Elena Toni (Pd): "Limitare la deregulation totale degli orari di apertura dei negozi"

La nota dei sindacati del commercio di CGIL, CISL e UIL di Forlì sottolinea un elemento che sta apparendo sempre più chiaro: i provvedimenti di totale deregulation degli orari di apertura nel settore

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

La nota dei sindacati del commercio di CGIL, CISL e UIL di Forlì sottolinea un elemento che sta apparendo sempre più  chiaro: i provvedimenti di totale deregulation degli orari di apertura nel settore, previsti dal governo Berlusconi ad agosto del 2011 e confermati dal governo Monti, non solo non stanno producendo un aumento della occupazione, ma viceversa creano una concorrenza ad armi impari tra i vari segmenti della rete distributiva.
L'effetto è che i negozi tradizionali in tutte le città non sono in condizioni di tenere il passo con aperture 365 all'anno per 24 ore giornaliere e perdono occasioni di vendita a favore dei grandi centri commerciali, in quanto il limitato potere d'acquisto delle famiglie in questa fase di grande crisi del Paese, fa sì che le vendite festive non siano aggiuntive, ma sostitutive nell'insieme del budget di spesa delle famiglie stesse.
Oltre all'auspicio di un intervento legislativo che metta un limite alla deregulation totale, occorre una modalità di prestazioni lavorative rispettosa delle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici, che consentendo il necessario riposo, possa creare anche le condizioni di occupazione aggiuntiva.
Al contempo lo stop alle aperture illimitate, porterebbe ad una maggiore sostenibilità  degli orari di lavoro anche per i dipendenti e i titolari delle piccole imprese commerciali dei centri storici, molto spesso donne con problemi di conciliazione familiare pressanti.
Esprimo perciò solidarietà  alle iniziative che in questa fase si stanno attuando, sia da parte dei sindacati che di organizzazioni economiche, per contrastare una cultura che ci vuole prima consumatori che cittadini, a scapito dei diritti dei lavoratori.  

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