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Bilancio di Hera, commissione infuocata in Comune. Pirini all'attacco della società

"Se il Gruppo Hera non fosse una società quotata in borsa, sarebbe costretta a presentare i libri contabili in tribunale". A lanciare questo macigno in commissione comunale, dove è stato presentato il Bilancio economico e di sostenibilità di Hera Spa, è stata Raffaella Pirini,

"Se il Gruppo Hera non fosse una società quotata in borsa, sarebbe costretta a presentare i libri contabili in tribunale". A lanciare questo macigno in commissione comunale, dove è stato presentato il Bilancio economico e di sostenibilità di Hera Spa, è stata Raffaella Pirini, capogruppo della lista civica DestinAzione Forlì. Presenti l'ad Maurizio Chiarini, il consigliere Roberto Saccheti, il direttore territoriale Franco Fogacci e il presidente del Comitato per il Territorio Forlì-Cesena di Hera Spa Paolo Talamonti.

Ha illustrato la consigliera comunale: "Nel bilancio 2012 il debito a lungo termine è passato da zero milioni a 2 miliardi 441 milioni di euro (per l’esattezza: 2.440.994 milioni ) una cifra reale, consultabile nei documenti pubblicati sul sito web della stessa Hera, alla voce "finanziamenti scadenti oltre l'esercizio successivo".

“In tutti i bilanci di esercizio delle società partecipate presentati ai consiglieri comunali di Forlì non è stato mai riportato in maniera chiara ed inequivocabile l’ammontare del vero indebitamento - ha continuato Pirini -. Un’usanza disdicevole che evidentemente ha una finalità politica: nascondere lo stato delle cose, far sembrare meno amara la realtà. E’ stato così per Sapro , in cui sembrava che il bilancio fosse quasi in pareggio, mentre poi se ne chiese il fallimento per 130 milioni di euro di esposizione con le banche; per Seaf , di cui ne conosciamo la fine, ed oggi anche per Hera: nella documentazione presentata nel bilancio di sostenibilità viene citata la voce "posizione finanziaria netta - valore aggiunto del 2012" , pari a 2 miliardi 216 milioni di euro. Ma nel sito web del gruppo, invece, viene chiamata con il suo vero nome, ovvero: "indebitamento finanziario netto". Sempre in merito al bilancio, si può fare una valutazione dello storico del patrimonio di Hera: dalla data della quotazione in borsa di Hera (circa 10 anni fa), il patrimonio netto della società passa da 1 miliardo 450 milioni di euro a 1 miliardo 895 milioni di euro appena".

La capogruppo della lista civica DestinAzione Forlì ha sferrato inoltre un attacco sul terreno delle tariffe ("quelle di Hera sono tra le più care d'Italia”) e dei soldi pubblici spesi per “mantenere” le poltrone dei top manager “che guadagnano cifre da capogiro”: “Secondo dati di stampa il presidente Tomaso Tommasi di Vignano e l'amministratore delegato Maurizio Chiarini si spartiscono più di un milione di euro di emolumenti. Per questo sono stati messi sotto accusa proprio nel corso di una tumultuosa assemblea di Hera da alcuni sindaci e sono stati salvati dal Comune di Bologna che ha votato a favore del mantenimento dei superstipendi del vertice aziendale. Ai cittadini è giusto far sapere quanto incidono questi “super stipendi” e il corrispettivo di tutti gli amministratori Hera di tutte le partecipate  sul 58% del valore aggiunto, ovvero sulla percentuale dei costi che deve sostenere per gli stipendi dei normali dipendenti”. Un’osservazione che attende ancora una risposta".

"“Dal bilancio emerge che il gruppo ha avviato meno investimenti per 35,6 milioni di euro e non garantisce ancora i parametri previsti in normativa della raccolta differenziata (è al 51%, mentre dovrebbe essere al 65%) - ha tuonato la consigliera cominale -. Quindi Hera  è “fuorilegge”. La quota reale di differenziata fra l’altro è all'incirca la metà di quella sbandierata! E la raccolta rifiuti ‘porta a porta’ è stata bloccata a causa di impedimenti frapposti dal gestore”.

Ha accusato ancora Pirini: “Hera non è in linea con i parametri di legge perché punta sull'incenerimento: scelta scellerata voluta bypartisan  dai  partiti in Parlamento, una scelta legata alle sovvenzioni come fonti rinnovabili già messa sotto accusa dall'opinione pubblica che chiede invece un’aria meno inquinata e senza diossine. E poi su Hera incombe quello che per noi non solo è un ingiusto sovraccarico tariffario, ma è anche un inspiegabile scelta di governance: se una società come Romangna Acque già si accolla i costi per la manutenzione che dovrebbero essere a carico di Hera, allora perché non trasferire tutta la gestione a Romagna Acque, affidando agli enti pubblici il servizio (svincolandolo da una logica di lucro) e allineandolo alla ri-pubblicizzazione del servizio di raccolta rifiuti come si vuol fare nel forlivese? Ad oggi tutti i cittadini scontano la politica di Hera assoggettata alle dinamiche di una classica spa: insegue il facile guadagno, a costo di: massimizzare i ricavi, aumentare le tariffe  ed i consumi (più si bruciano rifiuti e più si consuma acqua e più Hera guadagna), e  per contro, riduce i costi , gli investimenti  e la qualità del servizio”.

“I Comuni - secondo l'opinione di Pirini - dovrebbero sfilarsi definitivamente dalla compagine societaria di Hera e gestire in house i servizi relativi a rifiuti e acqua, che sono beni comuni. E questo è quello che , in parte molti sindaci del comprensorio forlivese stanno cercando di fare, tranne uno. Noi non abbassiamo la guardia”. Pirini ha concluso ricordando però "come il gruppo Hera sia riuscito a farsi finanziarie l'acquisizione della Acegas-Aps con i soldi pubblici del Fondo della Cassa Depositi e Prestiti proprio per abbattere il debito e indebolire il peso degli enti locali. Un’operazione da 150 milioni di euro mal vista  dai comitati acqua pubblica dell'Emilia Romagna che hanno definito l’ accordo un' "operazione oscura che porterebbe l'indebitamento di Hera a 2 miliardi e 800 milioni con in più il rischio che il pacchetto azionario detenuto dal Patto di sindacato dei comuni emiliano-romagnoli scenda sotto il 50%".

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