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Alessandrini (PD): “Più giovani occupati e qualifiche alte, ecco l’apprendistato regionale"

Più giovani occupati, più formazione e qualifiche più alte. Queste le parole d’ordine dell’apprendistato in Emilia-Romagna. A dimostrarlo, la delibera approvata dalla Regione

Più giovani occupati, più formazione e qualifiche più alte. Queste le parole d’ordine dell’apprendistato in Emilia-Romagna. A dimostrarlo, la delibera approvata dalla Regione che ne regola i profili formativi, così come previsto dal nuovo Testo Unico dell’apprendistato. La delibera rientra nel Piano straordinario per l’occupazione dei giovani, che ha una dotazione complessiva di 46 milioni di euro: 20 milioni per incentivare l’apprendistato; 20 milioni per la stabilizzazione a tempo indeterminato dei giovani fino a 34 anni; 3 milioni per promuovere l’assunzione a tempo indeterminato di giovani tra i 30 e i 34 anni e 3 milioni per incentivare i giovani che intendono intraprendere un’attività autonoma.

“Con questa delibera la Regione finanzia gli apprendisti per la formazione di propria competenza e offre una serie di incentivi alle imprese che intendono assumere giovani ricorrendo al contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma e per l’alto apprendistato”, spiega il consigliere regionale PD Tiziano Alessandrini.

Il nuovo Testo Unico dell’apprendistato articola il contratto in tre tipologie: qualifica e diploma professionale; qualifica professionale ai fini contrattuali attraverso una formazione sul lavoro e un apprendimento tecnico professionale; alta formazione e ricerca.

“Quest’ultima tipologia deriva da un protocollo d’intesa che la Regione ha firmato con gli Atenei emiliano-romagnoli e le parti sociali – riprende Alessandrini -. Gli studenti potranno acquisire i titoli di studio universitari di laurea triennale e magistrale, i giovani laureati il titolo di dottore in ricerca oppure conseguire il master di 1° o 2° livello, lavorando con un contratto di apprendistato nelle imprese del territorio”.

L’apprendistato in alta formazione “è basato su una forte integrazione tra i due percorsi – conclude il consigliere -. L’Ateneo riconosce e valorizza il percorso fatto in impresa e rilascia il titolo di studio finale attribuendo i crediti formativi anche per le conoscenze maturate lavorando in azienda”.
 

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