Cittadinanza onoraria a Liliana Segre, Morgagni (Forlì e Co): "
Impegno per la memoria"


"Tutti gli “estremi” del Novecento, le ferite inferte all’umanità devono essere conosciute e condannate con fermezza, in un impegno di memoria che tutti noi dobbiamo assumere e fare nostro"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Uno dei più famosi libri sulla storia del XX secolo è certamente il celebre saggio di Eric Hobsbawm edito in Italia con il titolo “Il Secolo breve”.
In realtà il titolo originale dell’opera in inglese è “l’Età degli estremi”, definizione assai più pregnante, considerato che il XX secolo da una parte ha visto un miglioramento delle condizioni di vita delle persone superiore a quanto avvenuto in tutta la storia precedente. Gli incubi della fame, della malattia, della miseria sono stati arginati, le persone hanno potuto vivere molto più a lungo, dedicarsi alle proprie passioni, lavorare meglio e in maniera meno faticosa e gli Stati sono entrati in campo per farsi carico dei poveri, dei malati, degli anziani. 

E tuttavia, il ‘900 è stato anche caratterizzato da un livello di ferocia e di violenza senza precedenti. Molti Paesi del mondo hanno sperimentato l’orrore delle dittature e dei totalitarismi che hanno portando avanti i loro distopici disegni criminali attraverso la propaganda, la coercizione morale e materiale, la tortura, il campo di concentramento. E' stato anche il secolo delle guerre, mai così sanguinose e violente, mischiate ad azioni di sterminio ispirate da perverse logiche e ideologie che hanno identificato in certi gruppi, etnie, religioni come il nemico assoluto.


Tutti gli “estremi” del Novecento, le ferite inferte all’umanità devono essere conosciute e condannate con fermezza, in un impegno di memoria che tutti noi dobbiamo assumere e fare nostro, ben sapendo che non è possibile, e nemmeno morale, fare delle classifiche dell’orrore.

Tuttavia, quando si riflette sulla Shoah da un punto di vista storiografico e concettuale, è impossibile non riconoscere i caratteri di eccezionalità di tale vicenda. La Shoah non sembra avere paragoni né prima né dopo; è un caso a sé stante, che spicca in maniera sinistra per la straordinaria malvagità di cui è stata incarnazione, è il caso unico del tentativo di uno Stato di cancellare un intero popolo dalla faccia della terra valendosi di un'enorme macchina burocratico-poliziesca, di un complesso sistema logistico organizzativo e di tutti i mezzi più moderni offerti dalla tecnica.
Per tutte queste ragioni la Shoah è "altro" da ogni fenomeno storico precedente e successivo, e come tale deve essere ricordata  e presentata alle giovani generazioni, in un impegno costante di memoria e testimonianza.
Da questo punto di vista, dunque, è quanto mai opportuna la decisione di concedere la cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre, la cui meritoria azione di testimonianza di questa immane  tragedia, da lei sofferta personalmente, ha rappresentato un'elevatissima forma d'impegno civile e morale.



La nostra città, del resto ha sofferto duramente la tragica esperienza della persecuzione contro gli ebrei. L’Albergo Commercio di corso Diaz, dove per mesi venne ospitato un piccolo campo di concentramento i cui reclusi furono avviati ai campi di sterminio, l’ex Brefotrofio di Viale Salinatore, trasformato dai servizi di sicurezza delle SS in luogo di tortura dei partigiani e detenzione degli ebrei, la zona delle Casermette e dell’aeroporto, dove nel settembre 1944 le SS misero in atto la loro “soluzione finale” su scala locale, giustiziando decine di ebrei, oltre a numerosi antifascisti, fanno parte di un locale itinerario fisico e morale dell’orrore. Forlì, d’altra parte, ha sempre mostrato un forte legame con i valori di libertà e democrazia. Lo ha fatto sin dall’epoca del fascismo e della guerra di Resistenza, che nel nostro territorio vide una partecipazione diffusa e corale, e lo ha fatto nei decenni successivi, in tutti i momenti più difficili della storia della Repubblica. 


Per la comunità forlivese l’attaccamento alla libertà è sempre stato tutt’uno con l’impegno alla memoria. 
Ben venga quindi questa cittadinanza onoraria, che suggella nella forma più solenne l'impegno che assumiamo davanti ai posteri: far si che tutti sappiano quello che è successo perché non accada mai più.

Federico Morgagni, capogruppo “Forlì e Co.”

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