di piogge. E agosto non sarà da meno. Anzi, il mese clou dell'estate inizierà all'insegna dell'anticiclone nord-africano, che spingerà la colonnina di mercurio su valori decisamente al di sopra della media stazionale. La Romagna avrà la febbre: sarà l'ondata di caldo più intensa e persistente del 2017, che si protrarrà almeno per una decina di giorni. Le temperature saliranno di circa 8 gradi al di sopra della norma, rischiando di stabilizzarsi su valori record. Si tratta, spiega il tecnico-meteorologo di Emilia Romagna Meteo Pierluigi Randi, di "scenari che possono destare preoccupazione". La "bolla africana" potrebbe allentare la morsa attorno al 10 agosto, per effetto del transito di una depressione sul Centro Europa, accompagnata da un flusso di correnti miti occidentale. Ma la previsione necessità di ulteriori conferme. I modelli non intravedono una vera e propria svolta. Il tradizionale break di Ferragosto a quanto pare non ci sarà.

Pierluigi Randi, tecnico-meteorologo, anche luglio si congeda nel segno del caldo. Confrontando gli stessi mesi di luglio degli anni precedenti, sono stati frantumati altri record?
Luglio 2017 è risultato un mese piuttosto caldo, ma non tra i più caldi in assoluto degli ultimi anni. Infatti l’anomalia mensile di temperatura media in Romagna è stata di +1.8°C che lo colloca al sesto posto tra i più caldi dal 1950, in compagnia del luglio dello scorso anno e di quello del 2006. Il mese di luglio di gran lunga più caldo di tutta la serie storica fu quello del 2015, con anomalia di ben +3.6°C seguito da quello del 1983 (+2.8°C). Le anomalie sono calcolate rispetto alla media climatologica trentennale di periodo 1971-2000. Non sono stati pertanto raggiunti o superati record decadici o giornalieri di caldo, poichè si trattato di un mese nel complesso sopra le righe, ma senza onde di calore di tipo estremo. In questo contesto spicca molto di più giugno, che è stato secondo solo a quello del 2003 (sempre dal dopoguerra).

La rinfrescata degli ultimi giorni ormai ha le ore contate. Conferma?
Sì, è stata una piccola parentesi racchiusa in una estate che sta trascorrendo molto calda, e molto vicina a quelle più calde in assoluto. Pertanto siamo agli sgoccioli.

Sarà l'ondata di caldo più intensa dell'anno o dobbiamo prepararci al peggio per le settimane a venire?
Gli scenari che riguardano la settimana che sta per cominciare sono di quelli che possono destare preoccupazione, si avrà infatti una ondata di caldo molto intensa, sicuramente la più intensa tra quelle fin qui avute, ed una delle più intense in assoluto, con un'invasione di aria sub-tropicale di tipo nord-africano che sarà severa e probabilmente anche persistente, e che durante il suo picco, intorno a metà settimana, potrà portare le temperature massime su valori ampiamente superiori a 35°C e localmente prossimi o uguali a 40°C, specie nelle zone dell’entroterra (lughese, faentino, forlivese e cesenate), mentre le temperature minime rimarranno sopra i 20°C nelle zone rurali e sopra i 25°C nei centri urbani e sulla costa. Peraltro questa ondata cade nel periodo statisticamente più caldo dell’anno (terza decade di luglio e prima decade di agosto), per cui darà il meglio, o il peggio a seconda dei gusti, di sè.

Con questo andamento l'estate 2017 può infrangere il primato del 2003?
Al momento attuale sembra difficile poichè giugno 2003 fu ancora più caldo di quello del 2017 ed i rispettivi mesi di luglio sono più vicini come temperatura media. Agosto 2003 fu terribilmente caldo e promette di esserlo anche quello attuale (almeno nei primi 10 giorni), per cui è più probabile che l’estate 2017 non superi quella del 2003; tuttavia potrebbe arrivare a poca distanza e superare l’estate del 2012, che attualmente occupa la seconda posizione come più calda.

Continua la siccità. In quanto è quantificato il calo delle precipitazioni rispetto alla media 61-90 presa come riferimento?
Dall’inizio dell’anno abbiamo accumulato un deficit pluviometrico negativo (Romagna) di circa il 35%, con i mesi di gennaio, marzo, giugno e luglio molto secchi; solo in febbraio e maggio le piogge sono state nella norma (maggio) o di poco superiori (febbraio). A questo aspetto dobbiamo aggiungere le alte temperature che hanno determinato una elevata evapotraspirazione media giornaliera, con suoli che hanno perso una notevole quantità di acqua disponibile senza avere un adeguato rimpinguamento. Ciò che preoccupa è che nella stagione estiva, dal 2000, abbiamo perso il 25-30% di precipitazioni circa, ed è un segnale che comincia ad avere sempre più conferme. Insomma l'estate si sta trasformando in una stagione troppo calda e davvero troppo poco piovosa (nonostante qualche isolata eccezione come nel 2002 e nel 2014), ed è probabile che questo sia il trend anche nei prossimi anni.

Ferragosto in passato segnava lo scoglio verso l'epilogo della bella stagione con il cosidetto break. Quest'anno l'appuntamento è rimandato?
Molto probabilmente sì, anche se sono necessarie conferme poichè Ferragosto è ancora lontano. Tuttavia negli ultimi 20 anni la stagione estiva si è notevolmente allungata ed i lontani break di ferragosto che chiudevano la “canicola” oggi tendono a manifestarsi sempre più avanti: o nella terza decade di agosto o anche nella prima di settembre. Anche questo è uno dei tanti indicatori che ci dicono che l’estate romagnola è profondamente cambiata rispetto ad un tempo.

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I recenti temporali hanno colpito prevalentemente la pianura e la costa, risparmiando i rilievi romagnoli. Coincidenze o rappresenta un'altra conseguenza del cambiamento climatico?
Al momento non ci sono evidenze che le precipitazioni estive siano in calo maggiore sui rilievi rispetto a pianura e costa; tutto sommato il calo è generalizzato. Chiaramente in questa estate 2017 abbiamo avuto finora pochissime fasi instabili, ed il fatto che esse abbiano innescato temporali essenzialmente verso la costa è da ritenersi causale; per avere un segnale degno di considerazione dovremmo “lavorare” su un numero di casi più elevato, ma fino ad ora gli episodi di instabilità sono stati davvero pochi. Inoltre, essendo i temporali fenomeni alla mesoscala (scala spaziale e temporale ridotta), sono per loro natura mal distribuiti, specie quando occorrono di rado come in questa estate. Può capitare che in estati molto calde come quella attuale i pochi momenti instabili siano associati a correnti appenniniche da sud ovest nei bassi strati più secche, le quali da un lato inibiscono l’attività convettiva sui rilievi e dall’altro vanno a confluire con flussi più umidi marittimi proprio sulla costa, determinando proprio su questa zona maggiore instabilità. Ciò è successo anche nel 2017, ma il numero di episodi è stato davvero troppo esiguo per tracciare una tendenza.
 

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