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Covid, Di Maio: "Stucchevole prendersi meriti per l'esclusione Forlì dalla zona arancione "scuro"". Morrone: "Sottovaluta proteste comunità locali"

Di Maio: "Basta polemiche, ora serve collaborare nell'interesse delle persone"

"Mentre la gran parte della Romagna entra in zona “arancione scuro” sulla base di dati medico-scientifici raccolti ed esaminati dalle autorità sanitarie, va in onda uno stucchevole giochetto da parte di qualche esponente politico per provare a mettere un cappello di partito sulla decisione di escludere dal perimetro di queste nuove restrizioni l’area del Forlivese. Sarebbe il momento della collaborazione istituzionale, concreta e fattiva, non delle polemiche politiche da campagna elettorale". Lo afferma il deputato romagnolo Marco Di Maio.

"La scelta di “lasciar fuori” dall’ordinanza un pezzo di territorio è dettata da un differente andamento della curva epidemiologica che per ora consente di non includere Forlì e i comuni del suo circondario nelle nuove norme - ricorda il parlamentare -. Non c’è alcuna battaglia politica da rivendicare ed è davvero uno spettacolo modesto la corsa ad appuntarsi una medaglia per provare a dire: “se non siamo arancioni è grazie a noi che abbiamo battuto i pugni sul tavolo”".

"Anche perché nella malaugurata ipotesi in cui la situazione dovesse peggiorare e anche Forlì dovesse rientrare in zona arancione scuro, allora varrebbe il ragionamento contrario - avverte il parlamentare, capogruppo della Commissione Affari costituzionali alla Camera -: “sono stati incapaci quelli che prima si sono vantati e ora ci costringono a nuove limitazioni”. In una fase così delicata per la vita delle persone, più sobrietà nel linguaggio e meno rincorsa alla polemica e al consenso politico sarebbero utili". 

"C’è in ballo la salute delle persone e quella del nostro tessuto socio-economico, non la vittoria alle prossime elezioni. Questo dovrebbe essere il momento della collaborazione attiva e fattiva, anche tra chi ha posizioni e ruoli diversi", conclude.

L'intervento di Morrone

Sulla questione interviene il parlamentare Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna: "Sentivamo la mancanza di Di Maio che riemerge per soccorrere Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, in grande affanno dopo le criticate decisioni sulla ‘Romagna arancione scuro’ assunte unilateralmente sulla base di dati decontestualizzati e come sempre poco chiari. Forse a Di Maio sfugge che molti sindaci di ogni colore politico hanno avanzato serie perplessità sulle limitazioni imposte da Bologna, sia per quanto riguarda la scuola, che per altri validi motivi. Uno per tutti Marco Baccini, sindaco di Bagno di Romagna, a cui dobbiamo riconoscere una grande onestà intellettuale quando dichiara di considerare la decisione della Regione ‘fortemente dannosa per la nostra comunità’".

"Credo che solo Di Maio e Bonaccini possano pensare che le nuove gravi limitazioni imposte dalla Regione possano essere ben accolte dopo un anno di lockdown, chiusure a singhiozzo, studenti in didattica a distanza, serrande abbassate, coprifuoco, proibizioni a frequentare teatri, cinema, palestre. Il fallimento della gestione pandemica da parte del Governo Conte bis e del cosiddetto ‘modello Italia’ sono sotto gli occhi di tutti - prosegue Morrone -. Eppure fino a ieri li sostenevano ‘senza se e senza ma’ gli stessi che oggi li deprecano. Finalmente si aprono nuove prospettive. Come si possono seguire altri autorevoli modelli. Non vorremmo che in Emilia-Romagna si continuasse invece a preferire le modalità del panico da virus e del ‘chiusurismo’ per celare disfunzioni e disorganizzazioni o per scansare responsabilità".

"La tutela della salute sta a cuore a tutti, egregio onorevole Di Maio, ma a noi della Lega sta a cuore anche la salvaguardia delle attività, del lavoro, delle libertà, del diritto alla scuola in presenza e di mantenersi sani frequentando palestre e piscine in perfetta sicurezza - conclude -. Ci sta a cuore la ripresa della vita e della libertà di andare al cinema, a teatro, al ristorante seguendo tutte le prescrizioni sanitarie necessarie. Di Maio si svegli: è passato un anno ma dalle sue parole sembra di essere ancora allo stesso punto di marzo 2020. L’appello a vincere la ‘sfida’ insieme è legittimo, ma la parola insieme ha un significato che Bonaccini e Di Maio evidentemente non hanno ancora ben compreso".

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