Elezioni regionali, Forza Italia organizza un convegno con i medici: "Spieghiamo le cose che non vanno"

Modera il dibattito Fabrizio Ragni, coordinatore comunale di Forza Italia Forlì e porterà i saluti il sindaco Gian Luca Zattini

Sabato alle 10.30, all'Istituto Salesiano Orselli, in Via Episcopio Vecchio 9, si terrà il convegno dal titolo "Regione Emilia-Romagna: sanità d'eccellenza?", un evento promosso dal coordinamento comunale di Forza Italia. Interverranno Germano Pestelli, medico chirurgo specialista in riabilitazione; Alberto Zaccaroni, medico e direttore chirurgia endocrina Forlì; Simona Vietina, deputato di Forza Italia; Luca Bartolini,  vicecoordinatore regionale vicario di Forza Italia; Vanda Burnacci, candidata di Forza Italia alle regionali 2020. Modera il dibattito Fabrizio Ragni, coordinatore comunale di Forza Italia Forlì e porterà i saluti il sindaco Gian Luca Zattini.

"Più volte negli ultimi anni, nel corso della mia attività politica ed amministrativa, ho ribadito che l’Ausl unica ha fallito - esordisce Ragni -. Pensiamo soltanto ai  tempi lunghi delle liste d’attesa per alcuni esami e visite specialistiche e dei tempi di attesa per ricoveri ed interventi chirurgici; ai tagli ai posti letto in discipline fondamentali stante l’invecchiamento della popolazione come la lungo degenza; alle chiusure dei Cup periferici  e la soppressione dei Punti nascita in tutta la regione; al depotenziamento ed alla trasformazione degli ospedali dei piccoli centri di periferia nei cosiddetti ospedali di comunità e nelle Case della Salute che ben presto mostreranno tutti i loro limiti".

"La sanità è d’eccellenza se si prende in carico il cittadino dalla culla alla morte - afferma Pestelli, già primario ospedaliero a Forlì, attualmente impegnato nella organizzazione mondiale della sanità operando nei Paesi più poveri e ad Amatrice e nel centro Italia colpito dal terremoto -. In Emilia Romagna c’è una buona sanità ma abbastanza settorializzata. Le scelte strategiche sono state prese in Regione che ha puntato tutto sugli ospedali , dimenticando i territori, scelta che ha determinato la chiusura degli ospedali periferici. Chi ha i soldi si arrangia, ma le fasce più deboli sono penalizzate, se  si dimettono dagli ospedali persone che a casa non possono essere adeguatamente assistite si crea un corto circuito".

“Quando a Forlì si sono tagliati i posti letto ci si disse che questa scelta sarebbe stata compensata da un aumento dei servizi nei territori periferici , nelle vallate, ma così non è stato - afferma Brunacci -. Le case della salute hanno dato una risposta parziale. Mentre si dovrebbero seguire politiche sanitarie differenziate per:  giovani, bimbi e anziani, e ulteriormente differenziate tra anziani sani, anziani malati e non autosufficienti. Dovremmo fornire risposte differenti tra queste tre categorie. E’ importante che vi sia un raccordo effettivo, un’integrazione, fra servizi offerti, anche nel rapporto tra sanità pubblica e privata. Si devono aiutare le famiglie, supportarle con assegni di cura, con l’assistenza domiciliare. Per gli anziani penso , al di là delle realtà già esistenti, alla creazione di piccole strutture di accoglienza, a centri diurni che ricreino un ambiante familiare".    

"L’Ausl Romagnola di ‘unico’ ha solo il nome, mentre esprime soprattutto una matrice emiliano centrica - sostiene Vietina -. o penso ad una programmazione chiara e seria, che coinvolga davvero i territori e che risponda realmente ai bisogni dei cittadini. Ma così non è. Il problema è direzionale e i Comuni, soprattutto quelli piccoli, restano completamente inascoltati. E le lunghe liste di attesa per gli interventi chirurgici (tre anni per un’ernia la disco, un anno per una visita endocrinologica)  che si accumulano anno dopo anno, testimoniano le evidenti difficoltà della Ausl Romagna a garantire efficienza e risposte in tempi brevi ai cittadini".

"Per noi sono da mettere sotto accusa i costi degli apparati  burocratici e dei livelli dirigenziali amministrativi, rafforzando semmai l’apparato medico-infermieristico che rimane carente, chiedendo  di rafforzare e incrementare il personale dei pronto soccorso.  Perché ad oggi la sanità pubblica, gestita su scala ragionale da amministratori Pd, ha visto un  drastico risparmio sui servizi a danno degli utenti e soprattutto delle fasce deboli. Con i tagli ai posti letto che si sommano ai tagli al personale e la carenza d’organico, associata al blocco del turn over, ha di fatto peggiorato le condizioni di lavoro degli stessi operatori della sanità, personale medico e paramedico", concludono i berlusconiani. 

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