Aria di lite in Forza Italia, La Bruna (club 'Forza Silvio'): "Cambiare la dirigenza"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Lettera aperta a Forza Italia Emilia-Romagna e alla provincia di Forlì-Cesena in particolare. Viene chiamata scissione, ma nella realtà è una diaspora quella che c’è all’interno di Forza Italia, è proprio perché il momento è questo che diventa necessario la massima chiarezza nel partito, una chiarezza che non c’è, che è iniziata con quello che io definisco il tradimento di Bignami ed è continuata con la gestione privatistica del partito a livello locale e regionale. Tutto ciò ha portato anziché a dare risposte chiare che dissipassero i dubbi all’interno della dirigenza del partito, alla depurazione di chi faceva domande a cui le risposte non si sono volute dare.

Un detto popolare dice “il pesce puzza dalla testa”. Credo che non possa essere una sorpresa che chi si dichiara di Forza Italia accetti incarichi per nome e conto di altri gruppi consigliari in Comune a Forlì, non lo è e non potrà mai esserlo se i nostri dirigenti massimi giustificano comportamenti che non sono in linea con una corretta vita di partito.

I voti presi in passato non contano nulla, sono i voti che si prenderanno che hanno valore, non si dà onore a ciò che è stato se non si verifica il perché è stato, io stesso sono uno degli oltre 10mila voti tanto declamati da Luca Bartolini, io stesso ne ho portai tanti a lui in quell’occasione, c’erano dei motivi e politicamente validi, tant’è che allorché i motivi caddero alle successive elezioni, oltre a non avere preso il mio voto, Bartolini non prese nemmeno quelli di tantissimi altri, fermandosi a un modestissimo risultato, 3mila preferenze, poco più poco meno, risultato tanto modesto da non fargli ottenere il seggio.

L’esclusiva difesa della propria posizione non ha mai portato a risultati accettabili, ma soltanto a una sopravvivenza precaria, una sopravvivenza che per altro arreca un grande danno a chi ci mette la faccia in prima persona candidandosi ad una competizione elettorale regionale molto complessa e difficile in questo momento storico del nostro partito, di conseguenza la difesa della propria poltrona, di uno status quo aiuta soltanto a dividere sempre più una torta che si sta rivelando estremamente piccola. Tutto ciò alla fine non è pluralismo, come ho sentito dire più volte da Bartolini, che asserisce seraficamente che la competizione interna fa crescere il partito, ma tutto ciò è solo una dispersione di rappresentanza, che ha già portato in passato a tutti quelli che lo hanno fatto a scomparire dalla scena politica, dando però in aggiunta un gran danno al partito, un danno che oggi se non ci  mettiamo velocemente mano forse sarà irreversibile.

Quando la Bernini cadrà, perché cadrà, di Forza Italia in provincia non resterà nulla, perché della dirigenza politica attualmente rimasta, che si è isolata su se stessa, che non rappresenta altro che una modesta fila di yes man, tutte persone aggrappate a una posizione fittizia, una posizione che se non viene usata per la crescita del partito morirà, facendo morire il partito stesso.  Non è una sorpresa che l’ultima ruota del carro possa tenere i piedi in due staffe, dato che già la massima dirigenza ha i piedi in due scarpe diverse, diverse non solo nel colore ma anche nello stile e modello e non è assolutamente difficile vederlo se solo non ci si oppone a vederlo. Siccome sono in Forza Italia dalla sua nascita nel 1994 tutto ciò lo vedo e, chiaramente tacere sarebbe solamente una collusione a una decadenza che in tutta onesta mi rifiuto di accettare e viverla con passività.
 
Daniele La Bruna
Presidente club Forza Silvio
Aria Nuova - Forlì

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