Pd forlivese senza posti in Regione, Valbonesi: "Saranno anni di lavoro duro. Ragionare sul Pd della Romagna"

Ad analizzare la situazione, dopo il dibattito anche all'assemblea territoriale della federazione Pd di lunedì sera, è il segretario Daniele Valbonesi, eletto lo scorso ottobre

Dal punto di vista amministrativo è un Pd forlivese quanto mai in affanno quello che esce dalle elezioni regionali. In circa un anno, infatti, il Pd si trova senza il sindaco di Forlì, senza parlamentare locale (con l'uscita di Marco di Maio verso Italia Viva di Renzi) ed ora, dopo il voto del 26 gennaio scorso senza alcun rappresentante in Regione, né in Consiglio, né in Giunta. Ad analizzare la situazione, dopo il dibattito anche all'assemblea territoriale della federazione Pd di lunedì sera, è il segretario Daniele Valbonesi, eletto lo scorso ottobre. “Ci attendono mesi, anni di duro lavoro. Ricostruire le connessioni coi cittadini è un lavoro lungo”, commenta Valbonesi.

Che analisi fa del risultato delle elezioni Regionali dello scorso 26 gennaio?
“Queste elezioni vedono la ripresa del Pd nel forlivese, dopo le elezioni 2019. Alle elezioni regionali qui ha vinto la coalizione di Bonaccini. La formazione della giunta ha visto il territorio forlivese escluso, così come lo è stato dall'assemblea, anche se il collegio è provinciale e va quindi visto nella sua interezza. Incontreremo gli eletti in consiglio regionale della nostra provincia, cioè coloro che possono presentare le nostre istanze a Bologna. Dobbiamo ripartire, la ferita della sconfitta al Comune di Forlì è ancora viva e ci attendono mesi e anni di duro lavoro”.

Lunedì sera si è riunita l'assemblea territoriale, che conclusioni ne avete tratto?
“Si sono riuniti gli organismi, sia l'assemblea territoriale che la direzione, nella discussione è emersa la volontà di andare avanti ed è stata riconfermata la fiducia al segretario, A differenza di quello che oggi la politica ci trasmette, bisogna lavorare senza fretta perché ricostruire connessioni coi cittadini è un lavoro lungo. Da parte nostra c'è questa volontà e impegno di coinvolgere quelle aree della società che si sono allontanate da noi”. 

Il rinnovo della fiducia presuppone che qualcuno l'abbia messa in dubbio?
“Io stesso ho chiesto all'assemblea di discutere anche del mio ruolo, bisogna mettersi sempre a disposizione degli organismi. Non c'è stata una votazione però”.

Nella sua relazione ha fatto riferimento a 'sabotaggi'. Cosa intendeva?
“Intendo dire che va recuperata unità nel partito, se no ogni giorno c'è un motivo e un pretesto di fibrillazione”.

Ha sentito Bonaccini sulla mancata nomina di un assessore del territorio?
“Mi sono sentito spesso col presidente Bonaccini e avremo modo di vederci. E' evidente che ogni  territorio vorrebbe essere rappresentato,  ma non è da oggi che Forlì è assente dalla giunta regionale, sono 25 anni che questo accade. Capisco anche, però, i molteplici equilibri di cui il presidente deve tenere conto. Noi abbiamo espresso una rosa di persone che il nostro territorio poteva esprimere, non sono state accettate. Bonaccini non deve spiegare perché non c'è qualcuno o c'è qualcun altro, come è normale quando si formano le giunte. Intendiamo invece coprire il vuoto di rappresentanza con un'azione politica più forte e incisiva”. 

Il Pd ha avuto un trend di recupero, ma rispetto ai territori vicini, Forlì è quello in cui recupera meno. E' cresciuto delle 0,8% rispetto alle Europee, ma in termini assoluti sono circa 1.300 voti in meno. Invece nelle città vicine son percentuali più alte, dal 3 al 6% in più, e crescono i voti anche in termini assoluti, a Rimini per esempio il Pd ne ha conseguiti 4.500 voti in più. Non è andata proprio bene...
“Negli ultimi due anni si sono acuite delle difficoltà, di cui dobbiamo farci carico e superare le ferite. A Forlì ci sono questioni contingenti: dalla sconfitta alle Comunali al successo della lista Bonaccini, che qui è forte con il parlamentare di Italia Viva eletto col Pd che portava acqua. Ma il  Pd ha recuperato in 13 comuni su 15, c'è un inversione di tendenza”.

Forse col senno del poi, sono stati sbagliati i candidati?
“Ci siamo dati un metodo uniforme a livello regionale per sceglierli ed è stato rispettato. Non ci ha favorito doverne scegliere tre, ma questo fatto è figlio di una situazione per la quale le federazioni di Forlì e Cesena dovranno trovare un altro metodo, perché la suddivisione tra 3 e 2 svantaggia di volta in volta o l'uno o o l'altro. Si potevano trovare formula diverse? Una donna e due uomini? Altri candidati? Si potevano fare tante cose, ma parliamo di 99 voti di scarto (quelli tra il candidato Paolo Zoffoli, espresso dal forlivese, e Massimo Bulbi, espresso dal cesenate, ndr)". 

La Romagna è sotto-rappresentata in Consiglio e in Giunta Regionale. 
“La poca rappresentanza romagnola non deriva da una legge elettorale fatta male, in ogni elezione incide il sistema elettorale. Questo ci può dare la spinta a metterci assieme e a far valere le istanze ragionando come Romagna, come abbiamo fatto con Romagna Acque, Ausl unica e come fanno anche per esempio le organizzazioni di categoria, Legacoop e tra un po' anche Confcooperative. Anche come Pd dovremmo ragionarci, anche se non c'è alcun confronto in atto. Per me il Pd della Romagna è una cosa da fare ed è arrivato il momento per farlo”.

Ha detto che ripartirete dalle azioni politiche. Bonaccini nella sua chiusura della campagna elettorale a Forlì si è speso anche sulla chiusura dell'inceneritore. Voi farete da pungolo?
“Bonaccini ha fatto un ragionamento secondo cui l'aumento della raccolta differenziata comporta la diminuzione dei rifiuti indifferenziati e questo inevitabilmente porta alla riduzione degli inceneritori. Si è già partiti da Ravenna, che aveva il termo-valorizzatore più obsoleto. Dobbiamo lavorare perché questo processo continui e ottenere qualcosa di concreto anche sul nostro territorio”.

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Insediamento di Medicina all'Università a Forlì, il vostro candidato sindaco Calderoni ha espresso delle posizioni critiche molto nette. Con queste, se fosse stato eletto sindaco, avrebbe modificato radicalmente l'impostazione del progetto fatta dall'ex sindaco Drei. Invece Zattini ha lavorato più sulla continuità. Non sarebbe stato un problema?  
“Medicina è una grande opportunità per il nostro territorio e anche lunedì il gruppo consigliare del Pd si è astenuto non sull'obiettivo ma sulla scelta dell'amministrazione relativa alla procedura per raggiungerlo. Forlì ha scelto una procedura diversa da Ravenna (una delibera di variazione di bilancio e non una di indirizzo politico, meno vincolante, ndr). Abbiamo proposto un emendamento per allinearci alla posizione analoga fatta dal Comune di Ravenna, ma non è stato recepito. Su alcune posizioni di Calderoni abbiamo già espresso il nostro dissenso in passato, ma rilevo che il gruppo consigliare ha lavorato per portare tutte le opposizioni su un'astensione benevola piuttosto che dividere la minoranza”.

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