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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
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Meteo, un altro autunno anomalo. "Inverno? Prima parte favorevole a irruzioni fredde. Impossibile già prevedere il Natale"

Complici nottate meno fredde, l'autunno è stato caratterizzato anche da pochi episodi di nebbia, un fenomeno atmosferico in costante diminuzione

Autunno meteorologico poco piovoso e piuttosto mite. Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e meteorologo Ampro (Associazione meteo professionisti), analizza il trimestre settembre-ottobre-novembre che precede l'inizio dell'inverno meteorologico. Complici nottate meno fredde, l'autunno è stato caratterizzato anche da pochi episodi di nebbia, un fenomeno atmosferico in costante diminuzione. E l'inverno in arrivo? "Potrebbe essere più dinamico rispetto ai precedenti", specie nella prima parte del trimestre.

Pierluigi Randi, novembre si porta via l'autunno meteorologico. Non sono mancate le piogge, ma non sufficienti per compensare il deficit idrico…
In effetti la precipitazioni si sono riaffacciate sul territorio regionale dopo il periodo febbraio-agosto che è stato il più secco in assoluto dal 1950. Tuttavia, le piogge, a prevalente carattere temporalesco, sono state mal distribuite, interessando essenzialmente il ravennate settentrionale nella terza decade di settembre, e cesenate e rilievi nella prima decade di ottobre, lasciando quindi vaste zone della Romagna con ben poche piogge, al punto che tutta la regione si trova ancora oggi in condizioni di siccità da media a grave con la situazione più critica sul riminese. Lo stesso mese di novembre, nonostante qualche passaggio perturbato, si sta chiudendo con piovosità mensile sensibilmente al di sotto della norma, tenendo conto che questo dovrebbe essere il mese più piovoso dell’anno.

E dal punto di vista termico come è andata?
I primi due mesi dell’autunno meteorologico 2021, mostrano un settembre contraddistinto un’anomalia termica di +0,8°C e un ottobre leggermente freddo con un’anomalia termica (temperatura media) di -0,8°C, il che porta il bimestre ad un valore medio perfettamente allineato al clima 1981-2010. Novembre, invece, sta trascorrendo all’insegna di temperature molto miti, con anomalia termica di temperatura media prossima ai +2°C, e quindi risulterà decisivo nel connotare l’autunno 2021 come più caldo rispetto alla norma, anche se non in forma estrema con spesso avvenuto negli anni recenti (es. 2018 e 2019), ma risulterà più caldo rispetto a quello dello scorso anno, che ebbe un’anomalia termica di +0,4°C.

Un altro particolare che non è sfuggito ai più attenti. In questo autunno la nebbia è stata piuttosto rara…
Il fenomeno nebbia è in costante diminuzione. Dal 1990 ad oggi, il numero medio annuo di giorni con nebbia è diminuito di circa il 30%, anche nelle zone della regione che statisticamente sono più interessate (ravennate settentrionale), e anche l’autunno in corso non fa eccezione, mancando all’appello già 4-5 giorni con nebbia, e ricordiamo che la stagione principale per il fenomeno è quella invernale, con particolare riferimento al mese di dicembre. La nebbia è sostanzialmente una nube che si forma in prossimità del suolo quando l’aria presente, specialmente se in stato di quiete o quasi, si raffredda e il vapore acqueo in eccesso condensa in minutissime goccioline d'acqua che restano in sospensione.

Come si forma?
In vari modi: quella più diffusa nella nostra regione, nel periodo autunno-invernale, è la nebbia da irraggiamento, quando il raffreddamento dell'aria umida in prossimità del suolo avviene per la rapida dispersione del calore verso lo spazio per irraggiamento radiativo in presenza di cielo sereno e con venti molto deboli o assenti, quindi in condizioni di alta pressione. E' la tipica nebbia delle campagne o delle aree pianeggianti ed è quasi inerte, immobile. Poi c'è la nebbia da avvezione, ovvero una nebbia da aria in movimento, quando su un suolo freddo o anche su una superficie marina fredda scorre aria più calda ed umida. Questa tipologia è frequente sulla costa adriatica in primavera quando la superficie del mare è ancora assai fredda (eredità dell’inverno) e vi scorre aria assai mite dai quadranti meridionali. Vi sono anche altri tipi di nebbia, ma più rari dalle nostre parti. In ogni caso, prescindendo dalla tipologia, essa necessita per la formazione di quello che potremmo definire un "germe", un piccolo elemento che ne condiziona la formazione, insomma un nucleo di condensazione intorno al quale l’acqua passi dalla forma gassosa a quella liquida formando una minuscola gocciolina. Questi nuclei di condensazione sono elementi estranei all'aria come il pulviscolo contenuto nel fumo, l'anidride carbonica, le anidridi solforose, le particelle di sale, eccetera. In assenza di un sufficiente numero di queste particelle, l’acqua in atmosfera resta allo stato di vapore senza condensare e la nebbia non si forma.

Come si spiega questa riduzione di questo fenomeno?
Sembra che la diminuzione in concentrazione di questi nuclei di condensazione sia una delle principali cause di una diminuzione delle giornate nebbia in molte zone. Il motivo principale è da ricercarsi nella diminuzione dell'utilizzo dei combustibili fossili contenenti zolfo e carbone, elementi prediletti dalle nebbie, ma c'è anche un'altra motivazione. Per portare l’acqua dalla forma gassosa a quella liquida, ovvero per arrivare alla condensazione, la temperatura ambientale deve diminuire fino a toccare il “punto di rugiada”; se non si abbassa a sufficienza, la condensazione non avviene. Con il continuo aumento delle temperature medie, anche in autunno e in inverno e nei valori minimi notturni, la formazione della nebbia, in base alle caratteristiche delle masse d’aria presenti, diventa sempre più difficile, e questo aspetto incide particolarmente nel calo delle nebbie da irraggiamento, che infatti diminuiscono in misura maggiore rispetto a quelle da avvezione. In pratica abbiamo un effetto dovuto alla diminuita concentrazione di alcuni tipi di inquinanti, e questo è un aspetto positivo, dall’altro l’inesorabile aumento delle temperature, e questo è decisamente negativo.

Tornando alle temperature, quando possiamo attenderci un primo vero scossone?
Una prima flessione si avrà nella giornata di domenica, dopo un sabato nel quale esse aumenteranno per il soffiare di venti da sud-ovest /(fohn appenninico) che precedono il passaggio di un fronte freddo proveniente dal nord Atlantico, portandosi fino a toccare i 15°C nei valori massimi. Domenica si sentiranno gli effetti dell’aria fredda, tuttavia, essendo di estrazione artica marittima, sarà molto fredda in quota ma assai meno nei bassi strati, quindi ne risentiremo solo in parte. In ogni caso i primi giorni della prossima settimana saranno moderatamente freddi per il periodo con valori medi leggermente sotto la norma. Nulla di estremo, solo un piccolo assaggio di inverno con la comparsa di qualche brinata o gelata notturna, fenomeni che sono già in ritardo rispetto alle tradizioni di un tempo.

Le prime luminarie accese ci dicono che si avvicina anche l'inizio dell'inverno. Cosa possiamo attenderci in linea di massima dalla stagione in arrivo?
L’incertezza è molto elevata, tuttavia lo scenario che attualmente presenta un livello di confidenza leggermente migliore, indica una stagione con temperature medie superiori alla norma, anche se non estremamente mite come avvenuto nel recente passato, e con precipitazioni inferiori alla norma, qui però con incertezza maggiore. Potrebbe però essere una stagione più “dinamica” rispetto a quelle passate, specie nella prima metà, quando sembra ci possano essere gli estremi per qualche irruzione fredda, magari di breve durata, o per qualche fase con presenza di blocchi meteorologici, che spesso causano colate di aria fredda. In ogni caso, a livello medio trimestrale, prevale un segnale su anomalie termiche positive.

C'è chi sul web cerca già le previsioni per Natale. Cosa suggerisce a questi curiosi del meteo?
Suggerisco di armarsi di pazienza e aspettare, poiché ad oggi non è assolutamente possibile prevedere cosa accadrà nel periodo natalizio, e di diffidare assolutamente da chi propone, specie sul web, fantasiose e del tutto inaffidabili previsioni natalizie.

E ovviamente è prematuro dire che se questo inverno vedremo la neve o meno…
Purtroppo sì, per i motivi di cui sopra, non è assolutamente possibile sapere se, quando e quanto nevicherà nel prossimo inverno. Teoricamente, essendovi un segnale stagionale su precipitazioni leggermente inferiori alla norma, il fenomeno neve incontrerebbe qualche difficoltà in più, ma sono valutazioni che lasciano il tempo che trovano poiché il segnale sulle precipitazioni è sempre il più incerto.

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