Burnacci (Pdl): "Rivedere il welfare forlivese"

Nella nostra Italia, il sistema di welfare è stato costruito negli anni ‘70, con i governi a partecipazione DC e PSI. Oltre alla riforma della sanità e delle pensioni, si ebbero le leggi sulla scuola materna statale, sugli asili nido, sulla scuola media unica, sulla cassa integrazione

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Nella nostra Italia, il sistema di welfare è stato costruito negli anni ‘70, con i governi a partecipazione DC e PSI. Oltre alla riforma della sanità e delle pensioni, si ebbero le leggi sulla scuola materna statale, sugli asili nido, sulla scuola media unica, sulla cassa integrazione. Il sistema del welfare si arricchì con interventi per gli handicappati, i disabili, gli anziani non autosufficienti: anche gli Enti Locali, particolarmente i Comuni, misero a punto, con contributi per l’affitto ed altre forme, un sistema di maggiore protezione per tutti e per i più deboli. Le Regioni, nate nel ’70, dovevano poi distribuire i fondi della sanità, facendo gestire la salute alle AUSL. e acquisivano altre importanti competenze sul Fondo sociale, nonché sulle case popolari.
Siamo oggi al 2013, attraversiamo un periodo di grande crisi economica: dobbiamo essere capaci di mantenere il sistema di welfare, ristrutturandolo nelle parti che devono essere riformate e dobbiamo trovare le risorse per le nuove situazioni di povertà e per rispondere alle emergenze sociali. Il gruppo consiliare P.D.L. del Comune di Forlì, fin dal Bilancio 2010, ha sostenuto che il Comune, proprio perché è il ramo più basso della democrazia e il più vicino ai cittadini, avrebbe dovuto recepire i nuovi bisogni emergenti dalle famiglie durante la crisi economica e darvi la migliore veloce risposta. Nel Bilancio 2011 ci fu solo il segno puramente simbolico di 100.000 euro; nel 2012 la disponibilità è stata di 700.000 euro, cifra abbastanza significativa. Di recente, nelle Commissioni consiliari del Comune di Forlì, si è fatto un approfondimento sull’utilizzo di quei 700.000 euro, anche alla luce del fatto che per il 2013 ne sono previsti 600.000, con altri 200.000 da reperire nel corso dell’anno.Nel corso del 2012 i soldi sono stati utilizzati per contributi abitativi, per aiuti per le utenze domestiche, per la riduzione delle rette nei centri educativi pomeridiani, per contributi una tantum e continuativi, per borse lavoro e per mensa e posti letto di prima accoglienza, per lavoratori in cassa integrazione o in mobilità. In ogni caso, analizzando le prese in carico delle assistenti sociali (973), si rileva che è crescente lo stato di disagio di molte famiglie e dei singoli. Naturalmente, oltre all’utilizzo dei citati straordinari 700.000 euro, il Comune di Forlì fa diversi altri interventi, direttamente, o attraverso le cooperative, cui ha appaltato i servizi. Tra questi servizi c’è l’assistenza domiciliare agli anziani (cui contribuisce anche la Fondazione con un contributo di 400.000 euro per gli assegni di cura) ed ai disabili.
Ci sono la Casa di riposo “Orsi Mangelli” ed altri Centri Diurni, a partire da quello di Via Campo di Marte.
Il Comune provvede poi all’integrazione delle rette per l’inserimento in strutture. Ci sono gli interventi per i minori, in base a leggi specifiche. Il Comune spende totalmente 8.200.000; partecipa poi al Piano di Zona insieme ai Comuni del Circondario. Naturalmente quella spesa sociale di 8.200.000 euro non è tutta a carico dei Forlivesi: il Comune riceve soldi del Fondo Nazionale e del Fondo Regionale, pur in riduzione. Riceve anche soldi per la compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini perché i servizi non sono gratuiti e il cittadino assistito, molte volte, ha a suo carico una quota. Siamo in una fase in cui alcuni servizi stanno passando direttamente all’AUSL. C’è poi l’Azienda Casa (ACER) che gestisce il patrimonio dell’edilizia pubblica. Il Comune di Forlì comunque, per la gestione degli interventi sociali, utilizza direttamente suo personale (dirigenti, dipendenti, assistenti sociali) che, a consuntivo 2011, è costato 1.932.000, nonostante il Comune abbia appaltato molti servizi all’esterno (generalmente alla CAD), dalla assistenza domiciliare alla gestione dei Centri diurni, dalla Comunità Alloggi ai Servizi per disabili ecc.
A Forlì oggi c’è da aprire un grande dibattito sulla questione sociale: certo, questo tavolo va aperto anche a livello nazionale, non per diminuire la spesa sociale, ma per meglio articolare il sistema di protezione e renderlo più rispondente ai nuovi bisogni delle famiglie, degli anziani, dei giovani. Per quanto riguarda il Comune di Forlì, occorre poi fare un approfondito esame sulle riduzioni fiscali. Ad esempio, l’addizionale IRPEF comunale è dello 0,49% con esenzione per i redditi fino a 8.000 euro. Ma la fascia fino a 10.000-12.000-15.000 è comunque una fascia di sofferenza familiare e sociale. E’ arrivato il momento di rivedere il sistema fiscale, nel senso di una sua progressività? Lo stesso dicasi per l’addizionale regionale, il cui aumento, dal 2007, è elevatissimo: 0,2% fino a 15.000 euro, 0,3% fino a 20.000, 0,4% fino a 25.000 euro di reddito.


Pensate che il Sindaco di Firenze Renzi ha abbassato l’IRPEF comunale fino allo 0,2%; a Milano, tutte le giunte fino a quella della Moratti, non hanno poi applicato l’addizionale comunale che è stata introdotta solo da Tabacci con la Giunta Pisapia. A lungo poi la Regione Lombardia non ha applicato la addizionale regionale che invece la Regione Emilia-Romagna applica pesantemente.
Parlare di welfare, significa anche discutere di esenzioni, semiesenzioni, di tariffe, di IMU e IRPEF. Tra le forme del welfare c’è anche la scelta di non prelevare dalle tasche dei più deboli quote spropositate, senza dovere poi inventare per quelle famiglie forme di sostegno più burocratiche e più lente.

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