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Contro-manifesto sulla pillola abortiva, il Popolo della Famiglia: "La Ru486 non garantisce sicurezza"

""Il vero veleno è la disinformazione", si legge a margine dei manifesti e questa è l'unica cosa che come Popolo della Famiglia ci trova d'accordo, poiché il messaggio che arriva alle donne è totalmente fuorviante"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Dopo la recente campagna pubblicitaria propagandata in città dall'UAAR, che definiva una "conquista meravigliosa" l'aborto praticato con la pillola RU486, ecco che Forlì viene tappezzata di manifesti della campagna nazionale “Non è un veleno”, in cui si rincara la dose affermando che tale pillola non è un veleno e che garantisce un aborto sicuro, con un chiaro riferimento ai cartelloni di Pro Vita e Famiglia che paragonavano la pillola abortiva alla mela di Biancaneve.

"Il vero veleno è la disinformazione", si legge a margine dei manifesti e questa è l'unica cosa che come Popolo della Famiglia ci trova d'accordo, poiché il messaggio che arriva alle donne è totalmente fuorviante. La pillola non garantisce affatto la sicurezza sbandierata: nel 30% dei casi si deve ricorrere a un intervento chirurgico per complicanze emorragiche, mentre in alcuni casi l'assunzione risulta letale anche per la mamma, oltre che per il bambino. È di alcune settimane fa la notizia, totalmente silenziata dai media, della morte di una giovane ragazza argentina, María del Valle González López, attivista del diritto all'aborto, rimasta lei stessa tragicamente vittima dell'oggetto delle sue battaglie dopo aver ingerito proprio la RU486, evidentemente non così sicura come si vorrebbe fare intendere.

Che poi la pillola abortiva non sia un veleno è tutto da dimostrare, visto che provoca l'intossicazione dell'ambiente uterino con conseguente morte di un essere umano vivente che altrimenti proseguirebbe la sua crescita fino alla formazione completa e alla nascita. È un problema terminologico? Se non piace la parola "veleno" chiamiamolo pure pesticida umano o inquinante uterino; la sostanza, purtroppo, non cambia: sempre di un intervento chimico votato alla morte di un piccolissimo rappresentante della specie umana si tratta.
Chi si accanisce contro la vita è libero di farlo, ma non diffondendo una disinformazione di cui pretende di accusare gli altri. Spacciare come assolute delle sicurezze che scientificamente non ci sono è gravemente irresponsabile nei confronti delle donne. La gravidanza non è un cancro da curare con una terapia d'urto, né una dimensione della femminilità da reprimere e mortificare. Oggi, nella giornata internazionale delle ostetriche, da sempre al servizio della maternità, dovrebbe essere questa la giusta informazione da dare alle donne.

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