Burnacci (PdL): "Messaggio papale non è per Berlusconi"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

L’attuale Papa, prima del suo viaggio in Germania, inviò al Capo dello Stato un messaggio, attualissimo, nel quale auspicava un forte rinnovamento etico in coloro che hanno in mano le sorti della cosa pubblica. Quasi tutti i commentatori dei quotidiani più diffusi e l’opposizione, dal P.D. all’Italia dei Valori, hanno ipotizzato che il Papa volesse rivolgersi a Berlusconi innanzitutto e al suo governo. Così il grande significato del messaggio papale si è trasformato in qualcosa di ridotto e risibile, da strumentalizzare. Il grande respiro della raccomandazione papale invece riguarda tutti noi amministratori pubblici, ad ogni livello, anche a Forlì, di opposizione e di governo. Sarebbe poca cosa se si riferisse solo alla vita privata di ciascuno.

La vita privata deve rispettare delle regole pubbliche di comportamento ma c’è un nocciolo interno del proprio io, dalla sessualità ai rapporti di coppia, su cui serve un atteggiamento di rispetto e di difesa della privacy. Il solenne richiamo papale al rinnovamento etico può riguardare i rischi contenuti nella società del benessere e nello stesso sistema capitalistico occidentale. Il benessere economico di per sé non è affatto male: lungi da noi l’idea di una salvifica spinta pauperistica. Ma più cresce il benessere, più devono dilatarsi e rafforzarsi i valori, dalla solidarietà all’equità, al fine di evitare che il “bello” diventi una cornice esterna senza contenuto, edonistica ed apparente, che in verità fa diminuire la felicità e le aspirazioni. L’arricchimento finanziario e l’autosufficienza, secolarizzando sempre più il mondo, sembrano indebolire la religione e minare le radici cristiane della società italiana ed occidentale. Ma non deve essere così.

E’ sbagliato pensare che difendere le radici cristiane della società odierna sia compito dei cattolici e che i laici se ne debbano tener lontani, per non incrinare i principi della laicità. Tra i valori cristiani e i valori etici e civili c’è spesso ampia coincidenza: i valori cristiani mettono le fondamenta in Dio, principio e fine di tutto; i valori civili pongono le radici nella comunità storicamente determinatasi e sui principi di progressività e di giustizia. Ma il Dio cattolico si è fatto uomo: difendere i valori cristiani è quindi compito di tutti e significa tutelare contemporaneamente le basi stesse del vivere sociale e civile. Le distorsioni del benessere sono molte, dalla crescita dell’individualismo alla diffusione di forme di egoismo, alla diminuzione della solidarietà e della tensione alla giustizia sociale.

Il benessere quindi non “corrompe” automaticamente lo sviluppo: ma più si diffonde la ricchezza, più deve crescere la consapevolezza che non siamo nati solo per noi stessi ma anche per il bene comune. Il rinnovamento etico comporta quindi un rinnovato amore ed impegno per il bene degli altri, siano essi vicini o lontani. Il mondo dei poveri non è solo di chi ci vive accanto. La nostra società, risultante dallo sviluppo storico, spesso ha visto le classi prevalenti accrescere le loro ricchezze e capitali. Ma la società capitalistica è l’unica che ha mostrato di funzionare: ove, come nell’URSS, si annullò la storicità, eliminando le disuguaglianze di origine, facendo partire tutti da un mitico eguale punto di partenza, tutto si è inceppato drammaticamente per decenni e gli interessati hanno patito e ancora patiscono. La diffusione della ricchezza quindi depaupera “l’anima” dell’uomo e della società solo se è fine a se stessa; di pari passo devono crescere onestà, bontà, giustizia sociale, con l’occhio sempre rivolto a sviluppare e sostenere le potenzialità di ciascuno, il suo lavoro. All’interno del capitalismo può crescere un pluralismo economico diffuso, che può comprendere migliaia di aziende e persone che mettono in gioco le loro possibilità e sfide. Il rinnovamento etico non riguarda quindi gli altri: tocca ciascuno di noi, il nostro essere “pubblico”. Siamo seduti nel Consiglio Comunale di Forlì, all’opposizione o in maggioranza. Il bene comune comporta anche un saper leggere e interpretare i bisogni della società forlivese, di chi è già in condizione di agire come soggetto economico e di chi ha difficoltà, aggravate dalla crisi generale. Non basta l’onestà: servono azioni ed opere giuste, con spirito laico o religioso, in ogni caso con passione civile.

I beni materiali sono importanti: ma c’è una bellezza immateriale che è il cemento delle società libere: essa agisce come un lievito che fa fermentare dal basso la crescita. E quel tanto e quel po’ di felicità che possiamo conquistare dipende dal fatto che ciascuno di noi, accanto alla difesa della sua famiglia, vuole nel contempo la preziosità e la salute delle altre famiglie, della natura, dell’ambiente. Nella società romagnola c’è sempre stata una forte coscienza laica, non un superficiale laicismo. A Forlì anche il confronto tra maggioranza e opposizione può elevarsi, riempirsi non di un nuovo buonismo ma essere illuminato di una crescente capacità di ben amministrare. Il vero rinnovamento etico non può essere conquistato una volta per tutte: occorre diventi la regola di ogni giorno, con grandi conquiste ed anche piccoli passi. Senza volontà in tal senso, il progresso è effimero, esterno: si sciupa e si depaupera presto. Forlì può essere laboratorio di rinnovamento etico.

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