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A cinque anni dalla morte dell'onorevole Stefano Servadei, "Quale futuro per lo sviluppo della Romagna?"

Questa la riflessione di Vincenzo Bongiorno, segretario generale Confedilizia Forlì-Cesena ed ex consigliere comunale a Forlì 1999-2014

Cinque anni fa, il primo febbraio 2016, moriva all’età di 93 anni Stefano Servadei, socialista, consigliere comunale, vicepresidente della Provincia, consigliere regionale, deputato dal 1963 al 1983, due volte sottosegretario fra il 1973 e il 1974 e fondatore nel 1990 del Movimento per l’Autonomia della Romagna (Mar). Assieme a lui, per venticinque anni nell’avventura del Mar, il senatore democristiano Lorenzo Cappelli, sindaco di Sarsina per 54 anni, parlamentare alla Camera dal 1976 al 1983 e al Senato dal 1987 al 1992, deceduto qualche mese prima di Servadei, il 15 ottobre 2015, pure lui all’età di 93 anni.

"Un politico galantuomo" il primo, "un altro campione della politica locale" il secondo, questo il ricordo di Vincenzo Bongiorno, segretario generale Confedilizia Forlì-Cesena ed ex consigliere comunale a Forlì 1999-2014: "Per me è stato un onore averli conosciuti entrambi, ammirato dalla loro autentica passione politica, dal loro argomentare documentato per chiedere il referendum per consentire ai Romagnoli di decidere se costituirsi o meno in Regione autonoma. Richiesta, sia chiaro, portata avanti con lo stile di uomini delle Istituzioni quali erano, nel pieno rispetto della Costituzione Italiana, che all’articolo 132 prevede l’iter per la creazione di nuove regioni".

"Indipendentemente da come la si pensi sul referendum, Servadei, Cappelli e tutto il Mar hanno avuto il merito, agli inizi degli anni ’90, di indicare con forza la Romagna quale ambito ottimale di sviluppo territoriale. Negli anni, poi, da più parti vi sono state varie proposte, di area vasta, di Città Metropolitana di Romagna, di Provincia unica - prosegue Bongiorno -. La questione rimane: quale futuro per la Romagna? Se è vero che 193 Paesi delle Nazioni Unite sono riusciti a darsi, nel 2015, 17 obiettivi condivisi per lo sviluppo sostenibile a livello mondiale da raggiungere entro il 2030, la domanda è: le principali città romagnole, rappresentative anche dei loro territori di riferimento, saranno mai capaci, tutte insieme, di concordare un’Agenda 2040 per un progetto di sviluppo condiviso della Romagna?"

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