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"Aeroporto verso la chiusura. Inutile dare la colpa al Governo"

Con queste parole Petroni (FLI) Responsabile Regionale delle donne e Candidata alla Camera dei deputati commenta l'attuale diatriba sulle recenti dichiarazioni del Ministro uscente Passera

“La questione dell'Aeroporto di Forlì non può e non deve essere strumentalizzata e gestita in questa campagna elettorale per addossare colpe al governo Monti e alle sue scelte  largamente condivisibili, in termini di razionalizzazione degli scali a livello Nazionale”. Con queste parole Petroni  (FLI) Responsabile Regionale delle donne e Candidata alla Camera dei deputati commenta l'attuale diatriba sulle recenti dichiarazioni del Ministro uscente Passera le quali avrebbero anticipato la possibile e futura chiusura dello scalo Forlivese per la sua non strategicità in ambito Romagnolo vista la presenza del Felllini di Rimini ritenuto più funzionale per la sua vocazione turistica in un contesto dove il turismo è una delle principali voci di entrata.

“Vorrei puntualizzare una cosa - dice Petroni-  la presenza di un aeroporto a Forlì, gestito in maniera razionale, efficiente e senza ulteriore dispendio di denaro pubblico e con una precisa vocazione che si distinguesse una volta per tutte da quella di Rimini e Bologna sarebbe di utilità e crescita  per il tessuto economico del nostro territorio. La chiusura dello scalo non è di certo auspicabile, ma nemmeno una continua ricapitalizzazione a spese della collettività senza certezza alcuna  sull'esito futuro  del bando in essere. Quest'ultimo, come da recente proroga visto che scadeva a dicembre, terminerà il prossimo 4 febbraio, questo sta a significare  non solo che non si è riusciti  a trovare da ottobre a oggi  un privato interessato, ma anche che per le nostre casse locali vi sono stati ulteriori esporsi di denaro pubblico  per il solo e stretto  mantenimento in vita dello scalo. L'eventuale chiusura dell'aeroporto di Forlì non è figlia di scelte del governo Monti ma di politiche attendiste protrattesi nel tempo, era prevedibile che certe politiche fossero state adottate per allungare i tempi e far arrivare la questione ad un punto di non ritorno”.

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