Biserna (Idv): "La vittoria di Orlando la sento un po' come mia"

“La vittoria di Orlando a Palermo, che va oltre la sua sindacatura, la sento un pò come mia in quanto il 21 marzo 91 nacque la Rete a Palermo, e io c' ero, ed oggi 21 maggio 2012 a Palermo può, anzi deve, partire una nuova primavera "

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

“La vittoria di Orlando a Palermo, che va oltre la sua sindacatura, la sento un pò come mia in quanto il 21 marzo 91 nacque la Rete a Palermo, e io c' ero, ed oggi 21 maggio 2012 a Palermo può, anzi deve, partire una nuova primavera da coltivare per tutta la nostra Italia.L' esperienza di allora ci può aiutare a non fare gli sbagli che quella stagione fece. Allora padre Pintacuda diceva che si doveva creare un contenitore per tutte quelle energie che ad un certo punto si sarebbero avviate. Il punto era il "quando" si sarebbero messe in moto e questo "quando" allora lo si pensava vicino. Così non fu. Oggi le condizioni sono simili e diverse insieme. Il contenitore di allora padre Pintacuda lo vedeva nei "partiti", oggi, da quello che sta succedendo, potrebbe non essere. In secondo luogo oggi quel passaggio è veramente alle porte perchè le situazioni, al contrario di allora, sono assolutamente degenerate e di questo ne è consapevole una moltitudine di persone, mentre nel 91 non era così. E infine. A quell'epoca la primavera partì da una città, Palermo ed oggi stiamo appunto partendo, anche se in modo nuovo, dalle città. Sono partite Napoli, Milano, Cagliari, Genova, anche Parma, ecc.. e, mi permetto di dire, pure Forlì. Ognuna con la sua storia, con le sue caratteristiche, ma tutte all'insegna di una rigenerazione e della fatica nel portarla avanti.Ebbene, a questo punto che facciamo per cercare di uscire dalla palude che ci attraversa in ogni direzione.Riaffermo l' esigenza di riconoscersi, di una identità, di unirsi in comportamenti e leggi morali come mai fatto prima d' ora. Una Carta dei Valori dove non sia facile barare, fingere, dove si guardi alla realtà delle cose per quelle che sono, dove non si denunci e offenda l' altro perchè ciò può tornare utile. Questo è il vero e primo degrado da combattere, gli altri sono tutti importanti, ma vengono dopo. Così come i programmi. Credo quindi fondamentale andare avanti su questa linea, la cui legittimazione però la può dare solo il consenso popolare, un consenso popolare che più che sui partiti potrebbe essere sulla Carta dei Valori. Una rivoluzione? Un passaggio obbligato del cambiamento necessario?”

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