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Bufera Ausl unica, gli infermieri con Balzani: "Mantenere l'eccellenza forlivese"

Il presidente del Collegio Ipasvi di Forlì-Cesena (Infermieri professionali, Assistenti sanitari, Vigilatrici d'infanzia", Franco Gatta, esprime tutta la sua preoccupazione per come la Regione sta gestendo il processo di unificazione delle quattro Aziende Usl

Il presidente del Collegio Ipasvi di Forlì-Cesena (Infermieri professionali, Assistenti sanitari, Vigilatrici d'infanzia”, Franco  Gatta, esprime tutta la sua preoccupazione per come la Regione sta gestendo il processo di unificazione delle quattro Aziende Usl di Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini, e chiede che vengano tutelate le eccellenze, riconosciute a livello nazionale, della sanità forlivese. “I modelli sanitari davvero efficaci sono quelli che rispondono realmente alle esigenze dei pazienti. - afferma - La loro costruzione richiede, quindi, confronto con le comunità locali e i diversi attori coinvolti, analisi dei bisogni e delle specificità dei singoli territori, nonché una valutazione delle aspettative che i cittadini hanno circa la soddisfazione delle proprie necessità di salute”.

“Francamente, il percorso intrapreso dalla Regione Emilia-Romagna nella realizzazione di un’Azienda Usl unica per tutta la Romagna non pare affatto andare in questa direzione, anzi, l’impressione è che ci si stia muovendo in senso diametralmente opposto. - sottolinea Gatta - Come Collegio Ipasvi abbiamo precisi compiti deontologici in materia di promozione della salute, prevenzione della malattia, cura e assistenza dei cittadini, ragion per cui ci sentiamo più che mai coinvolti e interessati dall’attuale dibattito sul futuro assetto della sanità romagnola. Non nascondiamo che l’accelerazione impressa negli ultimi tempi al processo di unificazione delle quattro Aziende Usl di Forlì, Cesena, Ravenna, Rimini, ci preoccupa non poco. Perché questa fretta improvvisa, questa mancanza d’interesse per quello che pensano i cittadini? Non possiamo che concordare pienamente col sindaco di Forlì Roberto Balzani quando denuncia che la Regione Emilia-Romagna sta pretendendo di realizzare l’Azienda unica partendo dal tetto anziché dalle fondamenta, definendo prima la legge, cioè l’individuazione del direttore dell’Ausl unica, poi la concreta organizzazione. Purtroppo, viste le reazione dei suoi colleghi, il sindaco Balzani sembra l’unico ad aver capito che, per come si va configurando, quello delineato dalla Regione è un progetto calato dall’alto, deciso a livello politico e istituzionale senza un reale coinvolgimento delle comunità locali, che rischiano di vedere peggiorare la qualità dell’assistenza sanitaria. Non dimentichiamo, infatti, che il modello di Azienda sanitaria unica, dove è stato applicato ha dato pessimi risultati, tant’è che tutte le realtà in cui è stato sperimentato sono tornate indietro, privilegiando un’organizzazione basata su Aziende più piccole e su una stretta integrazione fra ospedale e territorio”.

“A nostro avviso, la concentrazione dei servizi amministrativi può rivelarsi effettivamente vantaggiosa, in quanto in grado di creare economie di scala, mentre dal punto di vista di quelli sanitari non siamo così sicuri che l’unificazione implichi reali benefici per i pazienti. - afferma Gatta - Quale sarà, ad esempio, il futuro delle eccellenze della sanità romagnola nell’Azienda unica? Tale quesito riguarda soprattutto l’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì, indicato a più riprese, in questi anni, da televisioni e giornali, come ospedale fra i più avanzati a livello nazionale; l’ultimo esempio è di poche settimane fa, quando la trasmissione di Rai3 “Presa Diretta”, curata da Riccardo Iacona, ha mostrato come punte di eccellenza della sanità regionale il Sant’Orsola di Bologna e l’ospedale di Forlì, non menzionando altre Usl dell’Area Vasta Romagna. Ci piacerebbe, dunque, sapere dalla Regione se i livelli di qualità cui sono abituati i cittadini forlivesi resteranno inalterati, e se, nel nuovo contenitore che si sta preparando, le eccellenze del “Morgani-Pierantoni” verranno adeguatamente valorizzate. Prima di ragionare su chi dirigerà la nuova Azienda unica sono questi i nodi che vanno sciolti, altrimenti sorge spontaneo il dubbio che tutta l’operazione sia funzionale soltanto ad assecondare la voglia di poltrone di qualcuno e alcuni campanili a discapito di altri.
Come Collegio, ci preme, inoltre, ribadire tutta la nostra solidarietà al sindaco Roberto Balzani, il solo, sino ad ora, ad aver espresso una visione di sanità romagnola coerente con la necessità di privilegiare effettivamente i bisogni di salute dei cittadini”.

Interviene nuovamente anche il capogruppo del Pdl in consiglio provinciale Stefano Gagliardi: "“Poco meno di un anno fa  l'assessore regionale alla sanità Carlo Lusenti, invitato dalla conferenza territoriale sociale e sanitaria di Forlì, si è presentato, tra gli altri, ai consiglieri comunali e provinciali nella sala del consiglio comunale di Forlì, per discutere dei tagli, dei servizi, degli accorpamenti e del piano di rientro. Allora l’Assessore disse che la Regione non avrebbe posto tempi e condizioni particolari per giungere all’unione delle ASL e che avrebbe rispettato le decisioni del territorio. Considerato quanto sta accadendo in questi giorni, con le giuste, anche se tardive, prese di posizione del Sindaco Balzani, mi auguro che la Conferenza suddetta inviti nuovamente l’Assessore per chiarire tutti i punti che ancora oggi rimangono nella più densa oscurità. Troppo facile rispondere con delle letterine. E’ necessario inoltre capire se quanto sta accadendo, con le prese di posizione di  Balzani sulla sanità o su Hera, siano reali e veritiere, oppure se dovute solo alla vicinanza della prossima campagna elettorale e dalla tentazione di cavalcare temi cari ai cittadini. Se prevalesse il secondo aspetto, sarebbe gravissimo utilizzare questi temi con il rischio di isolare e penalizzare il nostro territorio anche nel campo della sanità, viceversa, massima disponibilità a difendere le nostre eccellenze nel campo sanitario e non solo; da sempre affermiamo che la salute non ha colore politico. Non è possibile dispensare 2 miliardi di euro senza una seria programmazione ed un attento studio delle singole realtà e del loro valore”.

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