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Forlì e Co traccia il bilancio di fine anno: "Pug in ritardo e valorizzazione del centro storico ormai un buco nero"

Tra le opere prese in esame dal gruppo di opposizione c’è il palazzo del Merenda, “con quattro stralci di intervento annunciati almeno dieci volte in tutti questi mesi"

“Tre anni e mezzo di governo di questa Amministrazione confermano tutti i limiti della sua capacità di governo della città, priva di una visione e di una progettualità di lungo respiro, inadeguata a rispondere alle sfide di tempi difficili e complessi come i nostri”. Si apre con un affondo la conferenza di fine anno del gruppo consiliare Forlì e Co sull’azione politico-amministrativa dell’attuale Amministrazione, una sorta di bilancio consuntivo redatto dal punto di vista della forza di opposizione che prende in esame quanto fatto, o non fatto, principalmente in tema di opere pubbliche. 


A partire dal ritardo nella definizione del Pug, il Piano urbanistico generale, il piano regolatore, ovvero il documento strategico che disegna, dal punto di vista urbanistico, ma non solo, l’assetto della città del futuro. “La maggior parte dei Comuni della nostra Regione - spiega Federico Morgagni, capogruppo di Forlì e Co - ha ultimato la fase di preparazione e in qualche caso di approvazione del Pug, come ad esempio a Reggio Emilia e a Cesena. Mentre il piano regolatore della nostra città, come confermato dall’Amministrazione stessa, sarà pronto solo nel 2024. Nulla sappiamo delle sue linee strategiche. La nostra città sovrabbonda ormai di attività commerciali, ma niente è dato sapere sulla dislocazione delle future aree previste. I termini di presentazione del piano, collegato alla legge regionale 24 del 2017 a consumo di suolo zero, erano fissati al 31 dicembre 2021, e noi li abbiamo ampiamente superati. Basti pensare che l’Ufficio del Comune che si dovrà occupare dei contenuti e della scrittura del nuovo piano regolatore è stato nominato solo nella primavera di quest’anno”.

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Tra le opere prese in esame dal gruppo di opposizione c’è il palazzo del Merenda, “con quattro stralci di intervento annunciati almeno dieci volte in tutti questi mesi - dicono i consiglieri -, di cui tre finanziati con i fondi del Pnrr, dei quali in tre anni e mezzo non è stato ultimato nemmeno il primo, che fu messo a punto nel 2019 dalla precedente Amministrazione”. E poi ci sono gli interventi di recupero dell’ex asilo Santarelli, finanziato con fondi Por Fesr 2014-2020 “di cui avevano assicurato il recupero entro dicembre 2022, ma anche qui tutto fermo”.

C’è poi la partita del centro storico e della sua sua valorizzazione, “un buco nero - la definiscono i consiglieri Morgagni e Giorgio Calderoni - da cui emerge, dopo tre anni e mezzo, tutta la distanza fra le promesse fatte al momento dell’insediamento di questa Amministrazione e quanto effettivamente realizzato. Da noi sono venute molte proposte: sulla mobilità, sulla riorganizzazione dei servizi per i residenti e sul turismo, sempre inascoltate. Sul turismo l’unica proposta concreta è arrivata dall’assessore alla Cultura Valerio Melandri, quella di spostare la Collezione Verzocchi a Palazzo Albertini, che non sarà pronto prima del 2024”. 

“Nella nostra città si è sempre pensato in termini di prospettiva, lo si è fatto con la realizzazione del San Domenico, con l’Università e con il Polo ospedaliero - dice Calderoni - ovvero con una visione lunga capace di dare una propulsione allo sviluppo della città. Ci pare che questa Amministrazione non abbia un’idea complessiva di una tale portata, ma ragioni a singoli progetti come pezzi di un puzzle”. 

Per quanto riguarda l’acquisizione da parte del Comune dell’ex Eridania e la sua futura destinazione, il gruppo consiliare propone un percorso partecipato, come in altri Comuni d’Italia, ad esempio per la Darsena di Ravenna e per lo stadio San Siro di Milano, in cui siano i cittadini, attraverso un dibattito aperto, come prevede l’istruttoria pubblica speciale, a decidere della sua vocazione.
Le critiche dei consiglieri non sono rivolte solo alle scelte strategiche operate in questi anni ma anche alla gestione delle emergenze. 

“E’ dal mese di gennaio che chiediamo al Comune di adottare misure straordinarie per fare fronte agli aumenti dovuti alla crisi energetica. Ma nessuna misura è stata adottata. L’assessore al Bilancio Cicognani si vanta di aver mantenuto invariate le tariffe nel bilancio di previsione del 2023, a fronte dell’aumento dell’inflazione, ma forse non si rende conto dell’effetto reale che l’inflazione ha sui bilanci delle famiglie. Nella nostra Regione tutti i Comuni hanno introdotto qualche intervento di sostegno: chi contributi aggiuntivi per il pagamento delle bollette, chi fondi di solidarietà straordinari in casi di povertà estrema. E’ stato messo a punto il piano di efficientamento energetico di alcuni edifici pubblici di competenza del Comune, ad esempio le scuole, è vero, ma non basta. Se questo piano avesse interessato anche gli impianti sportivi, dove si rischiava di non avere più l’acqua calda per le docce dei ragazzi che si allenano ogni giorno, di sicuro le bollette sarebbero state molto più basse”. 

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