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Domenica, 14 Agosto 2022
Elezioni 2022

Corsa alle candidature, ma cambiano i collegi in Romagna: il meccanismo del voto e tutti i "papabili" per il Parlamento

La campagna elettorale sotto l'ombrellone in vista del voto del 25 settembre sarà intensa non solo tra i partiti, ma anche tra i candidati locali per Camera dei Deputati e Senato

Meno posti disponibili e più pretendenti per una poltrona in Parlamento. La campagna elettorale sotto l'ombrellone in vista del voto del 25 settembre sarà intensa non solo tra i partiti, ma anche tra i candidati locali per Camera dei Deputati e Senato. Per la gran parte di loro tutto si giocherà sulla posizione che otterranno nei cosiddetti "listini bloccati" delle liste per i collegi plurinominali, che applicano il criterio elettorale proporzionale. Ma c'è una quota anche uninominale: in Romagna, infatti, ci saranno anche 3 futuri deputati che dovranno "lottare" per far proprio un collegio territoriale, così come 2 futuri senatori. Il meccanismo è complesso, frutto della combinazione tra la riforma del taglio dei parlamentari e la legge elettorale vigente e mai cambiata, la stessa applicata nel 2018, il cosiddetto "Rosatellum".

Il taglio dei parlamentari

La legge sul taglio dei Parlamentari è stata approvata in via definitiva l'8 ottobre 2019, la cosiddetta 'Riforma Fraccaro' e confermata dal Referendum costituzionale del 20 e 21 settembre 2020. Il numero dei parlamentari è passato dagli attuali 945 a 600. Nello specifico, i deputati alla Camera si riducono da 630 a 400, mentre i senatori passano da 315 a 200. L'effetto principale è che i collegi elettorali elettorali diventano ora più ampi, per cui territori più grandi eleggono i loro rappresentanti in Parlamento.

La legge elettorale

L'attuale legge elettorale è il Rosatellum, la stessa del 2018, che prevede un sistema misto, composto da una quota maggioritaria in collegi uninominali (36%) ed una quota proporzionale con eletti in collegi plurinominali in base al risultato proporzionale della lista (64%). La differenza tra le due modalità elettorali è molto forte: in sostanza nei collegi uninominali i candidati si contendono il seggio assegnato a quel collegio e vince chi riporta più voti. Questo sistema costringe il candidato ad una campagna elettorale fortemente radicata sul territorio.

Nei collegi plurinominali (che sono più vasti di quelli uninominali), invece, i posti in Parlamento vengono ripartiti in modo proporzionale in base al risultato dei partiti. Non essendoci le preferenze, gli eletti scattano secondo un ordine di lista. Se un partito in tale collegio plurinominale per esempio ottiene il diritto di eleggere due parlamentari, vengono in automatico "pescati" quelli che si trovano alla prima e seconda posizione di un "listino" corto e bloccato.

Per l'effetto degli taglio dei parlamentari quindi in Emilia-Romagna, per quanto riguarda la Camera dei Deputati si passa da 45 a 29 deputati assegnati (di cui 11 in collegi uninominale).  Andando poi all'elezione del Senato, l'Emilia-Romagna passa da 22 a 14 eletti, di cui 5 in collegi uninominali. La scadenza per le candidature è fissata al 22 agosto, questo significa che chi - nelle stanze dei bottoni - dovrà comporre le liste dovrà saltare le vacanze di Ferragosto e che c'è pochissimo tempo per stringere alleanze e riempire le innumerevoli caselle delle candidature in giro per l'Italia.

Cosa cambia in Romagna alla Camera dei Deputati

Alle elezioni del 4 marzo 2018 il nostro territorio, per quanto riguardava la Camera dei deputati, eleggeva 4 deputati all'uninominale nei collegi di Forlì (che comprendeva anche Faenza e il suo entroterra – eletto Marco di Maio del Pd, poi passato a Italia Viva), Cesena (che comprendeva anche i comuni dell'entroterra forlivese, oltre a Bellaria e Santarcangelo – eletta Simona Vietina di Forza Italia, poi passata a 'Coraggio Italia' e al Misto), Ravenna (la provincia di Ravenna senza il faentino – eletto Alberto Pagani del Pd) e Rimini (la provincia di Rimini senza Bellaria e Santarcangelo – eletta Elena Raffaelli della Lega).

Accanto a questi le tre province romagnole erano raggruppate in un collegio plurinominale, con il sistema proporzionale con voti ai partiti, che ha eletto 6 deputati, per un totale quindi di 10 deputati romagnoli. Nel collegio plurinominale, avendo il voto meno dipendenza dal territorio il Pd “paracadutò” il ministro ferrarese Dario Franceschini e la modenese Giuditta Pini, quest'ultima non si è mai fatta notare sulle tematiche sociali del suo collegio di elezione. Eletti anche il forlivese Jacopo Morrone (Lega) e il bolognese Galeazzo Bignami per Forza Italia (poi passato a Fratelli d'Italia). Franceschini e Bignami, invece, sono stati più presenti sulle tematiche del territorio in cui sono stati eletti. Il M5S ha eletto la riminese Giulia Sarti e il forlivese Carlo De Girolamo (quest'ultimo poi migrato in Coraggio Italia).

Cosa ne saranno di questi 10 deputati eletti coi voti dei romagnoli? Secondo il nuovo disegno della geografia dei collegi, scompare il collegio di Cesena, che si “era fatto posto” tra quello di Forlì e quello di Rimini. I nuovi collegi uninominali sono quindi Ravenna, Forlì e Rimini, coincidente alle tre province. Per il maxi-collegio plurinominale della Romagna i 6 eletti saranno scelti, oltre che dai cittadini di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, anche da quelli della provincia di Ferrara.

Cosa cambia in Romagna al Senato

In Romagna per il Senato nel 2018 c'erano 2 collegi uninominali: Ravenna (che comprendeva tutta la provincia e anche la città di Forlì e alcuni suoi piccoli comuni – eletto Stefano Collina, faentino del Pd) e Rimini (comprendente anche Cesena i comuni dell'entroterra forlivese – eletto Antonio Barboni di Forza Italia). Il collegio pluri-nominale del Senato era formato dalle tre province romagnole con le province di Bologna e di Ferrara. In tale collegio su 7 eletti, i romagnoli erano solo 2 (il riminese Marco Croatti del M5S e il ravennate Vasco Errani di Liberi e Uguali). 

Cosa prevede il nuovo disegno dei collegi? Restano 2 collegi uninominali, ma molto differenti. Il collegio di Ravenna, infatti, unisce tutta la provincia di Ravenna a quella di Ferrara, mentre il collegio di Rimini unisce la provincia di Rimini a quella di Forlì-Cesena. Il maxi-collegio plurinominale, già molto esteso con la precedente ripartizione dei seggi, resta invece il medesimo (vale a dire un maxi-territorio delle province di Bologna, Ferrara, Ravenna, Forli-Cesena e Rimini) con 5 eletti.

La situazione a Forlì-Cesena

La provincia di Forlì-Cesena nel 2018 ha eletto ben 4 parlamentari: Jacopo Morrone (Lega), Marco Di Maio (ora in Italia Viva), Simona Vietina (Forza Italia, ora nel Misto), Carlo Ugo De Girolamo (eletto nel M5S ora in Coraggio Italia). La pattuglia potrebbe ridimensionarsi, e non di poco. Resta forte la candidatura di Jacopo Morrone, leader della Lega romagnola, nonostante una fronda a Rimini che lo abbia contestato per il magro risultato alle ultime elezioni comunali. E' stato sottosegretario alla Giustizia nel governo giallo-verde (il Conte I) ed è molto vicino al segretario Matteo Salvini. Il centro-destra, rispetto a 5 anni fa, deve fare spazio a candidature non di bandiera di Fratelli d'Italia e il collegio viene giudicato contendibile. Qui potrebbe inserirsi quindi la candidatura di Alice Buonguerrieri, coordinatrice provinciale del partito della Meloni. Da considerare anche le esigenze di equilibri di genere. 

Nell'ambito del centro-sinistra per Marco Di Maio difficile pensare ad una ricandidatura in un collegio uninominale (in caso di alleanza Pd-Italia Viva), in quanto il voto diretto potrebbe punirlo nella base elettorale Pd che notoriamente non ama Matteo Renzi, nonostante un  consenso personale trasversale di Di Maio. Più possibile, invece, la sua candidatura come capolista in un collegio plurinominale. Nell'ambito del centro-sinistra la candidatura più forte della provincia di Forlì-Cesena è senza dubbio quella dell'ex presidente della Provincia Massimo Bulbi, espressa con forza dalle federazione Pd cesenate. Il collegio in questo caso è unico con Forlì, per cui il Pd forlivese dovrebbe accettare in forza del fatto che Bulbi è storicamente legato al segretario nazionale Enrico Letta, essendogli restato "fedele" anche nel momento più buio, quando venne disarcionato dal governo da Renzi. Il Pd forlivese potrebbe contro-proporre la candidatura del segretario territoriale Daniele Valbonesi. Una soluzione potrebbe essere che Bulbi, se eletto, lascerebbe l'attuale incarico di consigliere regionale, facendo scattare il primo dei non eletti che è il forlimpopolese Paolo Zoffoli, dando così un "posto al sole" anche per il Pd forlivese.

La situazione a Ravenna

La provincia di Ravenna è un unico collegio uninominale per la Camera dei Deputati. Essendo un collegio più "rosso" degli altri della Romagna, è accreditata una vittoria del centro-sinistra. Diversi i nomi ventilati: dall'uscente Alberto Pagani (però con già due mandati alle spalle) all'assessore regionale Andrea Corsini (che però potrebbe restare a Bologna in vista della successione a Stefano Bonaccini) e all'ex assessore Ouidad Bakkali, senza dimenticare il segretario provinciale Alessandro Barattoni e la consigliera regionale Manuela Rontini.  Per quanti nomi si fanno nel centro-sinistra per quello che viene quasi considerato un collegio "blindato", nel centro-destra invece non filtrano per ora sfidanti. Il centro-sinistra, invece, per il collegio del Senato si deve contendere la candidatura con il Pd di Ferrara, dove ci sono molti esponenti di rilievo nazionali. Sono ferraresi il ministro della Cultura Dario Franceschini e quello dell'Istruzione Patrizio Bianchi. E' possibile che le personalità di spicco del partito nazionale alla fine vengano candidate nelle posizioni buone dei listini plurinominali e il collegio uninominale scelto dalla federazione di Ravenna. Possibile, in tale contesto, anche un eventuale candidatura di Vasco Errani, in una logica di equilibri di coalizione.

La situazione a Rimini 

Rimini esprime un candidato all'uninominale della Camera dei Deputati per la sua provincia, mentre potrebbe essere di suo appannaggio anche la candidatura nel collegio uninominale del Senato (in coabitazione con Forlì-Cesena), per effetto di una sua supposta maggiore forza contrattuale e nel Pd regionale, nonché per il risultato nelle ultime due tornate elettorali locali (il Pd ha vinto al primo turno a Rimini e riconquistato Riccione). Entrambi i collegi sono contendibili tra centro-destra e centro-sinistra. Il nome più accreditato, quasi scontato, è l'ex sindaco Andrea Gnassi, che a Rimini godrebbe di un buon consenso personale, ma c'è anche la presidente dell'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna Emma Petitti. Il centro-destra potrebbe porre come sfidante o l'uscente Elena Raffaelli (Lega) o l'ex sindaco di Coriano Domenica Spinelli (per Fratelli d'Italia) oppure ancora l'ex sindaca di Riccione Renata Tosi. Più debole, invece, una ricandidatura di Antonio Barboni, di Forza Italia.

I listini plurinominali

Papabili per una posizione nel listino uninominale ci possono essere lo stesso Morrone, per la Lega, e Galeazzo Bignami, bolognese ma molto vicino alle questioni romagnole di Fratelli d'Italia. Entrambi vantano di aver fatto solo un mandato in Parlamento. Il Pd, come fatto nel 2018, potrebbe utilizzare la parte proporzionale del voto per garantire, come "paracadutati" da fuori territorio, un posto in Parlamento ad attuali deputati, senatori e dirigenti di partito più in vista. Infine il M5S: i grillini non potendo ambire a vincere un collegio uninominale - dato lo scarso risultato elettorale al quale i sondaggi li inchiodano - hanno però chance di eleggere parlamentari nei listini proporzionali. Se il limite dei due mandati è per il padre del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo "luce nelle tenebre", allora dovrebbe finire qui l'avventura in Parlamento di Giulia Sarti, giunta alla fine del secondo mandato. Invece il riminese Marco Croatti termina il primo mandato e quindi, in teoria, potrebbe aspirare ad una ricandidatura.

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