Cento anni di PCI, il racconto di Minisci: "Quanti dibattiti coi compagni e copie dell'Unità porta a porta"

"Nel 1973 mi sono iscritto al Partito e nel 1974 ho cominciato a collaborare a l’Unità, il quotidiano comunista, e il mio primo articolo fu sui dopo-scuola comunali, un servizio rivoluzionario messo in pratica dalla prima giunta di sinistra"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Il PCI del mio primo incontro aveva la faccia rude, rugosa, e le mani callose degli operai dell’Amga di Ferrara, l’azienda gas e acqua municipale, che ci erano venuti a “salvare” dalle orde fasciste di tutta l’Emilia Romagna e del Veneto che si preparavano a sfondare i cancelli dell’Università per buttarci fuori a sprangate, in quanto ci eravamo asserragliati all’interno dell’aula magna  per protestare contro le violenze squadriste che da qualche anno imperversavano in tutta Italia. Era una fredda giornata dell’inizio del 1972, forse l’ultima occupazione studentesca, un ultimo colpo di coda di un movimento ormai al tramonto ma che non poteva essere tollerato da quella destra stragista che  stava alzando la testa quasi impunemente.

Insieme a me c’erano una cinquantina di ragazze e ragazzi, chi di potere Operaio chi di Lotta Continua, tra cui anche la forlivese Giuseppina Vio, che mi ha “trattenuto” a Forlì, dopo la laurea di entrambi avvenuta qualche mese dopo, diventando la mia compagna e poi mia moglie, invece di farmi tornare nel mio paesino calabrese di solo un migliaio di anime. Quell’episodio mi aveva fatto capire che senza il PCI noi, baldanzosi ragazzi di Potere Operaio e di Lotta Continua, non saremmo andati da nessuna parte!

E a Forlì è iniziata quindi la mia nuova vita. Nel 1973 mi sono iscritto al Partito e nel 1974 ho cominciato a collaborare a l’Unità, il quotidiano comunista, e il mio primo articolo fu sui dopo-scuola comunali, un servizio rivoluzionario messo in pratica dalla prima giunta di sinistra guidata dal sindaco Angelo Satanassi per favorire e aiutare gli studenti indigenti, più bisognosi.

Ricordo le prime riunioni, tutti i lunedì sera, alla sezione Ho Chi Minh di via Decio Raggi,  più conosciuta come “ Il Camerone” per parlare dei problemi del nostro quartiere ma anche della guerra del Vietnam in corso; la diffusione de l’Unità tutte le domeniche mattina in via Treves e in via Tavernari, le strade che mi erano state assegnate; i saluti ma anche qualche discussione coi compagni più critici lungo le rampe di scale, dopo aver dato un’occhiata veloce ai titoli di prima pagina; il legame che si creava tra di noi, specialmente coi compagni anziani, che andava al di là del rapporto politico e in alcuni casi sfociava anche nel lascito di una piccola eredità fatta di alcuni semplici mobili di un stanza da letto, come successo a me!

E poi la nascita di Radio Flash e del settimanale del Partito Il Forlivese, tra il 1976 e il 1978, che io dirigevo come direttore responsabile, diventati subito strumenti di informazione e di dibattito  per tutta la città, non solo quindi organi di partito, ma principalmente scuola di giornalismo e fucina per tanti giovani che si improvvisavano cronisti, e da cui sono usciti fuori fior di giornalisti come i compianti Eros Domeniconi, Enrico Zavalloni e Massimo Zattoni, i carissimi amici Fabio Gavelli e Ettore Morini, tutti impegnati nel Resto del Carlino, e poi Ennio Gelosi e Giorgio Mambelli, diventati rispettivamente addetti stampa del Comune e della Provincia.

E come non ricordare, terminate queste entusiasmanti esperienze in seguito alla crisi che attraversava il Pci, la nascita del Corriere Romagna grazie anche alla Cooperativa Culturale Giornali Associati, già editrice de Il Forlivese e poi “prestata” ai giovani giornalisti della  Gazzetta di Forlì rimasti senza lavoro per la chiusura di quel quotidiano, per iniziare una nuova avventura editoriale sfociata poi con successo nella nascita del Corriere.

 E ancora, a causa della mia smisurata passione per la musica jazz,  come non sottolineare il mio cocciuto impegno per la rivitalizzazione ed il rilancio di  due Case del Popolo, prima il Ciaika di San Martino in Strada e poi la coop Taverna Verde, dell’Ospedaletto, circoli comunisti costruiti col sacrificio e il lavoro di centinaia di compagni che rischiavano la chiusura dopo che la tombola ed il  liscio avevano concluso il loro ciclo, riportati agli antichi splendori grazie alla musica Jazz  che ha richiamato a Forlì, per oltre 30 anni, gente da tutta Italia.

 Ed ora, dopo 100 anni di storia del PCI-Ds-Pds- Pd cosa rimane? Beh…sicuramente un immenso archivio fotografico ricco di circa 20.000 foto scattate dal sottoscritto e da Massimino Zattoni, donate all’Istituto Storico della Resistenza di via Albicini, che racchiudono tutta la storia politica, sociale, sindacale, culturale, sportiva della nostra città, da consultare, per non dimenticare. E poi, tanta nostalgia, ma non come rimpianto dei tempi passati, rimpianto invece dei sogni, degli ideali e delle convinzioni provate e rimaste inappagate. Con la consapevolezza della necessità di ritornare a discutere di nuovo nelle nostre sezioni, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda. Se non lo fa il Partito Democratico, lo farà qualcun altro. Ma sarebbe un peccato!

Michele Minisci

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