Commissione di indagine e studio sui minori: approda in consiglio la relazione conclusiva

Dopo circa una decina di mesi di consultazioni e attività ricognitiva, tenuto conto del forzato lockdown, approda in consiglio comunale la relazione finale della commissione d’indagine e studio sui minori

Dopo circa una decina di mesi di consultazioni e attività ricognitiva, tenuto conto del forzato lockdown, approda in consiglio comunale la relazione finale della commissione d’indagine e studio sui minori, richiesta dalla maggioranza e maturata dopo il verificarsi dei gravi episodi di Bibbiano.

Queste le parole dell’assessore al welfare Rosaria Tassinari e della presidente Elisabetta Tassinari, condivise dai capigruppo di maggioranza. “L’istituzione di questa commissione ha avuto lo scopo di verificare, attraverso una compiuta analisi del sistema welfare del nostro Comune, la corretta applicazione, da parte dei servizi sociali e delle strutture ad esse collegate, della normativa vigente in materia di affidi. Il contesto in cui si è inserita la sua richiesta di insediamento, è quello ben noto degli scandali di Bibbiano, un Comune in provincia di Reggio Emilia. La ricerca della verità su fatti così gravi ha scatenato nell’opinione pubblica una pericolosa diffidenza nelle istituzioni e nell’intero sistema collegato agli affidi sui minori. In questo senso non sono mancate, anche a Forlì, segnalazioni contenenti elementi di criticità e anomalie su casi specifici di minori affidati. Da ciò la necessità di conoscere nel dettaglio il funzionamento dell’intera filiera dei servizi, raccogliere suggerimenti e/o raccomandazioni per migliorare, laddove possibile e necessario, la qualità del nostro sistema affidatario e rassicurare i cittadini della sua tenuta. L’azione di approfondimento della commissione non sarebbe stata possibile senza la documentazione messa a disposizione dagli uffici e le testimonianze degli operatori, la cui professionalità e serietà ha contribuito a fare chiarezza sulla corretta attuazione della normativa vigente e sulla gestione dei singoli casi, senza peraltro riscontrare alcuna anomalia".
 
"Dagli esiti della commissione - viene aggiunto - sono tuttavia emerse alcune criticità sull’impianto affidatario cui porre l’attenzione. La prima; è auspicabile favorire interventi educativi familiari volti al recupero della capacità genitoriale in un’ottica di prevenzione del disagio e dell’alienazione parentale. Risulta fondamentale aiutare il minore a casa propria evitando, ove possibile, provvedimenti giudiziali d’urgenza e l’allontanamento improvviso dalla famiglia d’origine. Tale finalità può essere raggiunta potenziando gli organici dei servizi locali dedicati, elaborando progetti innovativi volti a rafforzare le capacità educative e l’accompagnamento delle figure genitoriali più fragili. È fondamentale quindi operare non solo per gli interventi di risposta, ma anche per quelli di prevenzione".
 
"In secondo luogo, si evidenzia la necessità di implementare interventi volti a favorire una più rapida interconnessione tra gli assistenti sociali e il servizio Ausl - viene evidenziato -. Dal dibattito in commissione è infatti emersa la difficoltà da parte degli assistenti sociali di ottenere risposte in tempi celeri relativamente alle relazioni inerenti la capacità genitoriale sui soggetti interessati da provvedimenti giudiziali, di competenza degli psicologi di Ausl". "La commissione raccomanda quindi che si valuti l’opportunità di potenziare gli organici dei servizi di neuropsichiatria infantile dell’Ausl Romagna che, sotto la pressione di bisogni e domande sempre più complesse e diversificate, rischiano di non poter fornire risposte adeguate o in tempi celeri a tutti i bisogni di valutazione e soprattutto di accompagnamento e terapia che i minori con situazioni di sofferenza possono presentare" dice ancora Tassinari

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"Per quanto riguarda inoltre il ruolo dell’assistente sociale, si ravvede l’opportunità di affrontare i singoli casi assegnati a ciascun operatore non in termini individuali, lasciando spesso discrezionalità nella decisione ma, collettivi, attraverso un lavoro di equipe che possa garantire massima condivisione di valutazioni, idee e di percorsi da applicare al caso concreto.
Infine, ma non per questo di minore rilevanza, si suggerisce l’istituzione di una figura professionale all’interno del Comune di Forlì quale soggetto terzo rispetto ai servizi sociali, dotata di comprovate competenze di natura giuridica e psicologica, che abbia il compito di raccogliere e verificare periodicamente la corretta applicazione delle norme vigenti in materia di affido con particolare riferimento al rispetto delle procedure e delle tempistiche relative ai singoli casi, raccordandosi con i servizi sociali e fungendo da facilitatore rispetto ai componenti del nucleo famigliare - conclude Tassinari -. Una cosa va detta in conclusione; la collaborazione da parte dei colleghi consiglieri di opposizione è stata insufficiente ed ha reso difficile e demotivante la prosecuzione dei lavori. Ci aspettavamo, da parte della minoranza, un’attenzione maggiore rispetto a un tema così delicato e l’invio di osservazioni e suggerimenti, atti e rendere i servizi sociali del nostro Comune ancora più efficaci ed efficienti di quello che già sono. Peccato che così non sia stato".

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