Aeroporto Forlì, la ricetta di Tiziano Alessandrini (Pd)

"La vicenda dell’aeroporto L. Ridolfi di Forlì consiglia alcune riflessioni scevre da ogni condizionamento ideologico e di appartenenza partitica"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

"La vicenda dell’aeroporto L. Ridolfi di Forlì consiglia alcune riflessioni scevre da ogni condizionamento ideologico e di appartenenza partitica.
Abbiamo sempre saputo, fin da quando sono ripresi i voli commerciali, che la strada dello sviluppo dell’aeroporto di Forlì non sarebbe stata facile. Ci siamo illusi che la partnership con la SAB che gestisce il G. Marconi di Bologna, realizzata a cavallo del secolo, fosse il viatico per il decollo definitivo del nostro aeroporto. Così non è stato.
Dopo avere effettuato ingenti investimenti, per corrispondere anche all’esigenza di accogliere temporaneamente il traffico aereo di Bologna, che ci hanno consegnato un aeroporto molto qualificato dal punto di vista della pista e delle tecnologie aeronautiche, ma non sul versante non aviation, anziché rafforzarsi, la partnership si è rotta, disgregata. Bologna non ha partecipato alla ricapitalizzazione della SEAF di Forlì ed ha messo in vendita le azioni. Di più, nell’arco di pochissimo tempo si è portata via il nostro più grande capitale, anche se molto oneroso, la compagnia low cost Ryanair, facendo precipitare bruscamente la quota degli 800.000 passeggeri che avevamo raggiunto.
In quel periodo sono iniziati i nostri guai, che si sarebbero aggravati in futuro, per l’insostenibilità dei costi a carico dei soci pubblici, che iniziavano già a sentire l’odore dei tagli ai loro bilanci da parte dei Governi che nel frattempo si succedevano.
Nel quadro della scelta strategica dell’Emilia-Romagna, di mettere a sistema gli aeroporti, integrandoli, la Regione ha acquistato le azioni cedute dalla SAB entrando ufficialmente nella compagine societaria della SEAF di Forlì sottoscrivendo quote pari al 25,02% del capitale sociale.
Da allora, nel nostro aeroporto, per ricapitalizzare le perdite la Regione ha impegnato ben 6,5 milioni di euro, che si sono aggiunti alle somme enormi messe a disposizione negli anni dal Comune di Forlì e, anche se in misura inferiore, dalla Provincia e dalla Camera di Commercio di Forlì-Cesena. La presenza del Comune di Cesena era minimale, poi di fatto si è azzerata come quella dell’unico socio privato che ha dimostrato di crederci: Confindustria di Forlì-Cesena.
A quel punto giunge la sterzata, opportuna: la decisione degli azionisti di promuovere la ricerca di un partner privato con bando europeo. Al di là di un generico interesse della SAVE, che gestisce gli aeroporti di Venezia e Treviso, non si concretizza alcun accordo. La motivazione va ricercata, non nel retro pensiero della strumentalizzazione politica di turno che vorrebbe la Regione Emilia-Romagna contraria a questa ipotesi, bensì nella presenza di un clima pesante e molto teso fra gli aeroporti, in particolare fra Forlì e Rimini, caratterizzato da una forte e non sempre leale concorrenza fra di loro.
Nel frattempo Rimini scippa all’aeroporto di Forlì la compagnia low cost che, non senza difficoltà e con forte appesantimento economico da parte di SEAF, aveva sostituito Ryanair: Wind Jet. Ciò, ancorchè il peso economico che imponeva il rapporto con questo vettore fosse insostenibile, anche solo nel medio periodo, ha rappresentato un gravissimo errore perché, di fatto, il nostro aeroporto ha perso ogni appetibilità in quanto avrebbe visto crollare nuovamente il numero dei passeggeri, puntualmente avvenuto, che stava raggiungendo le 900.000 unità.
E’ in questa fase che la Regione, per fare cessare l’assurda concorrenza a tutto vantaggio dei vettori low cost, dà una sterzata e convince seppur “obtorto collo” Forlì e Rimini a gestire i due aeroporti con una unica società e, attraverso legge regionale, di cui sono stato relatore in aula, nasce SAR SpA, il contenitore che doveva gestire le partecipazioni degli azionisti di SEAF Forlì e di AERADRA Rimini, con una dotazione iniziale di 3 milioni di euro. La società unica avrebbe tolto potere ai vettori, avrebbe razionalizzato i costi e, sulla scorta di un preciso piano industriale, avrebbe avviato la gestione unica dei due scali, con la speranza che in futuro fosse stato possibile coinvolgere anche la SAB di Bologna.
La cronaca si è incaricata di informare che la società Forlì-Rimini non è mai decollata in quanto i Riminesi, prima facendo melina, poi accampando motivazioni di ordine economico-finanziario, hanno fatto fallire il progetto.
E siamo arrivati all’oggi. I soci pubblici dell’aeroporto forlivese, stremati dai tagli, sono sempre più in difficoltà a realizzare i bilanci e non hanno più risorse da impegnare nell’aeroporto, pena il taglio di servizi essenziali a partire da quelli rivolti alle persone più in difficoltà. L’unica speranza era riposta nell’accordo con la SAB di Bologna che, come noto, ha rigettato la proposta della Regione di integrarsi con la SEAF di Forlì, aprendo, di fatto, la strada della sua messa in liquidazione.
Ora, pertanto, agli interrogativi che hanno giustamente suscitato l’epilogo finale, occorre dare risposte chiare e convincenti.
In primo luogo bisogna preoccuparsi delle persone che molto probabilmente perderanno il lavoro, creando loro le condizioni per contare sugli ammortizzatori sociali; delle imprese fornitrici di beni e servizi all’aeroporto per i quali rischiano di perdere la remunerazione ed infine delle attività la cui gestione avviene all’interno dell’aeroporto, nonché dei soggetti che in vario modo operano nell’indotto aeroportuale.
In secondo luogo bisogna confermare la scelta da parte degli azionisti della SEAF di voler mettere in liquidazione la società, evitando il possibile fallimento, creando così le condizioni minime affinchè ENAC possa prendere in considerazione il mantenimento della concessione trentennale, non escludendo a priori la possibilità di un bando per offrire a soggetti eventualmente interessati la gestione dello scalo.
In terzo luogo è necessario che la Regione, la cui strategia sulle politiche aeroportuali è stata purtroppo pesantemente  sconfessata, convochi un tavolo alla presenza dei maggiori azionisti pubblici dei tre aeroporti di Bologna Forlì e Rimini (Comuni, Provincie e Camere di Commercio) per ribadire ulteriormente la volontà di andare nella direzione dell’integrazione dei tre scali. Altrimenti, tanto vale fuoriuscire dalle compagini societarie che gestiscono quelli di Bologna e Rimini.
In quarto luogo è necessario, in Romagna, creare urgentemente un tavolo di confronto fra le più importanti Istituzioni elettive (Comuni capoluogo e Provincie), alla presenza della Regione, per affrontare congiuntamente le problematiche di rango Area Vasta (Infrastrutture per la mobilità, Trasporti, Aeroporti, Fiere, Sanità, Università, Risorse idriche, modello di governance romagnola) dove sia possibile assumere impegni reciproci sulla loro realizzazione, nel quadro di una maggiore visione d’insieme dei problemi, bandendo ogni forma di campanilismo territoriale.
In quinto luogo, soprattutto se confermata definitivamente la messa in liquidazione dell’aeroporto, struttura a grande impatto identitario per i cittadini con la città, occorre delineare con forza e determinazione alcune idee guida su cui concentrare l’azione di governo locale e regionale per risollevare Forlì dalla spirale della crisi economica e sociale che la sta colpendo più duramente di quanto avvenga nelle città limitrofe romagnole.
Inoltre, la vicenda aeroportuale deve divenire occasione di riflessione per rilanciare la strategia per lo sviluppo in Emilia-Romagna che, come afferma il PTR, fa perno non già sul modello metropolitano policentrico, bensì sulla costruzione dei sistemi e delle reti territoriali che dialogano e si integrano fra esse. Da questo punto di vista la Regione dovrebbe accrescere la sua autorevolezza nella attuazione di questa politica.
La città di Bologna, in quanto capoluogo e città di rango europeo deve accelerare tutti gli investimenti nelle infrastrutture materiali ed immateriali che le permettano di essere veramente un “gate” verso l’Europa, ma anche la città che non abdica al ruolo guida della Regione. Ciò comporta che le scelte strategiche, come quelle riguardanti gli aeroporti, non possano essere assunte in modo miope, volte ad assicurare risultati, ma condizionati dall’ansia del breve termine.
Infine, risulta assai deprimente constatare come le forze di minoranza dell’Amministrazione Provinciale e del Comune di Forlì non abbiano la capacità di andare oltre alla sterile polemica, trita e ritrita, che Forlì non conterebbe nulla in Regione, che il PD forlivese sarebbe succube di Bologna, che il PD dovrebbe essere messo in liquidazione, che il Sindaco e la Giunta dovrebbero dimettersi, che Forlì conta poco in Regione perché priva di un assessore regionale. Lascio il commento ai lettori, non prima di sottolineare che, purtroppo, i problemi sono un po’ più complessi della caricatura che ne fanno le forze politiche di minoranza".

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