Biblioteche, archivi e musei. Casadei (Pd): “Siamo all’emergenza"

Nel 2010 le risorse regionali assegnate alle Province emiliano-romagnole per interventi in materia di biblioteche, archivi storici, musei e beni culturali ammontavano a 4 milioni e 600 mila euro

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Nel 2010 le risorse regionali assegnate alle Province emiliano-romagnole per interventi in materia di biblioteche, archivi storici, musei e beni culturali ammontavano a 4 milioni e 600 mila euro. Di questa cifra, 600 mila euro servivano per sostenere interventi con spesa corrente e 4 milioni per le spese in conto capitale. Un finanziamento fondamentale per garantire un importantissimo servizio ai cittadini e per investire nello sviluppo di qualità e nella costruzione di una società migliore. In seguito a politiche nazionali scellerate e di tagli lineari anche al settore della cultura, negli ultimi tre anni la Regione ha dovuto ridurre, fino al sostanziale azzeramento, lo stanziamento di nuove risorse derivanti dall’accensione di mutui. Con la conseguenza che il sostegno agli enti locali che co-investivano nelle istituzioni culturali (proveniente dalla parte in conto capitale) è di fatto saltato. A questo quadro, va aggiunta la situazione delle Province che, tra incertezza sulla loro futura esistenza e tagli, hanno cessato di investire sulla cultura. Spostando lo sguardo oltre la nostra regione, la situazione non migliora: il personale dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane (ICCU) ha denunciato un taglio di risorse sul progetto tale da mettere a serio rischio la continuità stessa del catalogo, principale infrastruttura di una rete, da sempre sostenuta da Regioni e Enti locali, che fornisce preziosi servizi al territorio. Tra lo zero attuale e i 4 milioni del 2010 ci sono possibilità che bisogna assolutamente vagliare, per non perdere un patrimonio inestimabile che caratterizza la nostra identità culturale e per non mettere a rischio posti di lavoro. Il lavoro culturale è da troppo tempo sminuito ed emarginato: su questo occorre davvero un cambio di rotta radicale. Nell'immediato occorrono interventi su tre piani: urge un'inversione di tendenza da parte del governo nazionale che deve investire di più in cultura (e anche turismo) come comparti decisivi del settore economico dell'Italia; occorre poi implementare anche da parte della Regione il reperimento di fondi dall’Europa: una via, questa, da perseguire con slancio e nuova capacità di integrare progetti e professionalità; infine, i Comuni devono sempre più lavorare in rete e per sistemi territoriali, coinvolgendo nella loro azione altri enti e soggetti associativi ed economici, così come si sta facendo, per esempio, nell’ambito del progetto “Ravenna 2019: capitale europea della cultura”. Non si esce dalla crisi senza una nuova concezione della cultura, e nuovi investimenti nei suoi diversi settori.

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