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"Basta agli attacchi sulla vita delle donne": 36 realtà forlivesi firmano l'appello

Così 36 realtà tra associazioni, sindacati e associazioni di categoria a commento della nuova campagna di Pro Life contro la pillola abortiva Ru486

"E' ora di dire basta agli attacchi sul corpo e sulla vita delle donne". Così 36 realtà tra associazioni, sindacati e associazioni di categoria a commento della nuova campagna di Pro Life contro la pillola abortiva Ru486. "Dopo la prima iniziativa che ha visto manifesti contro l’aborto farmacologico mistificare la realtà rappresentando la donna come un’incauta Biancaneve avvelenata da un farmaco che ricordiamo essere invece approvato dall’Ema e dall’Aifa, oggi l’associazione Pro-Vita esce con una nuova campagna che arriva dritta al nocciolo della questione, l’attacco alla Legge 194 e al diritto delle donne di decidere sul proprio corpo - esordisce la nota delle associazioni -. Una visione oscurantista che sminuisce e invisibilizza la donna a mero involucro, una macchina riproduttiva, senza libertà di scelta".

Una campagna, aggiungono i firmatari, "volta a colpire non solo l’autodeterminazione della donne ma a minarne la salute riportando in auge gli aborti clandestini, i ferri da calza, gli intrugli da stregoni (quelli sì veleno), e per chi se lo può permettere la fuga all’estero in cliniche private. L’intensità della campagna ci inquieta tanto da domandarci da dove provengano i finanziamenti per saturare le affissioni in tutto il paese con questo ritorno al medioevo. Ci chiediamo se i contribuenti che hanno scelto di destinare il proprio 5 per mille a una onlus apparentemente apartitica e apolitica  -Pro Vita- sapevano di stare alimentando una associazione finemente intrecciata alla peggiore formazione di estrema destra".

"Queste campagne di disinformazione sostenute dalle forze estremiste della peggiore destra italiana ed europea arrivano oggi nella nostra regione e nei nostri territori della Romagna con un messaggio distorto e discriminatorio, hanno come unico obbiettivo quello di riportare le donne ad una condizione di sottomissione tipica di una società medievale, o forse dovremmo dire tradizionale? - proseguono i firmatari dell'appello -. Diciamo no a queste barbarie, per noi donne, per il futuro delle bambine e delle ragazze di questo paese e per il rispetto e la riconoscenza che dobbiamo alle nostre madri e alle nostre nonne che si sono battute per il diritto all’aborto e per la nostra libertà di scelta. Mobilitiamoci. Facciamo appello a tutte e a tutti coloro che si sentono indignati e che vogliono far sentire la propria voce, per dire basta alla violenza anti-abortista. Chiediamo che non sia più concesso spazio o suolo pubblico a  campagne ed iniziative violente contro le donne. Chiediamo alle Istituzioni di intervenire in difesa della legge e dei diritti delle donne oggi e sempre".

Queste le 36 realtà tra associazioni, sindacati e associazioni di categoria aderenti all'appello: Gruppo Parità di Genere Forlì, Tavolo permanente delle associazioni contro la violenza di Forlì, Cgil Forlì, Uil Forlì, LegaCoop Romagna, Un secco no Forlì, Collettivo Rea Forlì, Udi Forlì, Forlì città aperta, Forum delle Donne Forlì, Associazione Luciano Lama, Consulta laica di Forlì, Il progresso delle idee Forlì, La materia dei sogni Forlì, Fondazione Lewin, Forlì, Rivista Una città, Circolo Uaar di Forlì-Cesena, Tutto a sinistra-La sottile linea Rossa, Associazione Culturale Gruppo Teatrale Malocchi e Profumi, Rete degli Studenti di Forlì, Rete Women delle donne del Mediterraneo est e sud europeo, Anpi Provinciale Forlì-Cesena, Anpi Forlì, Anpi Forlimpopoli, Coordinamento Libera Forlì Cesena, Presidio Libera Forlì, Presidio Libera Forlimpopoli, Barcobaleno Forlimpopoli, Casa Madiba Network Romagna, Messaggeri del Mondo, Vocedonna Castrocaro, Ipazia Cesena, Rimbaud Cesena, Pride Off Rimini e Arci Gay "Alan Turing" Rimini, Non Una di Meno Rimini e Casa delle donne di Ravenna. In poche ore hanno aderito il sindaco Milena Garavini di Forlimpopoli e Marianna Tonellato di Castrocaro e i sindaci Gabriele Fratto di Bertinoro e Daniele Valbonesi di Santa Sofia. Si sono aggiunte le Rsu Filctem Cgil Forlì di Lif, Lafor, Celanese, Infia, Fpe e Plastic Technology: "Vogliamo proteggere il futuro delle bambine e ragazze di questo Paese salvaguardando il diritto alla nostra libertà di scelta nel rispetto e riconoscenza di tutte quelle donne che si sono battute per questi diritti".

"Questo ci aspettavamo, e auspichiamo altrettante adesioni dalle rappresentanze delle nostre istituzioni, per evitare che il nostro territorio diventi ostaggio costante di campagne estremiste e violente sul corpo delle donne - affermano le associazioni -. Attendiamo che si aggiungano prese di posizione politiche e della società civile, a quelle già arrivate,  per una risposta coesa e partecipata a difesa del diritto all’autodeterminazione delle donne, con l'impegno di vigilare sui contenuti veicolati negli spazi pubblici delle nostre città, affinché tornino ad essere strumenti di informazione e non di violenza e discriminazione. Facciamo un appello alle donne a mobilitarsi, e agli organi di informazione affinché si preoccupino di veicolare contenuti privi di strumentalizzazioni, a garanzia  dei diritti e della salute delle donne".

L'intervento del Pd

 "A distanza di poche settimane, ci troviamo nuovamente a condividere l'appello di decine di associazioni romagnole contro la campagna di Pro-Vita che questa volta ha come bersaglio la Legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza - annunciano Daniele Valbonesi, segretario territoriale, e Maria Teresa Vaccari, segretaria comunale, del Pd forlivese -. Attaccare il principio di autodeterminazione della donna, sancito da una Legge dello Stato rientra in un piano più ampio che vorrebbe imporre una visione retrograda e oscurantista della società: le donne possono essere solo mogli e madri e chi non rientra in questi canoni deve essere pubblicamente condannata e colpevolizzata. A questo mirano le campagne di comunicazione di Pro-Vita, diffondendo informazioni false e prive di fondamento scientifico, che in nessun modo possono essere considerate 'libertà di espressione'. Nel ribadire la natura laica delle amministrazioni pubbliche e il loro ruolo nell'applicazione a livello locale delle Leggi dello Stato ci uniamo all'invito alla mobilitazione di tutta la cittadinanza per difendere i diritti delle donne, la loro dignità e la loro libertà di scelta”.

Sulla questione interviene anche Lucia Bongarzone, portavoce delle Democratiche Emilia Romagna e responsabile nazionale Pari Opportunità e Politiche per le Famiglie del Pd: "Sono comparse in città, campagne di attacco alla legge per l’interruzione volontaria della gravidanza; prima definendo veleno la Ru486 e ora attaccando apertamente la libertà di scelta delle donne, per il mezzo di camion vela che girano per la città. Interrogata, sui cartelloni contro la RU486, l’amministrazione comunale liquidò la questione come “libertà d’espressione”. Ma, definire veleno, un trattamento farmacologico approvato dall’associazione italiana del farmaco, equivale a dire che un farmaco antipiretico anziché abbassare la febbre avvelena il corpo. Di fatto una falsità. Non libera espressione. La legge sull’interruzione volontaria della gravidanza è stata approvata 43 anni fa, e ha messo fine alla pratica dell’aborto clandestino, attraverso cui moltissime donne perdevano la vita. Una scelta mai facile e sempre dolorosa per una donna, che attiene alla sua sfera privata e personale e che non ha bisogno di intolleranti pronti a puntare il dito e a condannare. Un attacco, questo, non solo alla legge ma alle donne, alla loro autodeterminazione, alla loro libertà di scelta. Una libertà messa continuamente in discussione, in modo organizzato, da ogni amministrazione di destra. Lo stiamo vedendo a Forlì, nelle Marche, in Umbria e in tutte le amministrazioni in cui i sovranisti arrivano al governo Le donne e gli uomini di Forlì vogliono questo o sono con noi nella battaglia per il diritto di scelta e per il diritto alla salute e alla sicurezza? Se abbiamo a cuore il tema dei diritti, allora, mobilitiamoci tutti contro questa vergognosa campagna che ancora una volta mette alla gogna le donne e la loro libertà di scelta".

Gessica Allegni

"Aderisco con grande convinzione all’appello “basta agli attacchi sulla vita delle donne” promosso da 36 realtà tra associazioni e sindacati forlivesi contro la campagna dell’associazione Pro-Vita volta ad attaccare l'aborto farmacologico e di fatto a negare la L.194 e il diritto delle donne a decidere del proprio corpo - afferma Gessica Allegni, assessore comunale Welfare Comune di Bertinoro e coordinatrice nazionale del Movimento politico èViva -. Da donna e amministratrice considero inconcepibile la concessione di spazi pubblici per l’affissione di manifesti esplicitamente denigratori nei confronti della dignità femminile e di battaglie che hanno rappresentato per il nostro Paese una conquista di civiltà, quale quella che ha portato al referendum del 1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza".

"Una legge che ha consentito di tutelare la salute delle donne, che ha fatto crollare il ricorso ad aborti clandestini, che ha consentito di fare prevenzione e informazione, che ha portato ad un sensibile calo degli aborti stessi, mentre affermava diritti oggi rimessi in discussione da consultori depotenziati e obiezioni di coscienza divenute strumento di boicottaggio della legge - prosegue -. La legge 194 va difesa e soprattutto applicata, non oltraggiata da immagini offensive e accusatorie, volte a colpevolizzare le donne di fronte ad una scelta che implica profonde sofferenze e che non è mai facile, come qualcuno vorrebbe provare ad insinuare". "Sono al fianco delle associazioni forlivesi e di quelle di tutta Italia in questa mobilitazione giusta e necessaria, che mi vedrà al loro fianco anche nelle future iniziative che si decideranno di intraprendere - conclude -. La l.194 non si tocca."

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