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Domenica, 14 Agosto 2022
Politica

Elezioni, Sinistra per Forlì: "Se Sel collaborava ora eravamo in Consiglio"

"Il dato più evidente è che se SEL avesse voluto condividere, come con l'Altra Europa con Tsipras, un percorso unitario e di rinnovamento avremmo probabilmente raggiunto l'obbiettivo della rappresentanza"

“Il dato più evidente è che se SEL avesse voluto condividere, come con l’Altra Europa con Tsipras, un percorso unitario e di rinnovamento avremmo probabilmente raggiunto l’obbiettivo della rappresentanza in Consiglio Comunale”: è l'amara analisi elezioni Amministrative ed Europee di Lorenzo Ghetti della Sinistra per Forlì, la lista che fa riferimento a Rifondazione Comunista.

Agli elettori Ghetti esprime un ringraziamento “in modo sentito a tutti i cittadini che hanno votato Sinistra per Forlì, un’esperienza importante che porteremo avanti, con convinzione e dedizione, nonostante il limitato risultato elettorale. Non era facile entrare in Consiglio Comunale ma abbiamo dimostrato di avere sia le capacità per trovare delle soluzioni ai problemi della città sia una visione di lungo periodo per Forlì. Di certo, questo è solo l’inizio di un percorso di una lista e di un gruppo che vuole rappresentare, anche a livello comunale, gli interessi dei ceti più deboli della società e che ha l’ambizione di unire la sinistra forlivese rinnovando il modo di fare politica e di confrontarsi con i cittadini”.

“La straordinaria esperienza di questi mesi ha fatto emergere un collettivo con enormi potenzialità, giovane, entusiasta di interessarsi al Bene Comune, competente e appassionato, con il quale, nei prossimi anni, non ci si potrà non rapportare. Sinistra per Forlì ha ottenuto 839 voti, che corrispondono all’1.4%. Pochissimi se si pensa alle energie spese in questi mesi, tantissimi se si pensa che il nostro è un progetto nuovo che deve ancora allargarsi, radicarsi nel territorio e consolidarsi nel tempo. Occorre ripartire da questi risultati e intensificare le lotte nelle fabbriche, nelle università, nelle strade, tra la gente. Questo deve essere il nostro baricentro politico, l’urna elettorale serve solo a darci un metro di giudizio per prendere consapevolezza delle nostre forze e delle nostre lacune, e da queste organizzarci per una lotta consistente ed incisiva”.

“Non basta più, purtroppo, elargire un ottimo programma, che trasforma “slanci utopistici” in proposte concrete e realizzabili. Questo voto, sia a livello europeo che a livello locale, ci dice chiaramente che il mondo sta spostandosi a destra. L’avanzata delle destre estreme xenofobe e reazionarie fa paura, così come fa rabbia il ritorno di una Lega Nord che sembrava già esaurita da qualche anno e avvitata negli scandali della famiglia Bossi, ma che in questo momento meglio interpreta il malcontento dei cittadini, trasformatosi in un sentimento di odio, razzismo e fobia. È un voto di destra - ahinoi - il voto ad un Partito Democratico che non rappresenta la fascia più debole della società ma gli interessi dominanti. È un voto conservatore, di chi pensa che lo status quo sia sempre meglio di quello che potrebbe venire. Noi pensiamo che il futuro sia da costruire e lo si fa soltanto attraverso una critica strutturale al sistema in cui viviamo, una critica che possa trasformarsi in una concreta proposta di uscita dalla crisi per un modello economico diverso, che non mercifica l’uomo”.

“Chi si scaglia contro i poteri forti e non fa una critica al sistema, ma vorrebbe distruggere per poi mettersi a capo della distruzione, è destinato a sparire, e il M5S ne è l’esempio più eclatante. E probabilmente è una storia già conclusa, che ha vissuto momenti di apice e poi di declino sempre a seconda dei risultati elettorali. Questo la dice lunga su un movimento che è diventato un contenitore di voti per poi arrivare al punto di non sapere che farsene. Ecco perché crediamo che ci sia lo spazio necessario a sinistra per creare una “Syriza italiana” partendo dal 4% della Lista Tsipras. E anche a livello locale, a maggior ragione, dovrà essere ascoltata e accolta la nostra proposta di unità della sinistra radicale, perché a questo punto si va avanti e ci si salva tutti insieme e non ognuno per conto proprio”.

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