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Elezioni 2022

Dopo le elezioni politiche il Pd guarda al 2024: "A Forlì il centrodestra non ha sfondato"

Jacopo Zanotti, consigliere comunale del Pd, analizza così l'esito delle elezioni politiche nella città mercuriale, chiamata nel 2024 a rinnovare sindaco e consiglio comunale

"Nel Comune di Forlì il centrodestra non sfonda e si ferma al 37%, prendendo gli stessi voti delle politiche del 2018 (attorno ai 22.000), ma ben 6.000 voti in meno rispetto alle Europee del 2019 (quando i voti di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia ammontavano a quasi 28.000), tornata elettorale che coincise con l’elezione di Zattini e la sua giunta (la Lega è passata in città dal 32% del 2019 al 6,5%)". Jacopo Zanotti, consigliere comunale del Pd, analizza così l'esito delle elezioni politiche nella città mercuriale, chiamata nel 2024 a rinnovare sindaco e consiglio comunale.

"Questo significa, peraltro consolidando un dato in linea con le elezioni regionali del 2020, che le forze che si oppongono all’attuale amministrazione compongono, grossomodo, circa il 60% dell’elettorato cittadino (con il Pd, oltre il 28%, primo partito in città)", prosegue l'esponente dem, che tira anche una stoccata alla giunta Zattini: "In altri termini, lo spazio per garantire alla città un futuro che vada oltre ai lungimiranti investimenti quinquennali per le luminarie natalizie c’è, eccome".

Quanto al verdetto delle urne a livello nazionale, per Zanotti la vittoria della destra "era prevedibile, se non addirittura scontato: in un sistema elettorale in cui un terzo dei seggi sono attribuiti con un sistema maggioritario, chi si coalizza prevale largamente. L’assenza di una coalizione, ad esempio sul modello di quella che governa in Europa, con dentro socialisti (Pd), verdi, euroscettici moderati (M5S) e liberali (terzo polo), che contrastasse quella di destra è stata evidentemente decisiva. L’esito del voto fotografa un’Italia spaccata in due. Vedere qualche politico che si indigna del risultato del M5S al sud fa sorridere: ad alcuni farà strano che i cittadini a basso reddito hanno premiato chi ha proposto misure concrete in loro favore, a me no. E anche questo era prevedibile". 

Ma Zanotti analizza anche la situazione interna del Pd, col segretario nazionale Enrico Letta che ha annunciato che non si candiderà al bis: "Lo spazio per le analisi viene fagocitato dai nomi di chi si propone alla guida del partito. Con questa media arriveremo al congresso con più candidati che votanti. Se si hanno ambizioni di governo, il Pd dovrà compiere ogni sforzo a favore di una coalizione più larga possibile, senza veti reciproci. Se oggi le condizioni non c'erano o sono venute meno, domani ci si deve riuscire. Come avviene in Europa e in molti territori in cui governiamo, a cominciare dall'Emilia Romagna. Citando Stefano Bonaccini: "in politica si può perdere, ma l'importante è non perdersi". 

Dall'esponente dem arriva anche "un grazie enorme a tutti i candidati della coalizione di centrosinistra nei collegi uninominali. Pur sapendo in partenza di combattere uno scontro impari, ci hanno messo cuore, gambe e anima dal primo all’ultimo giorno di campagna elettorale, sottraendo tempo ai loro affetti e alle loro famiglie. Sia chiaro, non finisce qui". Quanto al nuovo governo, "viva la democrazia e buon lavoro a Giorgia Meloni e a tutti i parlamentari eletti. Con sommo dispiacere per i nostalgici della fiamma che arde, dalle prime mosse mi par di capire che la politica internazionale della nostra Giorgia (mano tesa alla Nato), così come quella economica (uomini della Bce nei ruoli chiave), si vada allineando a quella del suo predecessore. E questo, sia chiaro, per quanto mi riguarda, è un bene. Il suo maggior problema nell’arco governativo sarà, come spesso accade in Italia, gestire le alleanze. In particolare Salvini e una Lega che si è vista colonizzare il proprio elettorato e che, nonostante il pessimo risultato, godrà di una rappresentanza parlamentare maggiore rispetto al dato elettorale, grazie alla ripartizione sulla carta dei collegi uninominali". 

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