Interviste ai candidati, Ravaioli: "In noi lo spirito civico, i forlivesi non si innamorano della città con una delibera"

"Abbiamo semplicemente chiesto 'Cosa vogliamo fare assieme, io ti do il supporto tecnico ma il protagonista sei tu'. E' lo spirito che fa la differenza"

Domenica 26 maggio i forlivesi sono chiamati a eleggere il futuro sindaco della città. In cinque si contendono la poltrona di primo cittadino. Il voto, inevitabilmente, non è solo dato ad un programma o ad una simpatia politica, ma spesso e volentieri - specialmente in una elezione locale - è un voto alla persona, alle sue convinzioni e al suo impegno per la città. Vediamo più da vicino i candidati, chi sono, cosa hanno fatto nella loro vita e come la pensano. E' il turno di Marco Ravaioli, candidato sindaco della lista civica Forlì SiCura ed assessore uscente della giunta Drei con deleghe al centro storico e alla sicurezza.

Chi è Marco Ravaioli?
“Ho 46 anni, sono nato e cresciuto a Forlì ed ho abitato in altre città d'Italia come Bologna e Torino per questioni professionali. Oggi risiedo a Forlì, in pieno centro. Questo per dire non tanto che ci vuole il pedigree, ma per fare l'amministratore la conoscenza della città è necessaria. Sono sposato, ho un bimbo di sei anni, laureato in neuroscienze sono psicologo e psicoterapeuta iscritto all'albo,  professionalmente ho una lunga esperienza nella Polizia di Stato. Ho avuto anche un'esperienza corposa nella formazione delle professioni d'aiuto. Lo specifico perché questo dà senso al nome della lista, il 'sicura' che diventa anche 'si cura'. Anni fa scrissi anche una proposta di legge per istituire un servizio di assistenza e cura per le professioni di aiuto, come medici, infermieri e poliziotti”.

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La vostra pare una lista con degli zoccoli duri di elettorato, come per esempio chi pone come priorità il centro storico e l'aeroporto. E' così?
“Abbiamo dato alla lista il nome di un progetto che ho portato avanti in Comune, quindi ci siamo molto identificati in quelle problematiche che ci sono state assegnate, come il centro storico, la mobilità, i mercati e la sicurezza. Per fare il sindaco serve molto di più e per questo nella nostra lista ci sono persone che vengono anche da altri mondi. Ho la fortuna di aver incontrato soggetti con i quali un domani rendere possibile un governo della città”

Vi definite come l'unica lista veramente civica in queste elezioni.
“Secondo noi sì, non c'è alcuna appartenenza politica. Non sono di nessun partito e non mi riconosco in nessun partito attuale. La nostra è una gara controvento, è tutto dettato dalla passione”.

Chi è il politico in cui si riconosce?
“Federico Pizzarotti. Era uno che sbandierava certe cose quando era nei 5 Stelle, si è trovato ad amministrare, si è reso conto che la realtà era molto diversa, poi si è trovato ad andare avanti da solo e alla fine ha ribaltato una città. Mi ci riconosco un po'. Poi successivamente ci siamo trovati con lui e con Italia in Comune, l'apparentamento con loro è naturale dato che propongono un network di liste civiche dal basso e dai problemi concreti”.

Per chi ha votato prima che esistesse Forlì SiCura?
“Mi ero riconosciuto molto in 'Fare per fermare il declino' di Zingales e Giannino. E' stata poi una grande delusione. Alle Europee voterò Pizzarotti”.

Nell'attuale lista quanto rimane della lista 'Noi con Drei' di 5 anni fa?
“Ricandidato nessuno, che fanno ancora parte del gruppo come attivisti ce ne sono 3-4, come Mario Peruzzini, che ha deciso per motivi personali di non ricandidarsi, e Alvaro Ravaioli, il coordinatore. E' una lista che è cambiata molto nel tempo, io stesso non c'ero 5 anni fa, ma diedi una mano. Da lì nasco come assessore, aiutando l'allora lista a elaborare un progetto sulla sicurezza integrata, girando nei quartieri per raccogliere le opinioni”.

'Noi con Drei' in questi 5 anni ha fatto tutte le parti in commedia: a tratti facendo un'opposizione più dura dell'opposizione stessa, pur essendo in maggioranza. Lei invece istituzionale e 'uomo del fare'. Quando si è di lotta e di governo si pesca consenso da entrambe le parti. E' stato così per voi?
“Per quanto riguarda me, provo ad essere sempre collaborativo. Nella maggioranza non sono stato organico, non faccio parte del Pd, ciò che mi ha permesso di fare qualcosa e di collaborare con altri colleghi sono stati i progetti. La parte dura degli esposti è stata prima del mio arrivo, da quel momento in poi ci siamo focalizzati molto sui progetti. La cosa più complicata nel mandato sono state le relazioni personali e di difficoltà relazionali ce ne sono state tante, non solo con Forlì SiCura. A tante diatribe non ho preso parte, mentre  sono stato chiuso nel mio ufficio 13 ore al giorno per lavorare”.

Come è stato fare l'assessore venendo dall'esterno del Comune e fuori dal Consiglio comunale?
“Molto complicato. Mi sono state affidate delle deleghe difficili, con il progetto centro storico che sembrava un mistero ed ora c'è, il mercato coperto che sembrava fallito ed ora c'è un grande rilancio, il piano della mobilità che mancava da dieci anni ed ora c'è. Sulla sicurezza non c'era mai stato un assessore, il primo sono stato io. Non c'era neanche un ufficio di riferimento. Parevano buchi incolmabili e invece si sono rivelati grandi opportunità. Sono estremamente grato a diverse persone dentro il Comune che hanno permesso di realizzare tutto questo”.

I rapporti con Davide Drei come sono stati?
“Spero che anche da parte sua venga riconosciuta una leale collaborazione. C'è stato un rapporto leale e produttivo, a livello umano personalmente non posso che parlarne bene”

Perché un forlivese dovrebbe votare per Forlì SiCura?
“Perché è un forlivese, perché ha a cuore la città e ne conosce i problemi. Gli chiediamo di riconoscersi in noi e in nessun'altra logica se non nel nostro programma. Non è poco il programma, perché altri candidati non è chiaro quele programma abbiano. Noi ce l'abbiamo e sappiamo anche come poterlo realizzare. L'elettore forlivese dovrebbe riconoscersi in questo spirito civico”.

Se venisse eletto sindaco le prime tre cose che farebbe?
“C'è una cosa che è urgente oltre che importante, il terzo lotto della tangenziale. Sono stati stanziati 100 milioni di euro per quest'opera, tra circa un anno e mezzo ci sarà la gara d'appalto ed è fisiologico che ci sia un dieci percento di ribasso d'asta. Dato che c'è già un progetto da circa 14 milioni di euro per completare l'anello della tangenziale da via Firenze a Villanova, supportando il nuovo carcere e togliendo traffico pesante dai quartieri Cava e Romiti, è urgente andare a Roma con determinazione a dire di lasciare su Forlì queste risorse che residueranno. In secondo luogo: sappiamo che nel giro dei prossimi anni alcuni aeroporti del nord come Bologna collasseranno perché non possono più espandersi di un metro. E' evidente che altri aeroporti diventeranno importanti. A Forlì ora c'è una squadra di imprenditori al lavoro, è un'occasione. Dobbiamo collegare la ferrovia all'aeroporto per esempio una tranvia di superficie o 'bus rapid transit' diretto, comunque in sede propria. Inoltre, connettendosi con l'aeroporto, la stazione di Forlì deve diventare una stazione dell'alta velocità. La terza: dare risposte rapide ed efficaci alle aziende, dedicandoci una parte del Comune, partendo dal potenziamento del Suap con una quota parte del lavoro dedicata alle aziende. E' una grande opera, non di muratura. E con questo istituirei anche un ufficio promozione per attrarre nuove imprese”.

Parliamo di promozione allora, perché i forlivesi parlano male di Forlì, specialmente a non forlivesi?
“E' verissimo. Se si guardano le affluenze al San Domenico i forlivesi sono solo il 10%. E' inspiegabile. Viene dalla notte dei tempi, Melchiorre Missirini li definiva 'orgogliosi di essere romagnoli ma non forlivesi'. E' il momento di cambiare la narrazione della città, ed è anche per questo che faccio dei video, cercando di spiegare le tante cose buone che ci sono. Insisto sempre coi locali dicendo loro di mettere le foto e gli eventi su Facebook. Sono convinto che le luminarie dell'ultimo Natale abbiano contribuito a far innamorare i forlivesi di Forlì, perché hanno iniziato a circolare i selfie sui nostri cellulari. Ma a Forlì abbiamo ancora chi vuole fare l'amministratore che va a dire che a Forlì di notte non puoi girare che è pericoloso, col calo dei reati che c'è, che mette i lumini da morto davanti alle vetrine sfitte. Non succede da nessun'altra parte e la cosa più incredibile è chi li sostiene in queste iniziative. Questo deve profondamente cambiare”.

Un sondaggio non vostro vi accredita a circa l'8%
“Noi vogliamo puntare a di più”.

In caso di ballottaggio come vi comporterete?
“Abbiamo scelto di non apparentarci con nessuno dei maggiori schieramenti politici. Al ballottaggio sia a destra che a sinistra ci sono estremismi che a noi non piacciono. Vedremo domenica sera chi ci sarà, e se queste forze hanno a cuore il nostro programma, non discuteremo sui posti ma di programmi. Noi abbiano tutti un lavoro. Saremo disposti a dialogare in modo serio sul programma”.

Cosa lascia l'assessore Ravaioli in eredità alla città?
“Un piano per la sicurezza definito come 'Modello Forlì', per il quale ci chiamano nei convegni, un piano della mobilità che contiene opere per 74 milioni di euro e lo vedremo nel tempo, e un progetto per il centro storico avviato, a giugno per esempio partirà il concorso 'Una piazza bella come il sole' relativo a piazza Saffi e il rifacimento di via Leone Cobelli”.

Domanda all'assessore al centro storico. Il centro storico oggi è meglio di tre anni fa?
“Credo che qualcosa di diverso si veda. Cito ad esempio corso Mazzini, che è stato un esperimento sociologico a cielo aperto. Solo due anni fa era impensabile che si arrivasse a questo punto. Quest'anno ci sarà la stessa cosa nel quartiere Schiavonia, e la Regione ci dà ancora più fondi, con 102mila euro. Se si va avanti con lo spirito di queste persone credo che tra 5-6 anni vedremo una Forlì radicalmente diversa. Alla fine cosa abbiamo fatto? Abbiamo semplicemente chiesto 'Cosa vogliamo fare assieme, io ti do il supporto tecnico ma il protagonista sei tu'. E' lo spirito che fa la differenza, con una delibera non sono in grado di far innamorare di Forlì i forlivesi”. 

Perché ha intrapreso questa avventura?
“Non è stato tutto semplice, con momenti anche di forte scoraggiamento, ma in alcune persone ho visto una sorta di luce negli occhi, un entusiasmo per voler fare qualcosa per la propria città, che mi ha dato una carica incredibile e la voglia di fare un altro salto, dare la possibilità alle persone di connettersi. L'obiettivo del politico deve essere quello di realizzare dei sogni, distruggere non ci lascia niente”. 

Ultima domanda: indossa sempre la pashmina del colore della sua lista, un portafortuna?
“Mi sono sempre piaciute le pashmine, ne ho una collezione a casa e le ho sempre messe, sarà perché mi vedo poco formale e risolvo così la mancanza della cravatta. Ora sì, ce l'ho del colore distintivo della lista, una persona mi ha fatto questo regalo graditissimo, e la metto come portafortuna. E' nata così, per caso”. 

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