Martedì, 18 Maggio 2021
Politica

Ausl unica, Pasini (Udc): "Non è questo il modo di affrontare la situazione"

"Non è questo il modo di affrontare la situazione – sottolinea Pasini – occorrono idee nuove applicabili al sistema sanitario e di welfare che aiutino comunque i cittadini ad avere dei Servizi efficienti ed efficaci"

“Uno dei segnali più preoccupanti quando si parla di sanità è rappresentato dalla cosiddetta “povertà sanitaria”, ovvero quella percentuale di popolazione che trova difficile, se non impossibile acquistare medicinali o accedere alle cure sanitarie”. Lo afferma Andrea Pasini, consigliere comunale e segretario provinciale UdC, secondo il quale “in Italia negli ultimi sette anni l’indice di povertà sanitaria è quasi raddoppiato (aumento del 97%), il che significa che sono sempre di più i cittadini costretti a tagliare le spese in una categoria così importante".

"Una condizione - illustra Pasini - che porta a conseguenze ‘nefaste’ come l’aggravarsi delle condizioni mediche e il fiorire del mercato nero dei farmaci. I dati, che fanno riferimento ad una indagine realizzata dalla Fondazione Banco Farmaceutico Onlus, testimoniano una vera emergenza a sottolineare come la crisi economica abbia stritolato le famiglie italiane tanto da costringerle a fare a meno non solo di alimenti e altri generi di prima necessità ma persino di medicine, l’ultimo consumo che una persona penserebbe di tagliare. Siamo arrivati al paradosso – insiste Pasini – che  le medicine sono diventate un lusso. Ma questo indice di gravità è solo la punta dell'iceberg di una situazione sanitaria del nostro Paese che sta scivolando verso chine drammatiche non solo per i farmaci, ma anche per il ricorso a cure assistenziali o periodiche o riabilitative ed affini".

"Come nei Paesi a basse risorse, se non si hanno i soldi per arrivare a fine mese si taglia sul welfare e sulla salute. Dobbiamo forse rassegnarci? - si chiede Pasini –  assolutamente no. Non si possono accettare tagli indiscriminati e falsamente ponderati che, ad onta di quanto viene detto per giustificarli, in realtà apportano ancora più’ disagio non solo all’utenza, ma a tutto il sistema. Tolta la prevenzione, ridotta la cura, negata la riabilitazione sicuramente si andrà incontro ad un incremento di patologie croniche o maggiormente gravi allorquando il cittadino/paziente dovrà giocoforza farsi curare".

"Non è questo il modo di affrontare la situazione – sottolinea Pasini – occorrono idee nuove applicabili al sistema sanitario e di welfare che aiutino comunque i cittadini ad avere dei Servizi efficienti ed efficaci. E questo non sembra essere il modello cui si ispira la Regione Emilia Romagna, in cui si centralizza anziché territorializzare, una Regione in cui si portano avanti istanze personali e spesso addirittura personalistiche, contrabbandandole per novità, mentre non sono altro che la negazione dei valori della comunità solidale che dovrebbe invece avere spazio proprio perché vicina alla gente".

L'esponente dell'Udc cita come esempio la casa della salute di Forlimpopoli: "Dove è finita? Con quale programmazione è stata definita e portata avanti, soprattutto con quale visione di Azienda sanitaria unica è stata fatta la scelta di smantellare l’Ospedale che era centrale rispetto a Ravenna, Cesena e Forlì e poteva essere rivalutato con ben altra prospettiva e, perché no, comunque associato alla Casa della salute? La politica Regionale ha deciso ed i nostri politici locali hanno ubbidito senza fiatare o forse senza neanche comprendere l’importanza della partita,in questo, come detto prima, ben coadiuvati dai vari direttori sanitari e generali che si sono succeduti dopo il 2005 alla guida dell’Ausl forlivese. Non è questo il modo di gestire la cosa pubblica. Occorrono idee libere e trasparenti, occorre valutare a 360 gradi quali siano le risorse sanitarie ed assistenziali e metterle in campo.  decidendo “chi fa cosa e come”  senza sciupare denari, dare al cittadino il meglio del possibile".

"Mi chiedo – conclude Pasini –  è così difficile capire il valore che, ad esempio, il terzo settore può aggiungere alla salute dei cittadini? Apriamo un tavolo di persone libere e con idee che  partendo da conoscenza e condivisione, cerchino di aiutare il sistema a funzionare meglio. Iniziamo a manifestare, senza paura e da cittadini liberi, sulle cose che non vanno. Non appiattiamoci sulla paura di dire per non pagare dazio. Produciamo una Comunità volitiva e prospettica che dia aiuto a chi ha bisogno sia di “sostanza” sia di idee”.

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