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Elezioni, sinistra spaccata. Pcl contro Rifondazione: "Siete un ferro vecchio"

La sinistra radicale si spacca: il Partito comunista dei lavoratori attacca Rifondazione, che oltre 2 settimane fa aveva proposto una “lista unitaria della sinistra”

La sinistra radicale si spacca: il Partito comunista dei lavoratori attacca Rifondazione, che oltre 2 settimane fa aveva proposto una “lista unitaria della sinistra”, tramite il segretario Nicola Candido. Ma il Pcl va giù pesante: “L’appello è condito da banalissime quanto ipocrite dichiarazioni di voler “cedere sovranità” per “sganciarsi dalle liturgie politiciste ed avventurarsi in mare aperto”: certo, non è più la Rifondazione di 10-15 anni fa che veleggiava su percentuali di voto a due cifre, ora che il Prc, a furia di tradimenti, compromissioni e svendite è finito come “non pervenuto” nei sondaggi elettorali, se ne esce con questa pantomima del “cedere sovranità”, per “ripartire dal basso””.

“Il tutto senza trarre alcun bilancio sulle disastrose politiche di collaborazione di classe adottate dal PRC nel recente passato, quando stava comodamente seduto negli scranni di governo (con tanto di ministro, tra l’altro attuale segretario del partito, Paolo Ferrero), assicurando i propri determinanti voti all’esecutivo Prodi, che poteva così portare avanti le spese militari e le conseguenti guerre all’estero, ed in patria altre mirabili misure “di sinistra” (o per meglio dire “sinistre”) quali, per esempio, il taglio delle tasse che gravano sui padroni (IRES-IRAP, la nota vicenda del “cuneo fiscale”), che fu la più grande riduzione fiscale per industriali e banchieri che questi poterono ottenere in un colpo solo in tutta la storia della Repubblica”, sostiene il Pcl.

“È il PD che ha liquidato il PRC, non il contrario, tanto è vero che in quelle città o regioni dove il PD ha ancora il buon cuore di fungere da autobus per il PRC per entrare nelle istituzioni, i 'rifondaroli' si guardano bene dal rompere gli ormeggi – si legge nella nota - E qui la fiducia nella sincerità dell’appello, già compromessa dalla rimozione di un passato scomodo col quale non si fanno i conti, al quale si aggiunge la non linearità persino nel presente, è definitivamente venuta meno”.

“Insomma compagni, ci spiace segnalarvelo, ma siete diventati (dal punto di vista politico, non personale, va da sé) un ferro vecchio, inservibili sia al movimento operaio sia alla borghesia.
I lavoratori vi hanno voltato le spalle perché non avete ottenuto le riforme che promettevate loro ad ogni campagna elettorale, e la borghesia non ha più bisogno di voi come parafango delle lotte, siccome non ha più nulla da dare ma solo da togliere, e ha deciso che è arrivato il momento di sfondare, se non vuole vedere intaccati i propri margini di profitto, andando giù duro, senza più parafango.  Perché è questione di vita o di morte, nel senso letterale del termine, non c’è più margine di trattativa, il momento è cruciale. O il movimento operaio si apre una breccia, trainandosi dietro gli altri settori sfruttati della società (inclusi i ceti medi in via di proletarizzazione) o i capitalisti riporteranno indietro le lancette del lavoro salariato alle condizioni ottocentesche.  Il bivio non è più tra “riforme o rivoluzione”, ma tra “reazione o rivoluzione”, in fin dei conti tra “socialismo o barbarie””.

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