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Bufera sull'Ausl unica: il Pd si spacca e il Pdl 'gira il coltello nella piaga'

Le dichiarazioni dei sindaci del territorio forlivese e della Conferenza socio sanitaria, che criticano il modus operandi della Regione, per bocca del primo cittadino di Forlì, Roberto Balzani, sono sostenute dal deputato Marco Di maio e criticate dal consigliere regionale Tiziano Alessandrini

Il Pd si spacca anche sull'Ausl Unica. Le dichiarazioni dei sindaci del territorio forlivese e della Conferenza socio sanitaria, che criticano il modus operandi della Regione, per bocca del primo cittadino di Forlì, Roberto Balzani, sono sostenute dal deputato Marco Di maio e criticate dal consigliere regionale Tiziano Alessandrini, che afferma: “La Regione Emilia-Romagna ha sempre detto che si sarebbe resa disponibile ad accompagnare il percorso di fusione delle quattro Ausl, solo qualora fosse nato dal basso e perorato da ciascuno dei quattro territori coinvolti. Per questo trovo francamente poco comprensibile la reazione dei sindaci forlivesi, quando di fronte ad un progetto di legge, in fase di definizione, da parte della Regione parlano di necessità di una “ripartenza democratica”.

Anche il vicepresidente della Provincia Guglielmo Russo aveva criticato la posizione assunta da Balzani. Rimarca Di Maio: “L'idea di realizzare un'unica azienda sanitaria romagnola non è in discussione. L'Ausl unica di Romagna era e rimane un obiettivo da perseguire con tutta la determinazione necessaria; occorre farlo, però, con la necessaria condivisione che le comunità locali devono avere. La Regione fa bene, avendone peraltro la competenza diretta, a porsi come coadiuvante e regista dell'operazione, peraltro voluta dai territori romagnoli e da Forlì in particolare; il territorio forlivese, con le sue professionalità qualificate, con i suoi operatori, con la totalità dei sindaci (senza distinzione di colore politico) schierati, con il sostegno delle forze sociali ed economiche, deve pretendere garanzie e assicurazioni circa il percorso che farà nascere questa azienda. Insomma  un confronto non sui dettagli, ma sulla sostanza del progetto di Azienda sanitaria unica romagnola (che, giova ripeterlo, non è in discussione come obiettivo). Che non può essere deciso da un maxi-direttore generale”.

Secondo Alessandrini, invece, “le diverse discussioni effettuate nelle conferenze socio-sanitarie e gli incontri regionali, alla presenza dei principali attori di questa scelta (Regione, Sindaci, Presidenti delle Conferenze e presidenti delle Province  o delegati, Direttori Generali delle Ausl), hanno definito il percorso di costruzione dell’Ausl unica con decisioni unanimi. Che una legge regionale si proponga di normare la nuova organizzazione, di definire la governance, di delineare i confini territoriali della nuova Ausl non mi sembra indicare una volontà di espropriare competenze e decisionalità. Il problema vero, oggi, è che la legge di costituzione dell’AUSL romagnola rappresenta forse l’aspetto più semplice anche se non scontato, perché comunque occorre portare a sintesi unitaria i bilanci, gli stati patrimoniali, regimi fiscali delle singole aziende. La partita vera è quella che si apre dopo, quella della capacità degli amministratori di trovare accordi e compromessi alti, in grado di mettere a disposizione dei cittadini romagnoli una sanità ugualmente ed anzi maggiormente qualificata e, nel contempo, meno costosa. Ecco perché è necessario che tutti gli attori istituzionali, a partire dai Sindaci, dimostrino di sapere cooperare, mediare, lavorare in un’ottica di solidarietà territoriale e di gioco di squadra”. Di fatto i due politici del Pd, sono in disaccordo sul percorso e sulle priorità costitutive intraprese dalla Regione, anche se gli obiettivi sono gli stessi.

Di Maio poi entra nel concreto: “pensando al territorio forlivese, ci sta a cuore capire come si valorizzano le eccellenze della sanità locale dentro questo contesto, l'ospedale "Morgagni-Pierantoni" e l'Irst-Ircss di Meldola; come si evitano doppioni di prestazioni che altro non fanno che appesantire i costi. Come si assicurano i posti di lavoro e la stabilizzazione dei precari, sia quelli diretti che quelli che ruotano attorno al comparto sanitario perché impiegate nelle aziende fornitrici. Del resto stiamo parlando di un soggetto che avrà un 'giro' economico che si aggirerà attorno ai 2 miliardi di euro, dovrà gestire oltre 30 ospedali tra pubblici e privati (di cui 15 pubblici) e, soprattutto, occuparsi della salute dei cittadini. Insomma, vale la pena approfondire bene per far sì che l'Ausl unica operi con la massima efficienza possibile e migliorando la qualità del nostro sistema sanitario”.

In questa divergenza di opinioni si inserisce l'interrogazione del capogruppo in consiglio provinciale del Pdl, Stefano Gagliardi, e del consigliere Valerio Roccalbegni, che ricordano: “ Da mesi stiamo denunciando quanto sta accadendo nella sanità forlivese, con il cambiamento in negativo dell’organizzazione sanitaria locale, non tanto per demeriti di chi la gestisce direttamente, ma per quelle che appaiono assurde imposizioni politiche di persone o non abbastanza interessate o,  come la Regione, non sufficientemente impegnate alla qualificazione del territorio forlivese. Da mesi solleviamo i pericoli relativi alla dequalificazione dell’ospedale Morgagni Pierantoni,  con il rischio che non sarebbe un presidio ospedaliero di secondo livello e, di conseguenza, verrebbe condannato a divenire poco più di un ospedale di medicina generale. Fino ad oggi ci veniva detto che tutto era sotto controllo e che non era vero che siamo succubi delle direttive di Bologna, poi, improvvisamente, leggiamo le polemiche del Presidente della Conferenza Socio Sanitaria e di altri sulla mancata democrazia e partecipazione alle scelte che la Regione sta imponendo”.

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