Cure per gli stranieri irregolari, dalla Regione "dati indisponibili". La Lega: "Imbarazzante"

Lo afferma il consigliere della Lega Nord Massimiliano Pompignoli, che chiede “spiegazioni urgenti da parte dell’assessore alle Politiche per la Salute Sergio Venturi”

"La Regione Emilia Romagna non fornisce i dati sulle spese sostenute dalle Ausl per curare i clandestini perchè "non sono disponibili"". Lo afferma il consigliere della Lega Nord Massimiliano Pompignoli, che chiede “spiegazioni urgenti da parte dell’assessore alle Politiche per la Salute Sergio Venturi” e a “procedere con un esposto alla Corte dei Conti qualora non mi ritenga soddisfatto del chiarimento”. L'informativa della Regione ("I dati di costo puntuali per l’erogazione delle prestazioni di medicina preventiva a cittadini stranieri non in regola con le norme di ingresso e soggiorno non sono disponibili"), evidenzia Pompignoli, è di una “gravità imbarazzante”. "Non solo chiederò all’assessore spiegazioni urgenti su quanto scritto, ma se la risposta non sarà sufficientemente esauriente non mi resterà che procedere con un esposto alla Corte dei Conti - continua -. Qui si tratta di risorse pubbliche spese ma di cui sembra non ci sia il riscontro. Elaborazioni non ancora effettuate, nonostante la richiesta riguardasse dati dal 2015, o reticenza rispetto a cifre di entità preoccupante? Di certo sappiamo che le assegnazioni alla Regione Emilia e Romagna, relative alla sola quota vincolata del Fondo sanitario nazionale per gli immigrati irregolari, sono state pari a 4.156.252 nel 2015, 3.304.813 nel 2016 e 2.786.917 per il 2017. Una cifra non da poco, quasi 10 milioni e 300.000 euro".

"E c’è da considerare che si tratta di una parte di ciò che viene speso per i soli stranieri irregolari e che risulta impossibile ricostruire i costi totali - continua il consigliere regionale della Lega -. Se poi raffrontiamo questa situazione con i titoli dei quotidiani di oggi da cui emerge che 7 milioni di italiani si indebitano per le cure mediche e farmaceutiche, che il 41% dei nostri connazionali copre le spese sanitarie esclusivamente con il proprio reddito e che a soffrire di più sono le ‘famiglie operaie’, crediamo che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in tutto il sistema e che si siano fatti passi falsi a ripetizione nel corso degli anni  nelle politiche sanitarie a favore degli stranieri irregolari", "Nella nota di accesso agli atti - chiarisce Pompignoli - richiedevo i costi sostenuti da ciascuna azienda sanitaria regionale per l’erogazione delle prestazioni sanitarie ai cittadini stranieri non in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno. Le Ausl del territorio si accollano infatti le spese per fornire gratuitamente agli immigrati clandestini tutte quelle prestazioni di medicina preventiva elencate nella norma, ovvero la tutela sociale della gravidanza e della maternità; la tutela della salute del minore; le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle Regioni; gli interventi di profilassi internazionale; la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai".

"Esistono due tipologie di prestazioni sanitarie che le Ausl sono tenute a fornire pro bono ai clandestini: quelle ospedaliere urgenti o comunque essenziali, da un lato, e quelle di medicina preventiva, dall’altro - conclude -. L’accesso agli atti, datato ad oltre un mese fa, riguardava dunque solo queste ultime, con la richiesta  di un elenco di spesa, suddiviso per ogni azienda sanitaria regionale e annualità a decorrere dal 2015. Alla fine, alla faccia dell’amministrazione trasparente, non è dato di sapere a quanto ammontino le spese per ogni Ausl per queste prestazioni, se la Regione ci abbia rimesso utilizzando fondi propri oppure no, se le Ausl siano state rimborsate al 100% oppure no e quanti soldi siano stati spesi per la cura dei clandestini”.

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