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Caccia, Pini (Lega) nel mirino degli animalisti. "Fermatelo"

Hanno chiesto l'intervento del Governo e del presidente della Camera, Gianfranco Fini, per fermare alcune proposte emendative a firma del deputato leghista

La scorsa settimana erano stati ritenuti inammissibili dalla stesso Ufficio di Presidenza della Camera che ora, di fatto, li propone al voto. Le associazioni Animalist Italiani, Cabs, Enpa, Fare Verde, Lac, Lav, Legambiente, Lipu, Vas e Wwf hanno chiesto l'intervento del Governo e del presidente della Camera, Gianfranco Fini, per fermare alcune proposte emendative a firma del deputato leghista Gianluca Pini alla legge Comunitaria, in esame alla Camera.
 
Si tratta degli emendamenti nei quali si propone l'allungamento della stagione venatoria oltre il 31 gennaio, la caccia a specie sottoposte a regime di tutela, come il fringuello, l'eliminazione degli anelli inamovibili per i richiami vivi, la depenalizzazione di alcuni reati venatori. Vengono definiti dalle associazioni “ammazza fauna”.

“Quello che sta avvenendo in queste ore è tragico – ha dichiarato a GeaPress Danilo Selvaggi Responsabile della LIPU – rischiamo, infatti, di avere approvati nella legge comunitaria degli emendamenti che ci esporranno a procedure di infrazioni e perciò a delle multe. Il tutto sulla pelle non solo della ragionevolezza ma soprattutto di tanti animali oggetto di chissà quale speculazione in casa venatoria“.

Non sono mancati gli interventi di esponenti politici. Secondo l’On.le Ignazio Messina, capogruppo IdV in Commissione Agricoltura che annuncia battaglia contro le proposte Pini “la Lega è il partito della doppietta selvaggia“, mentre per Angelo Bonelli, Presidente dei Verdi, si tratta di una “iniziativa vergognosa”. La parlamentare radicale Elisabetta Zamparutti si è rivolta direttamente al Presidente della Camera Gianfranco Fini per chiedere l’inammissibilità degli emendamenti Pini. “Le proposte emendative di Pini – ha dichiarato l’On.le Zamparutti – riporterebbero paradossalmente l’Italia in clamorosa e plurima infrazione, con la conseguenza di una condanna questa volta definitiva, ai sensi dell’articolo 260 del Trattato dell’Unione europea, e la robusta imposizione di sanzioni economiche“.


 

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